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	<title>Andrea Ciprandi</title>
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		<title>Andrea Ciprandi</title>
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		<title>Luoghi del cuore</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 15:23:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andreaciprandi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[mio articolo da TORO NEWS del 14 febbraio 2012 Ci sono alcuni elementi distintivi di un club che resistono al tempo. Arrivano a far parte integrante della squadra al punto che in certi casi le sopravvivono. Sono i colori, i nomi e i luoghi &#8211; a volte però anche i cosiddetti luoghi del cuore, laddove [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreaciprandi.wordpress.com&amp;blog=14498625&amp;post=932&amp;subd=andreaciprandi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>mio articolo da TORO NEWS del 14 febbraio 2012</strong></p>
<p>Ci sono alcuni elementi distintivi di un club che resistono al tempo. Arrivano a far parte integrante della squadra al punto che in certi casi le sopravvivono. Sono i colori, i nomi e i luoghi &#8211; a volte però anche i cosiddetti luoghi del cuore, laddove la territorialità assume un ruolo centrale se non addirittura imprescindibile.</p>
<p>I colori sono quelli che, soprattutto oggi che gli sponsor tecnici esercitano un potere dittatoriale, si ritrovano più sugli spalti, addosso ai tifosi, che in campo sulle maglie di chi è chiamato a tener viva una tradizione partita dopo partita. A volte sono quelli che ancora appartengono ai club, altre quelli che essi avevano agli albori e che oggi vengono portati con animo ribelle da alcuni appassionati. Evidenti sono i riferimenti a un passato rimpianto ancorché forse mitizzato nell’esibizione di sciarpe giallonere e gialloverdi da una frangia di sostenitori insoddisfatti delle attuali proprietà rispettivamente di Torino e Manchester United. Ed è in presenza di manifestazioni come queste che appare evidente come lo spirito di chi ama una squadra abbia ben poco a che vedere con la conduzione societaria &#8211; che tocca ad altri e può molto nel concreto ma molto poco in tutto il resto.</p>
<p>Anche i nomi hanno importanza, ma a volte finiscono per non contare nemmeno troppo. Molte sentenze hanno cancellato altrettante denominazioni sociali imponendone di nuove, ma è sempre stato chiaro che in fondo si trattava dei medesimi club.</p>
<p>Minacciati più di qualsiasi altro elemento caratteristico di una squadra sono però i luoghi, perché non possono essere indossati come i colori né fatti vivere come un nome, semplicemente menzionandoli. Di fronte alla loro esistenza o meno, infatti, l’iniziativa individuale non sempre può. E’ chiaro che nel corso di almeno un secolo di vita che ormai ha la maggior parte dei club di tutto il mondo si possa aver cambiato campo, talora anche più volte. Come e perché, però, fanno la differenza. E in alcuni casi si deve parlare di una vera e propria violenza subita dal popolo, perché di questo si tratta, che si identifica in un dato club.</p>
<p>In Italia l’esempio più evidente è quello del Filadelfia, il cui passato è noto a tutti ma il cui futuro, vergognosamente dopo tanti anni dalla sua pressoché totale demolizione, ancora oggi si può solo intravvedere. Fa però piacere pensare che, qualsiasi cosa sia successa o stia per succedere, questo luogo continua a vivere attraverso l’affetto di tutti i granata (oltre che le braccia dei volontari che lo accudiscono) ed è destinato a risorgere. Non è quindi perduto.</p>
<p>All’estero invece esistono campi storici che vanno considerati veri e propri capitoli chiusi. Si potranno recuperare immagini e filmati, si potrà passeggiare per le strade che un tempo gli correvano attorno facendo uno sforzo per rivederli con la fantasia davanti ai nostri occhi. Ma niente più che questo. Sacrificati a favore di edifici o spazi pubblici e privati, non c’è speranza: non torneranno a vivere nemmeno ristrutturati.</p>
<p>Di seguito vi propongo, fra tante, le vicende legate ad alcuni stadi storici la cui sopravvivenza è o è stata minacciata, in alcuni casi negata. Nelle mie intenzioni questa presentazione ha una valenza anche simbolica, nel senso che ne menziono qualcuno per far pensare però a tutti.</p>
<p>A Buenos Aires, nel 1982, venne demolito il cosiddetto Gasometro in cui il San Lorenzo aveva giocato per quasi settant’anni anni, per la precisione dal 1916. La chiusura dell’impianto, voluta dalla dittatura di allora che aveva annunciato stravolgimenti urbanistici che poi non furono mai attuati, era già avvenuta nel 1979 e da allora ci sarebbero voluti altri quattordici anni perché il club rossoblù trovasse una nuova e fissa dimora: l’Estadio Pedro Bidegain eretto a Bajo Flores, detto Nuevo Gasometro nel tentativo di lenire una ferita ancora aperta provando a convincere la gente che si intendesse garantire continuità storica col passato. Nessuno però c’ha mai creduto, tanto più che questa trovata non servì nemmeno a lenire un dolore ben più acuto di quanto si possa immaginare: si trattò non solo di rinunciare a un campo da calcio, bensì di abbanonare un luogo altamente simbolico e tradizionale, legato anche ad altre attività sociali fra cui il ballo &#8211; con tante manifestazioni musicali che si tenevano regolarmente all’interno di una struttura che sorgeva nel cuore di una zona da sempre legata al tango (si pensi al testo del classico ‘Sur’, scritto e musicato rispettivamente da Homero Manzi e Anibal Troilo). Si dovette soprattutto cambiare quartiere, abbandonando quello che naturalmente appartiene al club e resta incluso nel suo nome che, per esteso, è San Lorenzo de Almagro &#8211; per la precisione, il Gasometro sorgeva a Boedo ma ai tempi questo barrio e Almagro erano integrati. Oggi, al posto di spalti da più di 75.000 posti e di un campo unico nel suo genere, enorme, più lungo e largo del Camp Nou del Barcellona, sorge un Carrefour&#8230; Del Gasometro non c’è nemmeno più il caratteristico scheletro di legno e alluminio, o anche solo parte di esso come nel caso del Filadelfia; nessun appiglio al passato, per malinconico e struggente che possa essere. Ma i tifosi del Cuervo non mollano e già da tempo hanno intrapreso una dura lotta che termineranno solo quando si potrà fare ritorno a casa. Esistono numerose associazioni impegante nella cosiddetta ‘vuelta a Boedo’ e una commisione governativa incaricata di seguirne la vicende, che sta esaminando la richiesta di esproprio del terreno su cui è stato costruito il supermercato le cui insegne hanno beffardamente gli stessi colori del club. In attesa di una sostanziosa iniezione di denaro da parte del neopresidente, Abdo, grazie alle donazioni di alcuni tifosi facoltosi fra cui l’attore Viggo Mortensen è già stata acquisita parte dell’isolato che si sta cercando di recuperare nella sua interezza. Ci sono anche le raccolte di firme, un po’ ovunque a Buenos Aires, e le marce popolari: a quella di quarantamila persone dello scorso anno ne seguirà, il prossimo marzo, una seconda a cui presumibilmente parteciperanno in centomila – ai quali sta chiaramente a cuore la propria squadra ma che, indirettamente, perorano la causa dello sport tutto.</p>
<p>In Inghilterra invece, tutti hanno ancora negli occhi lo scempio del rifacimento di Wembley con annessa la demolizione delle sue due storiche torri. Adesso, poi, è a rischio non solo di abbandono ma addirittura abbattimento niente meno che Anfield, inaugurato nel lontano 1884 e casa del Liverpool da quando nel 1892 l’Everton, suo originario tenutario, si trasferì a Goodison Park e si procedette allora alla fondazione di un nuovo club, appunto i Reds, che potesse mantenere in vita il calcio su quel campo. Un fatto analogo era accaduto già a Sheffield quando il Wednesday inaugurò Olive Grove e nel suo vecchio stadio, Bramall Lane, di lì a poco s’insediò il neonato United. A Liverpool, però, il rischio di insulto alla storia è doppio perché in pericolo c’è anche lo stadio dell’Everton. Da anni infatti si parla della costruzione di un nuovo stadio a Stanley Park, lo spazio verde che separa i due impianti cittadini; e una delle ipotesi è che lì possano giocare in futuro non soli i Reds ma anche i Toffeemen, andando clamorosamente contro la tradizione britannica che nel corso dei secoli, ormai si può dire, ha visto pochissimi casi di condivisione di un unico stadio. Anfield può essere più famoso nel mondo per via delle tante vittorie del Liverpool, ma Goodison Park mantiene un grande fascino oltre che per la sua oggettiva e britannica bellezza anche per via della chiesa autenticamente incastonata fra gli spalti e la sepoltura data alle ceneri di un migliaio di tifosi sotto il campo. Quel che è certo è che si tratta di due autentici templi del calcio, al di là di ogni retorica, che non meritano di essere rimpiazzati da un semplice monumento alla modernità &#8211; soprattutto nel caso in cui venisse scelto il progetto del doppio stadio gemello, un mostro costituito da due impianti siamesi accostati in mezzo al parco. A cosa sarebbe degli attuali stadi, poi, meglio non pensare.</p>
<p>La speranza è che in Inghilterra non si ripetano scempi come quello della demolizione di Highbury a favore di uno dei tanti stadi di nuova concezione. L’Emirates è un impianto che può ragionevolmente piacere solo a due generi di appassionati: chi adora la modernità, perché è accogliente e funzionale come in Italia forse mai ce ne saranno, e a chi non conosce il passato. Il vecchio stadio è quello in cui nel 1934 giocò la Nazionale italiana neocampione del mondo, i cui giocatori si resero protagonisti di un&#8217;eroica rimonta da 0-3 a 2-3 contro l’inarrivabile Inghilterra di allora meritandosi a dispetto della sconfitta proprio il soprannome di Leoni di Highbury. Il suo fantasma giace a pochi isolati di distanza dal suo successore, reincarnato in un centro residenziale certamente da favola, realizzato addirittura seguendo le linee dei vecchi spalti e mantenendone intatta un’intera ala, ma la verità è che Highbury semplicemente non esiste più. Come Maine Road, che ha lasciato il posto a un simil Delle Alpi senza pista in cui lo spirito dei Citizens di Manchester non riesce a palesarsi come un tempo. Come The Dell di Southampton, la cui irresistibile asimmetria è stata rimpiazzata dalle linee nette e fredde di un nuovo stadio che onora l’origine del club solo attraverso il nome che porta, St Mary’s, che è quello del quartiere dove iniziò a giocare. Come il Sarrià di Barcellona, che dopo più di dieci anni di esilio dell’Espanyol allo stadio olimpico del Montjuic è stato rimpiazzato dal Cornellà-El Prat, tanto avveniristico soprattutto per l’ampio utilizzo di energie rinnovabili che vi si fa quanto anonimo, della stessa capienza del suo predecessore e soprattutto decentrato rispetto al quartiere ove sorgeva il campo di Italia-Brasile 3-2. O come il vecchio e caratteristico Atocha di San Sebastian, piccolo ma comunque teatro delle imprese del club basco per otto decadi prima che, negli anni Novanta, si trasferisse all’Anoeta che, basta dir questo, ha la pista da atletica. E come finirà, per rimanere alle piccole bomboniere, anche anche il Pittodrie di Aberdeen; più che centenario, sembra uno stadio del Subbuteo e presto sarà sostituito, qualche chilometro più a sud, dall’ennesima arena – che non sarà nemmeno più capiente come nel caso dei nuovi stadi testé menzionati, che con decine di migliaia di posti a sedere in più soddisfano l’enorme richiesta dei tifosi e di conseguenza garantiscono entrate extra ai club.</p>
<p>Desidero chiudere in bellezza, con un messaggio di speranza e positività. A Buenos Aires come a Torino si è forse giunti alla stretta finale. Dopo tante parole, dopo i tradimenti di personaggi di potere che si dicevano fedeli alla causa le cui finte promesse hanno fatto più male dell’indifferenza delle istituzioni, s’intravvede la luce alla fine di un tunnel lungo decenni. C’è anche l’auspicio che, dal punto di vista pratico, i vecchi stadi che si riuscirà a far rivivere e quelli che semplicemente subiranno una ristrutturazione possano essere (ri)progettati e (ri)costruiti bene come in molti altri casi si è già fatto, concedendo al passato il giusto rispetto attraverso interventi edilizi moderni ma anche ragionevoli ed equilibrati. La storia non si ferma e non merita rispetto solo quel che non c’è più: fra cent’anni si parlerà con ammirazione a prescindere anche di quel che si sta facendo oggi, ma questa è solo una ragione in più per farlo bene e possibilmente senza rompere col passato remoto. Perché se questo continua a vivere nel cuore della gente non si vede perché non debba essere rappresentato in tutto e per tutto, anche per mezzo dei cosiddetti luoghi del cuore.</p>
<br />Filed under: <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/category/da-toro-news-44/'>da TORO NEWS (44)</a> Tagged: <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/atocha/'>Atocha</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/filadelfia/'>Filadelfia</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/gasometro/'>Gasometro</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/highbury/'>Highbury</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/pittodrie/'>Pittodrie</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/sarria/'>Sarrià</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/stadi/'>stadi</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/toro-news/'>Toro News</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/wembley/'>Wembley</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/andreaciprandi.wordpress.com/932/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/andreaciprandi.wordpress.com/932/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/andreaciprandi.wordpress.com/932/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/andreaciprandi.wordpress.com/932/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/andreaciprandi.wordpress.com/932/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/andreaciprandi.wordpress.com/932/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/andreaciprandi.wordpress.com/932/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/andreaciprandi.wordpress.com/932/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/andreaciprandi.wordpress.com/932/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/andreaciprandi.wordpress.com/932/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/andreaciprandi.wordpress.com/932/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/andreaciprandi.wordpress.com/932/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/andreaciprandi.wordpress.com/932/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/andreaciprandi.wordpress.com/932/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreaciprandi.wordpress.com&amp;blog=14498625&amp;post=932&amp;subd=andreaciprandi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>River, sull&#8217;orlo di una crisi di nervi</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 18:04:15 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>mio articolo da VAVEL.COM di Madrid dell&#8217;8 febbraio 2012</strong></p>
<p>Non è iniziato bene, l&#8217;anno del River. Prima una serie di amichevoli dall&#8217;esito alterno, caratterizzata da due sconfitte contro il Boca che avrebbero pesato indipendentemente dal gioco più o meno bello prodotto ma sono oltretutto venute al termine di prove molto deludenti. Poi lo striminzito pareggio di campionato sul campo del modesto Almirante Brown.</p>
<p>Al termine del girone d&#8217;andata della B Nacional, quindi, la squadra di Almeyda si trova a due lunghezze dalla vetta che è sempre occupata dall&#8217;Instituto di Cordoba, ma anche a parimerito col Rosario Central che ha rosicchiato terreno e giusto altri due soli punti sopra il quinto posto, quello che non qualifica nemmeno agli spareggi per la promozione. Lasciando da parte il passaggio del turno in Copa Argentina, tre sconfitte nelle ultime otto partite di campionato e 7 punti persi degli ultimi 12 disponibili sono il sintomo di un malessere che può preludere al crollo. E l&#8217;impossibilità di trovare una formula giusta da parte del neotecnico aggrava la situazione, ancor più in prospettiva. Proprio lui, l&#8217;ex grande capitano della Banda, che era passato nel giro di poche settimane dal campo alla panchina, si ritrova adesso al centro di una polemica se non innescata certamente cavalcata da un idolo assoluto del club, Norberto &#8216;Beto&#8217; Alonso.</p>
<p>Vincitore di sette campionati, una Libertadores e un&#8217;Intercontinentale, campione anche del mondo con l&#8217;Argentina nel ‘78, l&#8217;eroe del titolo conquistato nel 1986 alla Bombonera in faccia agli Xeneizes al termine della famosa partita giocata con la palla arancione ha ravvisato il seme del male che sta affliggendo il River innanzitutto nel legame troppo stretto che Almeyda avrebbe con alcuni calciatori della rosa attuale &#8211; che sono anche suoi ex compagni di squadra avendo giocato assieme fino allo scorso giugno. Da esso, a suo dire, deriverebbe una gestione di poco polso di cui alcune scelte tecniche caotiche fatte di recente sarebbero la dimostrazione. Anche la stampa sta pressando il Pelado, ma ora come ora sembra che Passarella continui a considerarlo un condottiero senza macchia.</p>
<p>Alonso non ha avuto parole tenere nemmeno per il Chori Dominguez, prendendo così due piccioni con una fava. Da un lato infatti ha messo in discussione la capacità del giocatore di muoversi dietro le punte; dall&#8217;altra ha indirettamente sottolineato uno degli errori commessi da Almeyda al che gli ha affidato, sembra senza alcun dubbio circa la giustezza di questa soluzione, il ruolo di ispiratore della manovra avanzata.</p>
<p>Certo, è difficile andar contro al Beto considerata la qualità che aveva e il carisma che mantiene. Comunque la pensi, ogni sua analisi è sempre supportata da una conoscenza del gioco in generale e dell&#8217;ambiente riverplatense in particolare che è indiscutibile. Resta però il fatto che in frangenti come quello attuale sia importante anche sapersi compattare come gruppo. Per questo risulta quanto mai opportuna anche la replica di Dominguez, che ha auspicato una maggiore compattezza fra protagonisti diretti e indiretti della stagione del River e anche ricordato come molti dei giocatori di oggi stiano dando il massimo per rimediare a un disastro di cui non hanno la minima colpa essendo arrivati quando il danno era già stato fatto.</p>
<p>Pari e patta, insomma. Valgono sia le ragioni del Beto che quelle del Chori. Come va rispettato l&#8217;impegno di Almeyda, che tra infortuni e nuovi innesti sta cercando di assemblare al meglio una macchina che a Núñez vorrebbero già perfetta senza che però si sia trovato innanzitutto accordo su che motore debba avere, se da fuoriserie oppure riadattato a una categoria molto particolare in cui mai prima ci si era misurati. Ora però c&#8217;è una situazione da raddrizzare ed è il caso che dalle parole si passi ai fatti. All&#8217;allenatore tocca fare analisi puntuali e riordinare velocemente le idee, ai calciatori ritrovare la forma. A chi può solo commentare, invece, si chiede di trovare il modo migliore per sferzare il gruppo e soprattutto, laddove le cose migliorassero, di riconoscerlo. Dando per scontata la buona fede.</p>
<br />Filed under: <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/category/da-vavel-com-di-madrid-9/'>da VAVEL.COM di Madrid (9)</a> Tagged: <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/almeyda/'>Almeyda</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/alonso/'>Alonso</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/argentina/'>Argentina</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/dominguez/'>Dominguez</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/river-plate/'>River Plate</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/vavel-com/'>VAVEL.COM</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/andreaciprandi.wordpress.com/928/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/andreaciprandi.wordpress.com/928/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/andreaciprandi.wordpress.com/928/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/andreaciprandi.wordpress.com/928/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/andreaciprandi.wordpress.com/928/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/andreaciprandi.wordpress.com/928/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/andreaciprandi.wordpress.com/928/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/andreaciprandi.wordpress.com/928/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/andreaciprandi.wordpress.com/928/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/andreaciprandi.wordpress.com/928/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/andreaciprandi.wordpress.com/928/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/andreaciprandi.wordpress.com/928/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/andreaciprandi.wordpress.com/928/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/andreaciprandi.wordpress.com/928/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreaciprandi.wordpress.com&amp;blog=14498625&amp;post=928&amp;subd=andreaciprandi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Milionari e Millonarios</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 13:06:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[mio articolo da VAVEL.COM di Madrid del 3 febbraio 2012 A qualcuno potrà sembrare una banale considerazione su vicende che si prestano a facile retorica. Fatto sta che proprio quanto accaduto negli ultimi giorni conferma che il River ha temprato molti giocatori fedeli e devoti. Non tutti, ma di certo in numero maggiore rispetto ad [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreaciprandi.wordpress.com&amp;blog=14498625&amp;post=925&amp;subd=andreaciprandi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>mio articolo da VAVEL.COM di Madrid del 3 febbraio 2012</strong></p>
<p>A qualcuno potrà sembrare una banale considerazione su vicende che si prestano a facile retorica. Fatto sta che proprio quanto accaduto negli ultimi giorni conferma che il River ha temprato molti giocatori fedeli e devoti. Non tutti, ma di certo in numero maggiore rispetto ad altri club.</p>
<p>Dopo il ritorno di Cavenaghi e Alejandro Dominguez, che sei mesi fa si sono riuniti al club del cuore, di recente è stato il turno di Ponzio. Sono giocatori, questi, che hanno rinunciato a fior di quattrini in ragione di una scelta professionale e di vita molto insolita in un panorama di professionisti che come tali badano &#8211; pur legittimamente &#8211; innanzitutto al portafogli. Nelle ultime ore però il Chori Dominguez ha resistito a un&#8217;altra tentazione, l&#8217;ennesima, ribadendo la propria posizione al che ha rifiutato di fare una seconda esperienza al Rubin Kazan, squadra con cui aveva già giocato e vinto fra il 2004 e il 2007. Nemmeno otto milioni di euro per due anni l&#8217;hanno smosso.</p>
<p>Più o meno contemporaneamente, appena qualche centinaio di chilometri più a nord un altro &#8216;millonario&#8217; di razza, D&#8217;Alessandro, dava prova di altrettanta fermezza rimandando al mittente l&#8217;offerta da 10 milioni di dollari sempre per due anni fatta dei cinesi dello Shanghai Shenua. Resterà così all&#8217;Internacional di Porto Alegre, ai cui dirigenti è bastato provvedere a un ritocco del contratto, inevitabile in questo frangente, per trattenere un giocatore per la verità integrato al punto che aveva deciso di non lasciare il club già prima che si decidesse di premiare la sua fedeltà. Il Cabezon, poi, è risaputo che quando ai tempi tornò in Argentina e finì al San Lorenzo dovette fare buon viso a cattiva sorte in quanto, come ha tenuto a puntualizzare di recente, furono Astrada prima e Simeone poi a porre il veto sul suo rientro all&#8217;amata Núñez. Il tempo avrebbe poi dimostrato che la sua professionalità è intrisa di umanità, ovunque sia, e a beneficiare di questo suo modo di essere oggi è l&#8217;Internacional.</p>
<p>Stesso atteggiamento non si riscontra in altri due ex River che invece non hanno saputo resistere alle sirene dell&#8217;Oriente. Già qualche mese fa Dario Conca era passato da Rio e in particolare il Fluminense campione uscente del Brasile alla Cina, sedotto da un contratto quasi record di dieci milioni e mezzo di euro per tre anni. Adesso quindi è il turno di Hernan Crespo. Dopo i reiterati recenti &#8216;no&#8217; al River, in cui aveva mosso i primi i passi e dopo aver vinto da protagonista assoluto una Libertadores avrebbe potuto tornare per affetto se non per riconoscenza e tifo essendo dichiaratamente simpatizzante del San Lorenzo, si è commosso all&#8217;idea di lasciare il Parma (lecito, ma indicativo rispetto al disdegno verso la causa del club che l&#8217;ha lanciato in assoluto e non solo in Europa) per accettare il genere di offerta che evidentemente stava aspettando: 640.000 euro per un mini-torneo di due mesi in India, paese in cui di punto in bianco sembrano intenzionati a far crescere il gradimento per il calcio agli stessi ritmi della popolazione. Con lui sono stati assoldati, è proprio il caso di dirlo, altri campioni di grande richiamo ma anche una certa età, tra cui Fabio Cannavaro e Robbie Fowler. E nel loro gruppo potrebbe rientrare anche un altro ex River, quel Juan Pablo Sorin che come Crespo aveva vestito, dopo quella del River, anche la maglia della Lazio, ma che a differenza sua si è ritirato già nel 2009.</p>
<p>E&#8217; superfluo riconoscere che ognuno è libero di gestire a piacimento vita lavorativa e di conseguenza privata. E&#8217; altresì vero che molti giocatori si sono affezionati per motivi professionali a club di cui non erano tifosi da bambini &#8211; e che la fedeltà a un unico club, magari quello d&#8217;origine, è comprensibilmente difficile per campioni a cui si schiudono le porte dei ricchi e prestigiosi campionati d&#8217;Europa, con profitto loro e di chi li vende: qualche anno di qui dall&#8217;Oceano, quindi, lo si può fare e lo si fa. Considerato l&#8217;andazzo odierno del mercato, però, fa piacere riscontrare che non tutti agiscono allo stesso modo e che ad animare alcuni calciatori c&#8217;è lo stesso attaccamento ai colori che contraddistingue i tifosi più sinceri &#8211; a cui fatalmente non resta, al pari di tutti, che osservare quel che succede per poi farsene una ragione. Di tanto in tanto, evidentemente, gli appassionati hanno di che gioire. E quando non hanno motivo di rallegrarsi per scelte altrui che contrastano coi loro desideri e la loro visione del calcio, possono almeno capire di che pasta sono fatti certi idoli, veri o presunti che siano. Di base, questi sono tutti privilegiati e di soldi ne hanno già messi da parte. E più o meno liberi come sono di scegliere quel che vogliono, senza più affanni legati al benessere, ora più che mai se si parla di River è chiaro che ci sono semplici milionari e &#8216;millonarios&#8217;.</p>
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		<title>Argentina, aspettando il Clausura</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 19:30:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andreaciprandi</dc:creator>
				<category><![CDATA[da GIANLUCAROSSI.IT (54)]]></category>
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		<description><![CDATA[mio articolo da GIANLUCAROSSI.IT del 31 gennaio 2012, riproposto su VAVEL.COM di Madrid In Argentina sta per riprendere il calcio che conta. Dopo la tradizionale parentesi dei Torneos del Verano, cioè quelli dell’estate australe, nel giro di poche settimane ripartiranno tutte le categorie professionistiche. Quello in procinto di aprirsi è il secondo semestre consecutivo in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreaciprandi.wordpress.com&amp;blog=14498625&amp;post=919&amp;subd=andreaciprandi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>mio articolo da GIANLUCAROSSI.IT del 31 gennaio 2012, riproposto su VAVEL.COM di Madrid</strong></p>
<p>In Argentina sta per riprendere il calcio che conta. Dopo la tradizionale parentesi dei Torneos del Verano, cioè quelli dell’estate australe, nel giro di poche settimane ripartiranno tutte le categorie professionistiche.</p>
<p>Quello in procinto di aprirsi è il secondo semestre consecutivo in cui la Primera Divison non vedrà protagonista il River Plate, impegnato nella rincorsa alla riconquista della massima serie dopo la prima retrocessione della sua storia, lo scorso giugno. Da allora, per questa nobile momentaneamente decaduta le uniche occasioni di confronto con le maggiori protagoniste della prima categoria sono state proprio le recenti sfide programmate nel corso della preparazione, che in Argentina hanno comunque molta importanza. Di quattro, la Banda ne ha pareggiata e vinta una, rispettivamente contro Estudiantes e Racing, e poi perse due col Boca.</p>
<p>Il destino toccato ai ‘millonarios’ che tanto ha fatto sorridere mezzo paese potrebbe però essere, a breve, anche quello di altre grandi del calcio argentino. Per via degli scarsi risultati ottenuti nelle ultime stagioni, infatti, almeno tre di esse si ritrovano nelle parti basse della classifica del cosiddetto Descenso, da cui alla fine di ogni Clausura (quindi una volta all’anno, ogni due tornei corti) dipendono le retrocessioni. Ai nastri di partenza il San Lorenzo è terz’ultimo mentre fra Newell’s e Racing e la prima delle squadre che andrebbero agli spareggi c’è un cuscinetto di appena due formazioni e pochi punti percentuali.</p>
<p>Il Racing, però, è anche la più seria candidata al prossimo titolo. Dalle sabbie mobili del Descenso si dovrebbe tirar fuori con discreta facilità anche perché già nell’ultimo torneo ha ripreso a fare bene, finendo secondo a parimerito con altre tre squadre, e negli ultimi tempi si è rafforzato. La novità prinicipale è il ritorno in panchina di Alfio Basile, ex giocatore e già tre volte allenatore dei biancocelesti, che spera di ripetere con l’Academia quanto fatto al Boca nel 2005-06 quando vinse tutte le competizioni a cui prese parte prima di lasciare il club per intraprendere un secondo ciclo come c.t. della Nazionale (questo, invece, poco brillante). Il Coco, com’è detto, ha rigenerato l’ambiente e messo immediatamente a segno il colpo più importante, vale a dire la conferma dell’irascibile ma talentuosissimo attaccante colombiano Teofilo Gutierrez – che Simeone non era riuscito a domare. Lui, il suo connazionale centrocampista Gio Moreno e l’altro attaccante Hauche restano un trio offensivo di grande valore e concreti segnali positivi circa l’affiatamento loro ma anche di tutto il gruppo non hanno tardato ad arrivare: a gennaio, infatti, sono stati battuti sia Independiente che Boca.</p>
<p>Proprio il Boca è il club sulla cui stagione ci si pongono più domande. Attrezzato potenzialmente per vincere tutto, sembra però ormai accertato che l’obiettivo numero uno sia la Copa Libertadores. Gli Xeneizes non hanno partecipato alle ultime due edizioni del maggior torneo sudamericano e il nuovo presidente, Angelici, vuole entrare anch’egli nella storia legando il proprio nome a quella che sarebbe la settima conquista del club (e permetterebbe di eguagliare il record dell’Independiente). Dopo il successo del rientro dell’esperto Schiavi (miglior giocatore dell’Apertura a dispetto dei suoi 39 anni) contemporaneo però al ritiro di Palermo, per dare l’assalto alla coppa per eccellenza il Boca ha ripreso Pablo Ledesma dal Catania e acquistato dalla Fiorentina il Tanque Silva, la punta di peso a cui affiancare le nuove stelle dell’attacco, su tutti Blandi e Araujo. Sfumati i ritorni di Tevez e Gago, poi, le guarigioni di Riquelme e Battaglia dovrebbero fare il resto aggiungendo ulteriore qualità, quella necessaria, a un gruppo che nella sua difesa ha già un grande punto di forza e che Falcioni ha saputo cementare, tutto, con pazienza.</p>
<p>A proposito di Silva, altra pretendente al titolo locale ma anche continentale è il Velez. Vistosi soffiare da sotto il naso proprio Silva, che da Liniers se n’era improvvisamente andato lo scorso agosto per poi fare rapidamente ritorno in Argentina alla prima finestra di mercato, l’allenatore Gareca si è assicurato un altro bomber di razza, quell’Obolo uscito dalle giovanili del Boca per giocare una prima volta col Velez più di dieci anni fa e che vestendo la maglia dell’Arsenal di Sarandì era stato uno dei più prolifici marcatori del Clausura 2011; a lui il compito di sostituire l’attempato Franco, tornato in Messico. Il Fortìn resta orfano di giocatori importanti che ne avevano fatto le fortune negli ultimi anni, su tutti Maxi Moralez ora all’Atalanta ma anche Ricky Alvarez dell’Inter, però dopo lo sbandamento a principio dell’ultimo torneo si è ripreso – il secondo posto finale ottenuto ne è la prova tangibile – e l’inserimento nell’organico del Pocho Insua (ex, fra gli altri, di Independiente e Boca) potrebbe contribuire a ricreare l’equilibrio caratteristico di questa squadra.</p>
<p>Con riguardo al possibile vincitore, proprio l’Independiente che fu di Insua è una delle grandi incognite del torneo a venire. Affidata ormai da qualche mese a Ramon Diaz, capace di ricostruirla pezzo per pezzo con un paziente lavoro, potrebbe essere la vera sorpresa. C’è una minaccia interna, però, che costituisce il principale ostacolo a un possibile <em>exploit</em>: la squadra potrebbe infatti patire la pressione esercitata da una tifoseria organizzata che è politicizzata come nessun’altra e a cui, a conferma di ciò, si ricondusse il repentino allontanamento del precedente allenatore, Mohamed, epurato nonostante l’eroica conquista della penultima Copa Sudamericana. Il neopresidente Cantero ha dimostrato fin da subito di voler rompere col passato non concedendo alcun favore agli ultrà e per questo ha già subito espliciti attacchi, ma è impossibile prevedere fino a che punto la Federazione continuerà a sostenerlo quindi c’è da aspettarsi qualsiasi sviluppo, anche il peggiore. Il grande rimpianto, parlando del Rojo, è proprio che non ci si possa mai limitare a parlare di calcio giocato; si potesse, sarebbe da celebrare l’acqusito del Tecla Farias che, in attacco, promette di fare fuochi e fiamme con Parra, Defederico e il fortissimo 17enne Martin Benitez.</p>
<p>L’altra possibile scheggia impazzita è il San Lorenzo, che nonostante venga sempre incluso nel gruppo delle pretendenti al titolo per il suo lignaggio ad oggi giocherebbe gli spareggi per non retrocedere e deve fare i conti con un ambiente agitato tanto quanto quello dell’Independiente. La violenza, a Bajo Flores, è di casa. Le minacce e le aggressioni ai giocatori (si pensi all’ex sampdoriano Jonathan Bottinelli), la collusione di alcuni di essi con gli ultrà (sembra accertata l’accondiscendenza a un certo sistema del portiere Migliore), un recente cambio di panchina (con l’arrivo di un uomo della casa come Madelon), la necessità di continue e sostanziose iniezioni finanziarie e l’elezione di un nuovo presidente, quell’Abdo che ha chiesto la soppressione delle retrocessioni, contribuiscono a fare del Ciclon la società destinata a fluttuare più di tutte fra l’agonia e l’estasi. Fuori e dentro al campo. Parlando strettamente di calcio, comunque, importante l’acquisto dell’esperto attaccante uruguaiano Carlos Bueno, che ha già dato segni di grande intesa col paraguaiano naturalizzato Ortigoza.</p>
<p>Questo il quadro della situazione con riguardo ai club più prestigiosi e vincenti. Difficile che possa inserirsi nella lotta per il titolo l’Estudiantes. Se da un lato non andrà lontano, il Pincha, dall’altro però almeno può godere della permanenza di Veron per un altro semestre e del ritorno del portiere Andujar, protagonista proprio con la Brujita della vittoria in Libertadores del 2009; soprattutto, poi, non si trova nelle stesse acque agitate di un’altra grande, il Newell’s. Per risollevarsi la Lepra si è affidata a un simbolo riconosciuto del club, l’ex c.t. della nazionale paraguaiana Martino. A Rosario sponda rossonera resta però una situazione di grande emergenza, con episodi di violenza che non cessano di caratterizzare la storia recente di un club di cui un’altra icona, Batistuta, ha appena assunto un ruolo tecnico-dirigenziale con degli altri rossoneri, quelli del Colon di Santa Fe. Questo mentre ancor più pressione è messa indirettamente dal buono stato di forma dei rivali cittadini del Central, che giocano nella serie cadetta: scenari nemmeno troppo improbabili, infatti, sono quelli di una promozione del club ‘canalla’ contemporaneamente alla retrocessione del Newell’s o addirittura di uno spareggio fra essi, che sono fra quelli coi tifosi che maggiormente si odiano, autenticamente, al mondo.</p>
<p>Con questo si ritorna agli elementi più caratteristici del prossimo semestre, cioè l’assenza del River dalla Primera Divison e il rischio che qualche altro club di tradizione possa seguirlo nel baratro: ora più che mai il calcio argentino viaggia su due binari paralleli, e in prospettiva ancor più. Su alcuni dei fronti aperti si batteranno però anche squadre dalla cui recente crescita non si può prescindere come Lanus, Godoy Cruz e Arsenal, tutte qualificatesi per la Libertadores: e chissà che a fine stagione non si debba parlare di una di esse come di un nuovo campione.</p>
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		<title>River, superflop</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 13:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andreaciprandi</dc:creator>
				<category><![CDATA[da RIVERPLATE.COM di Buenos Aires (una selezione, 38)]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Boca Juniors]]></category>
		<category><![CDATA[La Pagina Millonaria]]></category>
		<category><![CDATA[River Plate]]></category>
		<category><![CDATA[Riverplate.com]]></category>
		<category><![CDATA[Superclasico]]></category>

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		<description><![CDATA[mio articolo da RIVERPLATE.COM del 30 gennaio 2012, riproposto su MAGIC FOOTBALL e VAVEL.COM di Madrid I due Superclasicos della settimana appena conclusa sono stati i primi in cento anni di storia giocati coi due rivali in categorie diverse. Superfluo quindi sottolinearne l&#8217;importanza. Si trattava di eventi talmente delicati che si era anche ipotizzato di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreaciprandi.wordpress.com&amp;blog=14498625&amp;post=915&amp;subd=andreaciprandi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>mio articolo da RIVERPLATE.COM del 30 gennaio 2012, riproposto su MAGIC FOOTBALL e VAVEL.COM di Madrid</strong></p>
<p>I due Superclasicos della settimana appena conclusa sono stati i primi in cento anni di storia giocati coi due rivali in categorie diverse. Superfluo quindi sottolinearne l&#8217;importanza. Si trattava di eventi talmente delicati che si era anche ipotizzato di cancellarli per motivi di sicurezza pubblica da un lato e, per quanto si possa stentare a crederlo, di salvaguardia dell&#8217;onore dall&#8217;altro. L&#8217;apprensione maggiore, però, riguardava gli scontri che avrebbero potuto verificarsi tra le due tifoserie, alle quali è stato infatti imposto di raggiungere il Chaco, sede della prima partita, per vie diverse e ben distanti.</p>
<p>Alla fine non c&#8217;è stato alcuno scontro e col senno di poi viene da dire che i timori legati ai rischi a questa sfida avrebbero invece dovuto riguardare, almeno per quanto riguarda il River, le scelte poi fatte da Almeyda.</p>
<p>A Resistencia la Banda ha sofferto una sconfitta tanto netta quanto, di conseguenza, meritata. A compromettere le cose è stato innanzitutto il tecnico che, insolitamente ma nettamente, ha sbagliato formazione. Larghi in difesa ha schierato Vella ed Arano: il primo incapace di contenere l&#8217;autore delle due reti avversarie, il giovane Blandi, e il secondo rivelatosi un vero peso morto sia in copertura che in fase di proposizione. Considerato che il vantaggio &#8216;xeneize&#8217; si è concretizzato già in apertura e che a metà del primo tempo il Chori Dominguez si è fatto incresciosamente espellere, una valida spinta sulle fasce sarebbe stata la necessaria alternativa a una manovra che per vie centrali ha fatalmente perso energia &#8211; tanto che nemmeno l&#8217;usuale apporto di Cirigliano, unico vero faro del centrocampo data l&#8217;assenza per infortunio di Ocampos, è bastato. E se si aggiunge la serataccia di Rogelio Funes Mori e Cavenaghi, che avrebbero addirittura potuto portare avanti i loro già in avvio e non hanno trovato maggiore lucidità nel corso dell&#8217;incontro, è presto detto come mai la partita è finita male. Dopo la sfuriata iniziale, evidentemente pianificata ma anche improduttiva, c&#8217;hanno provato anche Trezeguet e Rios, subentrati nella ripresa, ma lo squilibrio tattico era troppo evidente perché sparute e singole iniziative potessero raddrizzare la situazione.</p>
<p>Oltre alle polemiche legate alla formazione, a tener banco fin dall&#8217;immediato dopopartita è stata l&#8217;espulsione del Chori e la sua conseguente squalifica. Il rischio era che potesse compromettere anche il campionato, nel caso in cui le giornate di sospensione fossero state più di quattro. In attesa del pronunciamento definitivo dell&#8217;AFA, avrebbe comunque saltato la rivincita di Mendoza.</p>
<p>Conseguenza immediata della reazione scomposta di Dominguez sul campo, dopo la costrizione dei suoi a giocare tre quarti del primo Super con l&#8217;uomo in meno, è stato l&#8217;assetto tattico a cui Almeyda ha dovuto adattarsi per il secondo. Con tanti saluti all&#8217;idea del trio d&#8217;attacco costituito proprio dal Chori nel ruolo di rifinitore dietro a Cavenaghi e magari Trezeguet che, nel frattempo, era ogni giorno più vicino al raggiungimento della forma perfetta.</p>
<p>A Mendoza, quindi, le cose sono andate ancora peggio. La cosa migliore, i giocatori di entrambe le squadre l&#8217;hanno fatta prima di scendere in campo con una visita congiunta al locale Ospedale dei Bambini. La partita, invece, nonostante lo schieramento di tutti i titolari possibili, è stata giocata davvero molto male e gli avversari hanno portato a casa la vittoria sfruttando praticamente l&#8217;unica chiara occasione. A influire sulla prova negativa del River, già privo dello squalificato Dominguez e impossibilitato a schierare fin dall&#8217;inizio il convalescente Ocampos, l&#8217;infortunio nei primi minuti di Trezeguet e l&#8217;ennesima prova appannata di Rogelio Funes Mori, subentrato al francese e dimostratosi ancora una volta a disagio nella zona del campo dove invece dovrebbe risultare decisivo: davanti alla porta avversaria. Non meglio per la verità Cavenaghi, a cui però va dato credito per essersi già dimostrato in passato capace di reggere la pressione di un Superclasico e, anzi, anche di deciderlo. Per il resto, male anche la difesa nonostante il reinserimento di Abecasis e Diaz sulle fasce in sostituzione dei disastrosi Vella e Arano. Non ha convinto nemmeno Ponzio, da un errore del quale è scaturito il gol &#8216;xenieize&#8217;, e con lui Cesar Gonzalez. L&#8217;unico a dannarsi l&#8217;anima è stato Carlos Sanchez. Troppo poco.</p>
<p>Nel complesso, due sconfitte su quattro in fase di preparazione possono anche starci, ma come sono venute fa riflettere. Non bastano, per consolarsi, il pareggio a reti inviolate con l&#8217;Estudiantes né la netta vittoria sul Racing che è il candidato numero uno alla vittoria del prossimo Clausura. Ad Almeyda ora non resta che raccogliere i cocci e cercare di rimetterli insieme nei pochi giorni che mancano alla ripresa del campionato. L&#8217;appuntamento è fissato per domenica 5 febbraio sul campo dell&#8217;Almirante Brown e tanto per cominciare non ci sarà Trezeguet, a cui è stata diagnosticata una forte contrattura e che al di là della forza è sembrato essere il più regolare ed affidabile del momento. Molte delle aspettative per il nuovo semestre vanno così in fumo prima ancora che si cominci. Non resta che aspettare di vedere come andranno le cose. La penserà così anche Passarella, in vacanza in Europa?</p>
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		<title>Brasile, casa dolce casa</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 15:27:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andreaciprandi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[mio articolo per TORO NEWS Stanno riprendendo in Brasile i campionati statali. Come da tradizione, nel primo terzo dell’anno solare la squadre partecipano ai tornei locali confrontandosi coi vicini di casa secondo diverse categorie esclusive dello Stato di appartenenza. Succede così che chi è magari nella terza serie nazionale possa provare a contendere il titolo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreaciprandi.wordpress.com&amp;blog=14498625&amp;post=912&amp;subd=andreaciprandi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>mio articolo per TORO NEWS</strong></p>
<p>Stanno riprendendo in Brasile i campionati statali. Come da tradizione, nel primo terzo dell’anno solare la squadre partecipano ai tornei locali confrontandosi coi vicini di casa secondo diverse categorie esclusive dello Stato di appartenenza. Succede così che chi è magari nella terza serie nazionale possa provare a contendere il titolo locale a chi gioca nel Brasileirão; anche se, come accaduto nel recente passato con Vasco da Gama e Corinthians, può anche capitare che siano club prestigiosi e clamorosamente retrocessi nella serie cadetta nazionale ad approfittare di quest’occasione per potersi confrontare con squadre di rango nel corso di una stagione di purgatorio.</p>
<p>Personalmente trovo eccellente questa formula. I vantaggi sono numerosi. Fra i principali: una possibilità in più concessa a tutti di potersi misurare con tutti, il respiro dato alle squadre impegnate in Copa Libertadores (che approfittando di impegni locali non sempre di prim’ordine possono alternare formazioni diverse senza affaticare i titolari), la vetrina offerta ai giovani talenti (che possono affacciarsi alla prima squadra guadagnando continuità con essa in vista di sfide più complicate) ma anche, anzi forse soprattutto, il mantenimento di una tradizione che affonda le radici in un periodo ben precedente a quello dell’inaugurazione dei campionati nazionali.</p>
<p>Sbaglia chi pensa che a club, giocatori e tifosi ormai interessi di più il Brasileirão un po’ come in Inghilterra alcuni hanno finito per privilegiare la Premier League dei ricchi contratti televisivi rispetto alla gloriosa FA Cup. E se in Europa i derby spesso si riducono a una sola stracittadina da disputarsi con un un unico avversario, in Brasile come nella maggior parte del Sud America invece le rivalità locali sono molteplici. E includendo nella lista dei cugini le squadre di ogni categoria, molte delle quali hanno l’occasione di affrontarsi e rinnovare le sfide ogni anno, si ottiene uno spaccato variegato e sportivamente entusiasmante che mantiene il proprio fascino immutato nel tempo.</p>
<p>Non va dimenticato che il calcio brasiliano nasce e inizialmente si sviluppa proprio grazie ai campionati statali. I nazionali, qualsiasi denominazione abbiano avuto nel corso del tempo, sono arrivati parecchi decenni più tardi. Quello attuale, per esempio, pur essendosi svolto via via con formule diverse risale appena al 1971 e quelli che lo precedettero al ’59 (Taça Brasil) e al ’54 (Torneo Roberto Gomes Pedrosa). Il primo Paulistão, che è il campionato statale più vecchio del Brasile, data invece 1902; il secondo a nascere, il Baiano, 1905; e il terzo, il Carioca, 1906. In totale i tornei locali sono 27, di cui 21 istituiti prima della Seconda Guerra Mondiale (17 addirittura entro gli anni Venti) e solo 6 in seguito, compresi i 3 organizzati in area amazzonica a partire dai tardi anni Novanta. Va da sé che l’orgoglio e la tradizione siano legate innanzitutto ad essi.</p>
<p>Dando uno sguardo ai maggiori e facendosi guidare dai numeri, la stagione in corso potrebbe essere quella dei record.</p>
<p>Nello Stato di San Paolo, un Santos fresco campione del Sud America e decisamente ancora molto attrezzato è serio candidato alla conquista del terzo titolo consecutivo. Si tratta di un’impresa che non riesce più a nessuno dalla fine degli anni Sessanta, quando a farcela fu sempre il Peixe; in precedenza, ancora il Santos e prima di esso il Corinthians (due volte), il Palestra Italia (poi Palmeiras) e il São Paulo Athletic (società più vecchia della capitale paulista, a cui andarono le prime tre edizioni in assoluto). Il record appartiene però al Paulistano (club poi confluito nel San Paolo), che fra il 1916 e il ‘19 vinse addirittura quattro volte coronandosi fra l’altro primo ‘tetracampeão’ brasiliano della storia. In effetti questo torneo è uno di quelli il cui Albo d’Oro contiene i nomi di più squadre: a vincerlo ad oggi sono state 17, anche se solo 9 di queste esistono ancora. Il Corinthians ha trionfato 27 volte, seguito dal Palmeiras con 22, il San Paolo con 21 e il Santos con 19; poi, la più vincente fra quelle non estinte è il Portuguesa con 3. A dispetto della supremazia delle quattro grandi, le finali hanno però spesso visto protagonista anche un club cosiddetto minore: negli ultimi dieci anni Santo André, Ponte Preta, São Caetano, Paulista e União São João hanno tutti sfiorato la vittoria. Il São Caetano in verità è anche riuscito a vincere, nel 2004 sotto la guida di uno dei maggiori tecnici brasiliani della storia, Muricy Ramalho; questo appena due anni dopo che a trionfare era stato un altro club minore, l’Ituano. Questi due club, fra l’altro, sono stati protagonisti delle ultime due finali a sorpresa (rispettivamente con Paulista e União São João); per trovarne un’altra del genere basta andare indietro solo di una decina d’anni (1990, Bragantino-Novorizontino) e ciò depone a favore del crescente equilibrio regnante fra i contendenti considerato che l’ultimo caso analogo prima di questo risale agli anni Trenta.</p>
<p>Nello Stato di Rio, il Flamengo continuerà la sua rincorsa al record di nove piazzamenti consecutivi (fra primo e secondo posto) che gli appartiene dagli anni Trenta-Quaranta; arrivasse in finale, nel frattempo otterrebbe la sesta finale di seguito eguagliando la serie più recente del Vasco da Gama, che risale agli anni a cavallo di fine Millennio e a sua volta pareggiò quella del Fluminense, agli albori. Fra i quattro club maggiori, quello che ha ottenuto meno trionfi è il Botafogo a cui però si deve l’interruzione di recenti vittorie consecutive proprio del Flamengo, nel 2010, dopo che aveva ceduto agli stessi rossoneri nell’atto conclusivo delle precedenti tre edizioni, seguite a loro volta alla sua penultima affermazione (2006). Come detto, il Fogão è, sempre delle quattro grandi, quella che ha vinto meno volte: 19 contro le 22 del Vasco, le 30 del Fluminense e le 32 del Flamengo (con l’ultima finale che, vinta dal Fla sul Flu, ha visto sfumare l’aggancio da parte del club di Laranjeiras ai rivali di Gavea ma, guardando alle origini, ex vicini di casa). Due curiosità: fra le squadre che non fanno parte di questo poker d’eccellenza, l’ultima ad aver vinto è il Bangu (1966) mentre l’ultima ad essere arrivata in finale è il Madureira (2006) che era stata preceduta sempre nel corso dell’ultimo decennio da Volta Redonda e Americano – a dimostrazione del fatto che i giochi non sono mai fatti in partenza.</p>
<p>Nel campionato del Rio Grande do Sul, il Gaucho, dominano l’Internacional e il Gremio di Porto Alegre che sono per tradizione le squadre di riferimento, fra gli altri, rispettivamente degli immigrati e della comunità tedesca. In questo ambito siamo di fronte a un vero e proprio strapotere dei due giganti della capitale: di 91 campionati, 76 se li sono divisi loro (40 sono andati ai Colorados e 36 al Tricolor). Per il resto, il Caixas ha vinto 2 volte e poi c’è una sfilza di 13 club ognuno dei quali è stato campione in una sola occasione. Dal 1940 ad oggi solo 3 volte non ha vinto una fra Internacional e Gremio e dal ’55 appena 2, anche se una di esse è stata comunque finalista. A proposito di finalisti, sono proprio questi &#8211; ma questi solo &#8211; a mitigare leggermente gli impressionanti numeri appena dati: dal 2001 sono infatti 7 le partite decisive a cui ha partecipato un terzo club.</p>
<p>Il campionato di Serie A dello stato di Bahia è quello, fra i più tradizionali, che più volte è stato vinto da squadre diverse (21) e anche di seconda fascia. Campione in carica a tale proposito è il Bahia de Feira, terza squadra di Feira de Santana (seconda città della regione) ad aver trionfato. Le altre due sono i locali Palmeiras e Fluminense, che col Colo Colo sono le sole ad essere riuscite a interrompere l’egemonia di Vitoria e Bahia, rappresentanti della capitale Salvador, che insieme hanno vinto 39 dei tornei disputati negli ultimi quaranta e rotti anni. Se vincesse, il Bahia otterrebbe il titolo numero 44 &#8211; attuale secondo miglior record brasiliano, appartenente al Paysandù di Belém (Stato del Parà) e inferiore solo a quello dell’ABC di Natal (Rio Grande do Norte) che è già stato campione 52 volte.</p>
<p>Poca alternanza invece fra i campioni del Minas Gerais, eccezion fatta per le tre squadre della capitale Belo Horizonte. Atletico Mineiro (40), Cruzeiro (35) e America (15) distanziano nettamente gli altri quattro club che siano mai riusciti a vincere. Ben 41 volte, poi, Galo e Raposa (come son detti Atletico e Cruzeiro) sono stati i primi due classificati.</p>
<p>Motivo di vanto per i diversi Stati sono anche le vittorie ottenute dalle loro rappresentanti nel campionato nazionale. Guida nettamente questa speciale graduatoria il gruppo Paulista (28), seguito da quelli Carioca (15), Gaucho (5), Mineiro (3), Paranaense (2) e Pernambucano (1). Da quando si disputa l’ultima versione del campionato nazionale, poi, sono riusciti a fare l’accoppiata ‘estadual-brasileiro’ soltanto il Palmeiras 3 volte (’72, ’93 e ’94), l’Internacional 2 (’75 e ’76) e una volta a testa Atletico Mineiro (il primo, nel ’71), Fluminense, Bahia, Gremio, Corinthians, Atletico Paranaense e Flamengo, (l’ultimo, nel 2009). Come conseguenza di questi numeri, ad accrescere l’importanza dei tornei locali quindi da un lato c’è la consapevolezza dei cosiddetti valori espressi ma dall’altro invece la quasi totale e fatale estraneità della stragrande maggioranza delle squadre brasiliane (e delle loro rispettive Federazioni) ai giochi che contano in ambito nazionale. D’altra parte non può esserci spazio per tutti in un campionato confederale forzatamente rappresentativo di un Paese grande appena meno di tutta l’Europa e con una popolazione più che tripla di quella italiana &#8211; attraverso 4 sole divisioni d’eccellenza per un totale di un centinaio di squadre, da cui esce un solo campione all’anno.</p>
<p>Sia quel che sia, comunque, ad inizio anno ogni comunità si ritira, si racchiude su stessa per vivere con passione e gelosia l’esclusività del calcio della propria terra, che senza obbligare a prendere l’aereo ogni due per tre si dipana contemporaneamente sui campi di casa, quelli maggiori ma anche quelli minori a testimonianza dell’esistenza e dell’importanza di tutti. Come ai vecchi tempi, quando tutto questo bastava e soprattutto non aveva alternative, in totale controtendenza rispetto all’imposta globalizzazione odierna e alle sue sorelle minori &#8211; che hanno forzato tutti a farsi andare a genio un modello di vita e quindi anche di sport per nulla indispensabile e men che meno irresistibile.</p>
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		<title>Stelle e strisce all&#8217;italiana</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 17:44:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andreaciprandi</dc:creator>
				<category><![CDATA[da COMUNITA' ITALIANA di Rio de Janeiro (20)]]></category>
		<category><![CDATA[Comunità Italiana]]></category>
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		<description><![CDATA[mio articolo per COMUNITA&#8217; ITALIANA di Rio de Janeiro Qualcuno l’aveva detto già ad ottobre, in controtendenza rispetto ai tanti che s’illudevano che si stessero formando nuove gerarchie. E alla fine è successo: in testa alla classifica di Serie A ci sono andate le squadre più attrezzate. Juventus, Milan e Inter sono reduci da mesi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreaciprandi.wordpress.com&amp;blog=14498625&amp;post=908&amp;subd=andreaciprandi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>mio articolo per COMUNITA&#8217; ITALIANA di Rio de Janeiro</strong></p>
<p>Qualcuno l’aveva detto già ad ottobre, in controtendenza rispetto ai tanti che s’illudevano che si stessero formando nuove gerarchie. E alla fine è successo: in testa alla classifica di Serie A ci sono andate le squadre più attrezzate. Juventus, Milan e Inter sono reduci da mesi diversi, ognuno col proprio andamento, ma a conclusione del girone d’andata si sono tutti ritrovati in alto, divisi da un pugno di punti.</p>
<p>Chi ravvisa in determinate uniformi il simbolo del potere si lamenta che sia tornato a dominare il clan delle tre squadre con la maglia a righe verticali, quelle che mezza Italia considera protette dal Palazzo anche se l’altra metà, in verità, no. Personalmente non sto a questo gioco. Preferisco limitarmi ad osservare che, di nuovo alla pari dopo un abbondante lustro anomalo, bianconeri, rossoneri e nerazzurri stanno rincorrendo contemporaneamente il prossimo scudetto e una nuova stella – terza o seconda che sia, da cucirsi sul petto in un futuro appena meno prossimo ma possibilmente prima dei rivali. Il che aggiunge pepe a una pietanza già molto saporita.</p>
<p>A proposito di gusto, ingredienti fondamentali di questa prima parte del torneo sono state squadre che a ogni anno che passa sono sempre più equilibrate negli organici e regolari nel rendimento. Distacchi a parte, nessuno si stupisce di trovare ai piani alti anche Udinese, Lazio, Roma e Napoli – coi partenopei che, fra tutti, sono i soli leggermente attardati rispetto alle previsioni. Più che una sorpresa, la loro posizione in classifica è una piacevole conferma anche se siamo ancora lontani dalla possibilità che realizzino un ribaltone. E in quanto a prevedibilità, stesso discorso si può fare per la coda della classifica, in cui figurano squadre che nel complesso nessuno aveva pronosticato potessero fare molto di più.</p>
<p>Tornando a Juventus, Milan e Inter, definendoli signori del calcio italiano non intendo riconoscere loro più virtù di quante ne abbiano tante altre squadre. Per tradizione e organizzazione infatti eccellono, ma non sono sicuramente campioni assoluti. Storia e meriti li hanno in tanti, come però anche scheletri nell’armadio per essere obiettivi. E’ comunque un fatto che dei 107 scudetti assegnati ben 63 se li sono aggiudicati loro, così come 17 degli ultimi 19 e 9 su 9 dei più recenti, che salgono a 10 su 10 se si considera anche quello revocato del 2005. Che poi uno di questi ultimi sia conteso fra Juve e Inter è una questione quasi privata fra i due club, che non sposta gli equilibri fra il gruppo di quelli a stelle e strisce e la lunga schiera degli altri.</p>
<p>Ecco allora che capire qual è la condizione delle tre dominatrici della Serie A può aiutare a farsi un’idea circa lo stato del meglio del nostro calcio. In questo periodo tiene banco il mercato. Con qualche colpo evidentemente necessario da piazzare però giusto all’ultimo, stiamo assistendo al sostanziale annaspare anche dei nostri club più facoltosi in un panorama internazionale a cui si sono affacciati nuovi e ricchi protagonisti. Di grandi campioni non se ne riescono quasi più a prendere e per provarci si ricorre a formule che ricordano le rateizzazioni ormai diffuse fra gli italiani medi. Lascia oltretutto perplessi che non si peschi allora nei vivai nostrani, ancora validissimi e che di questi tempi potrebbero rappresentare una risorsa alternativa: i giovani presi in considerazione sono quasi esclusivamente quelli stranieri.</p>
<p>Ciò che resta in queste condizioni è un forza relativa, che tanto in campionato sembra essere confermata quanto in Europa invece stenta a palesarsi. Al giro di boa campione d’inverno è la Juve, prima e anche imbattuta, col Milan che la tallona a un solo punto e l’Inter quasi subito dietro e a un passo dall’Udinese, che è terza, dopo aver superato Lazio e Napoli in virtù di una notevolissima serie di sette vittorie nelle ultime sette partite. D’altro canto però la Juve non partecipa alle Coppe e le milanesi si sono qualificate agli ottavi di Champions nonostante prestazioni molto altalenanti in due dei gironi più abbordabili che c’erano. Se si tratta di stabilire quanto valgano in assoluto, quindi, occorre molta prudenza.</p>
<p>Alla fine della stagione l’Albo d’Oro della Serie A si arricchirà dell’ennesima casella a strisce ma il bagliore degli astri del nostro calcio resta flebile, visibile solo da vicino ossia in Italia &#8211; e se le cose non cambiano tenderà sempre più all’opaco delle stelle cucite sulle maglie, gli unici riconoscimenti prestigiosi a cui poter ambire. Scommettiamo? Meglio di no, coi tempi che corrono meglio lasciar perdere. Fa già abbastanza male pensare che stiamo commentando un copione in gran parte scritto da tempo e in gran segreto, come appare sempre più evidente dalle indagini di Cremona.</p>
<br />Filed under: <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/category/da-comunita-italiana-di-rio-de-janeiro-20/'>da COMUNITA' ITALIANA di Rio de Janeiro (20)</a> Tagged: <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/comunita-italiana/'>Comunità Italiana</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/inter/'>Inter</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/juventus/'>Juventus</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/milan/'>Milan</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/scudetto/'>scudetto</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/serie-a/'>Serie A</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/stella/'>stella</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/andreaciprandi.wordpress.com/908/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/andreaciprandi.wordpress.com/908/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/andreaciprandi.wordpress.com/908/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/andreaciprandi.wordpress.com/908/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/andreaciprandi.wordpress.com/908/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/andreaciprandi.wordpress.com/908/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/andreaciprandi.wordpress.com/908/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/andreaciprandi.wordpress.com/908/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/andreaciprandi.wordpress.com/908/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/andreaciprandi.wordpress.com/908/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/andreaciprandi.wordpress.com/908/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/andreaciprandi.wordpress.com/908/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/andreaciprandi.wordpress.com/908/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/andreaciprandi.wordpress.com/908/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreaciprandi.wordpress.com&amp;blog=14498625&amp;post=908&amp;subd=andreaciprandi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Trezeguet, buona la prima</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 23:29:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andreaciprandi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[mio articolo da VAVEL.COM di Madrid del 21 gennaio 2012 A volte capita che un’occasione speciale diventi unica. Così è stato nella seconda uscita di precampionato del River, contro il nuovo Racing di Alfio Basile. Dopo lo 0-0 con l’Estudiantes, sempre a Mar del Plata la squadra di Almeyda ha ottenuto un prestigioso e netto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreaciprandi.wordpress.com&amp;blog=14498625&amp;post=904&amp;subd=andreaciprandi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>mio articolo da VAVEL.COM di Madrid del 21 gennaio 2012</strong></p>
<p>A volte capita che un’occasione speciale diventi unica. Così è stato nella seconda uscita di precampionato del River, contro il nuovo Racing di Alfio Basile. Dopo lo 0-0 con l’Estudiantes, sempre a Mar del Plata la squadra di Almeyda ha ottenuto un prestigioso e netto successo ai danni del candidato forse numero alla vittoria del massimo campionato argentino che inizierà a febbraio. E protagonista assoluto è stato David Trezeguet, capace di far centro nel primo frangente in cui ha indossato la maglia che più ama.</p>
<p>Dopo il gol in apertura di Rogelio Funes Mori, l’ennesimo ai biancocelesti, il Faraone com’è già soprannominato ha chiuso i giochi nel finale – e meglio non avrebbe potuto fare visto che di lì a poco ci sarebbe stato tempo anche per una rete (su rigore) degli avversari. Con questo trionfo, la Banda allunga a 49 la differenza di vittorie sull’Academia, che si conferma il cugino più battuto (86 le partite vinte contro di esso, più della metà di quelle disputate).</p>
<p>Quest’ultimo ‘clasico’ ha dato la possibilità ad Almeyda di provare nuove soluzioni, partendo dall’utilizzo a centrocampo di Ponzio (all’esordio) al fianco di Cirigliano, passando per un ispiratissimo Alejandro Dominguez alle spalle di due punte (cosa, per la verità, già fatta in passato anche se non troppe volte), per arrivare allo schieramento proprio di Trezeguet al fianco di Cavenaghi. Un misto di vecchio e nuovo, poi, la difesa, reparto a cui riguardo va sottolineata la conferma a titolare di Vega e un’altra prova eccellente del giovane Ramiro Funes Mori.</p>
<p>Ora ci sono nel mirino i due Superclasicos del Chaco e di Mendoza, in programma in quest’ultimo scorcio di gennaio. Con altri, in alcuni casi inevitabili, cambi. E’ il caso innanzitutto della sostituzione forzata del talentuosissimo Ocampos, oltretutto in grande forma, che deve restare fermo una decina di giorni per via dello strappo sofferto proprio contro il Racing. Non più considerabili in assoluto per via della recente cessione in prestito, invece, Affranchino e Mauro Diaz che sono andati rispettivamente al San Martin de San Juan e all’Unione Española cilena.</p>
<p>Quelle col Boca saranno partite particolari, al di là della tradizione e del fatto che si tratta delle prime nella storia coi due club in diverse categorie, anche perché al centro degli attacchi potrebbero esserci due ex italiani: Santiago Silva, che gli Xeneizes hanno appena prelevato dalla Fiorentina, e appunto David Trezeguet.</p>
<p>Proprio con le parole dell’ex juventino chiudiamo questa veloce panoramica sul momento della Banda. “E’ qualcosa di unico,” ha dichiarato nel dopo-partita di Mardel. E come dargli torto? Mandato in campo solo nella ripresa, gli ci sono voluti pochi minuti per aprire ufficialmente una nuova avventura e un nuovo tabellino che promette benissimo &#8211; dopo che, messi insieme, quelli passati gli hanno fruttato l’incredibile media di un gol ogni due partite fra club e nazionale francese nell’arco di 17 anni (lo stesso numero che porta sulle spalle) a testimonianza della grande regolarità e della classe che lo contraddistinguono.</p>
<br />Filed under: <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/category/da-vavel-com-di-madrid-9/'>da VAVEL.COM di Madrid (9)</a> Tagged: <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/argentina/'>Argentina</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/river-plate/'>River Plate</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/trezeguet/'>Trezeguet</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/vavel-com/'>VAVEL.COM</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/andreaciprandi.wordpress.com/904/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/andreaciprandi.wordpress.com/904/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/andreaciprandi.wordpress.com/904/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/andreaciprandi.wordpress.com/904/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/andreaciprandi.wordpress.com/904/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/andreaciprandi.wordpress.com/904/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/andreaciprandi.wordpress.com/904/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/andreaciprandi.wordpress.com/904/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/andreaciprandi.wordpress.com/904/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/andreaciprandi.wordpress.com/904/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/andreaciprandi.wordpress.com/904/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/andreaciprandi.wordpress.com/904/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/andreaciprandi.wordpress.com/904/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/andreaciprandi.wordpress.com/904/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreaciprandi.wordpress.com&amp;blog=14498625&amp;post=904&amp;subd=andreaciprandi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>United, quando l&#8217;unione fa la storia</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 10:32:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andreaciprandi</dc:creator>
				<category><![CDATA[da TORO NEWS (44)]]></category>
		<category><![CDATA[Inghilterra]]></category>
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		<category><![CDATA[Toro News]]></category>
		<category><![CDATA[United]]></category>
		<category><![CDATA[West Ham United]]></category>

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		<description><![CDATA[mio articolo da TORO NEWS del 24 gennaio 2012 Molte squadre inglesi portano nel proprio nome l’attributo di ‘united’ piuttosto che la specifica di ‘city’ o ‘town’. Si tratta di indicazioni tutt’altro che superflue perché fanno riferimento alla loro fondazione. La presenza di ‘united’, in particolar modo, spesso completa il nome di squadre formatesi successivamente [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreaciprandi.wordpress.com&amp;blog=14498625&amp;post=901&amp;subd=andreaciprandi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>mio articolo da TORO NEWS del 24 gennaio 2012</strong></p>
<p>Molte squadre inglesi portano nel proprio nome l’attributo di ‘united’ piuttosto che la specifica di ‘city’ o ‘town’. Si tratta di indicazioni tutt’altro che superflue perché fanno riferimento alla loro fondazione.</p>
<p>La presenza di ‘united’, in particolar modo, spesso completa il nome di squadre formatesi successivamente alla nascita di altre della stessa città. Questo non significa però che si tratti di rappresentative con minor tradizione. Poche volte sono nate dal nulla e, anzi, nella maggior parte dei casi si tratta delle nuove entità sportive in cui sono confluite altre già in attività oppure, nei casi in cui si sono mantenute separate da quelle preesistenti, sono comunque espressione di un’importante tradizione calcistica che non può essere negata solo per il cambio del nome in ragione, magari, di una riorganizzazione finanziaria che nulla ha a che fare con lo sport praticato. Considerarle diversamente sarebbe come affermare che il Torino Football Club di oggi e il Torino FIAT del tempo di guerra non c’entrano niente col Toro e la sua storia, o che la Fiorentina ha cessato momentaneamente di esistere ai tempi della Florentia Viola… Siamo seri!</p>
<p>Di seguito, in breve, alcune informazioni inerenti la fondazione degli United che attualmente militano nelle quattro divisioni professionistiche inglesi, in ordine rigorosamente alfabetico com’è giusto che sia quando a contare non sono i trofei vinti ma la storia. Basterà scorrere queste schede per avere conferma dell’inconsistenza delle ragioni di chi nel nome, preso com’è, senza andare oltre, ravviserebbe maggiore dignità nei vari Town e City; o di chi, partendo sempre e solo dal nome, proverebbe a mappare senza deroghe il tifo dividendolo fra cittadino e di periferia – l’indicazione geografia, quando c’è, nella stragrande maggioranza dei casi non è indicata dal nome.</p>
<p>Per fortuna, parlando (anche) di calcio si può andare ben oltre gli stereotipi e la storia è sempre pronta a dar conforto alla verità. Basta volerlo…</p>
<p>Il Carlisle United nacque ufficialmente nel 1904 quando adottò questa denominazione in sostituzione di Shaddongate United, con cui si indicava la squadra nata poco prima dell’unione dell’omonimo club col Carlisle Red Rose.</p>
<p>Il Colchester United venne formato nel 1937 al che i dirigenti del vecchio Colchester Town, squadra dilettantistica, si rifiutarono di aderire al professionismo. Fedele alla linea che aveva sempre tenuto, il Town chiuse i battenti e il suo posto venne letteralmente preso dallo United.</p>
<p>Hartlepool United è il nome che si scelse per il club che nel 1908 prese il posto dei dilettanti del West Hartlepool e che avrebbe rappresentato i due agglomerati urbani di West Hartlepool, com’è ovvio, ma anche di Old Hartlepool.</p>
<p>Nello Hereford United, nel 1924, confluirono St Martins e Rotherwas. Furono queste le sole squadre locali (ovviamente dilettanti) che accettarono di unire le forze per dare impulso al calcio della città. Hereford Town e Hereford Thistle, invece, rimasero indipendenti e finirono fatalmente per essere strangolate dai meccanismi del professionismo.</p>
<p>Il Leeds United fu fondato nel 1919 per sostituire il Leeds City, sciolto in seguito a uno scandalo legato a irregolarità nella conduzione finanziaria.</p>
<p>Il Manchester United vide la luce nel 1878, due anni prima del City, col nome di Newton Heath. Ai tempi il club era legato alla locale società ferroviaria, da cui nel corso dei decenni arrivò ad affrancarsi fino a quando, nel 1905, non prese anche il nome di United come imposto dagli investitori che lo salvarono dalla liquidazione. L’attributo di unità, in questo caso più che mai, fa esplicito riferimento all’unione delle forze invece che a quello di più club.</p>
<p>Il Newcastle United nacque nel 1892 al termine di una serie di vicende calcistiche cittadine, iniziate già nel 1877, che ebbero come inevitabile sbocco la formazione di una nuova società finanziariamente solida. La Tyne Association, il Rosewood FC poi confluito nel Newcastle West End, lo stesso West End e il Newcastle East End (questi ultimi due rivali per tanto tempo, coi secondi sopravvissuti allo scioglimento dei primi che furono però i primi a giocare al St James’ Park – ancora oggi campo dello United &#8211; già nel 1886) trovarono così modo di mantenere in vita l’inimitabile tradizione locale.</p>
<p>L’Oxford United nacque nel 1893 per consentire ai giocatori di cricket dello Headington di tenersi in forma giocando un altro sport durante l’inverno, quando il loro campionato era fermo. Ai tempi si chiamava come la squadra di cricket e nulla cambiò fino al 1960, quando gli si diede il nome della città perché lo si potesse associare direttamente a essa.</p>
<p>Il Peterborough United vide la luce nel 1934 quando colmò il vuoto lasciato dal vecchio Peterborough &amp; Fletton United, che era stato sciolto due anni prima.</p>
<p>Il Rotherham United esisteva già negli anni Settanta dell’Ottocento col nome di Tornhill FC e successivamente di Tornhill United. La principale squadra della zona era però il Rotherham Town, che sul finire del secolo sopravvisse a una serie di vicissitudini; questo mentre il Tornhill aveva cambiato denominazione passando a essere il Rotherham County. Col passare del tempo e di fronte a risultati sempre meno convincenti, però, si convenne che si sarebbero dovute unire le forze per evitare il naufragio del calcio cittadino e così nel 1925 le due rivali confluirono nel neonato (in quanto a nome) Rotherham United.</p>
<p>Lo Scunthorpe United nacque nel 1899 e undici anni più tardi, abbastanza sorprendentemente, si unì ai rivali del Lindsey United per formare un unico club che avrebbe portato entrambi i nomi per parecchi decenni.</p>
<p>Lo Sheffield United fu formato nel 1889 per dare una squadra al Bramall Lane, storico stadio (comunale) che lo Sheffield Wednesday aveva appena abbandonato per trasferirsi in uno di sua proprietà (l’Olive Grove). Una curiosità: a fondarlo fu il presidente del locale Cricket Club, che era anche presidente del Wednesday.</p>
<p>Il Southend United fu fondato nel 1906 come squadra rappresentativa dell’omonima cittadina balneare a sud dell’Essex.</p>
<p>Il 1899 è l’anno in cui fu fondato il Torquay United, da sempre unica società dedita esclusivamente al calcio nell’omonima cittadina che si affaccia sulla Manica a dispetto dell’esistenza di altre rappresentative &#8211; quale per esempio il locale Upton Cricket Club XI contro cui disputò proprio la sua partita d’esordio.</p>
<p>Il West Ham United, infine, nacque nel 1900 sulle ceneri del Thames Ironworks FC che a sua volta aveva inglobato ex giocatori dei defunti Old Castle Swifts FC e Old Lukes FC.</p>
<br />Filed under: <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/category/da-toro-news-44/'>da TORO NEWS (44)</a> Tagged: <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/inghilterra/'>Inghilterra</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/leeds-united/'>Leeds United</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/manchester-united/'>Manchester United</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/newcastle-united/'>Newcastle United</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/sheffield-united/'>Sheffield United</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/toro-news/'>Toro News</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/united/'>United</a>, <a href='http://andreaciprandi.wordpress.com/tag/west-ham-united/'>West Ham United</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/andreaciprandi.wordpress.com/901/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/andreaciprandi.wordpress.com/901/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/andreaciprandi.wordpress.com/901/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/andreaciprandi.wordpress.com/901/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/andreaciprandi.wordpress.com/901/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/andreaciprandi.wordpress.com/901/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/andreaciprandi.wordpress.com/901/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/andreaciprandi.wordpress.com/901/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/andreaciprandi.wordpress.com/901/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/andreaciprandi.wordpress.com/901/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/andreaciprandi.wordpress.com/901/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/andreaciprandi.wordpress.com/901/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/andreaciprandi.wordpress.com/901/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/andreaciprandi.wordpress.com/901/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreaciprandi.wordpress.com&amp;blog=14498625&amp;post=901&amp;subd=andreaciprandi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Inghilterra, ritorno al futuro</title>
		<link>http://andreaciprandi.wordpress.com/2012/01/16/inghilterra-ritorno-al-futuro/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 12:56:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>andreaciprandi</dc:creator>
				<category><![CDATA[da VAVEL.COM di Madrid (9)]]></category>
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		<description><![CDATA[mio articolo da VAVEL.COM di Madrid del 16 gennaio 2012 Si sta molto parlando dei grandi rientri di Henry all’Arsenal e Scholes al Manchester United. Milioni di tifosi sono stati sopraffatti dall’emozione ma è evidente che le scelte fatte da Wenger e Ferguson sono state estremamente razionali; sono la conseguenza di una crisi di rendimento [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=andreaciprandi.wordpress.com&amp;blog=14498625&amp;post=896&amp;subd=andreaciprandi&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>mio articolo da VAVEL.COM di Madrid del 16 gennaio 2012<br />
</strong><br />
Si sta molto parlando dei grandi rientri di Henry all’Arsenal e Scholes al Manchester United. Milioni di tifosi sono stati sopraffatti dall’emozione ma è evidente che le scelte fatte da Wenger e Ferguson sono state estremamente razionali; sono la conseguenza di una crisi di rendimento – e forse anche parzialmente d’identità &#8211; che non era più tollerabile.</p>
<p>Il Manchester United è martoriato dagli infortuni. Le assenze più gravi sono quelle di Vidic, che si è fatto male a inizio dicembre e starà fuori tutta la stagione, e Fletcher, che soffre ancora per un virus gravemente debilitante; a queste si somma il continuo dentro-fuori di una decina di altri giocatori, col risultato che per ogni partita non può essere convocata una media di tre o quattro titolari. Si capisce quindi come a mancare di recente, in un gruppo parzialmente rinnovatosi e costretto a reinventarsi ogni volta, fossero stati esperienza e collante. I Red Devils sono pur sempre campioni d’Inghilterra in carica e finalisti dell’ultima Champions League, quindi un eventuale passaggio a vuoto in queste condizioni sarebbe tollerato. Ma Ferguson non vuole concedersi un anno di pausa e così, conoscendo l’ambiente come nessuno e non concordando con chi ha infinita fiducia nelle capacità di recupero dei propri beniamini, scottato anche dal declassamento in Europa League, ha riabbracciato senza indugi il principale polmone dei Red Devils dell’ultimo ventennio, che aveva ammesso di essersi ritirato troppo frettolosamente lo scorso maggio.</p>
<p>Diversa la realtà dell’Arsenal, che non vince un trofeo dal 2005 quando conquistò la decima Coppa d’Inghilterra dei suoi (ormai) 125 anni di storia. Con le recenti cessioni di Fabregas, Nasri e Clichy è oltretutto sfumato l’originale progetto di Wenger, che aveva messo insieme e quindi cresciuto un gruppo di giovani campioni dalle infinite potenzialità &#8211; riuscendo per lungo tempo a mantenere intatte la fiducia dei suoi e l’ammirazione del mondo a dispetto del digiuno di vittorie. La finale di Coppa di Lega persa un anno fa contro il molto meno quotato Birmingham, però, aveva fatto capire che questa carenza di successi stava diventando insostenibile. Ultimamente, quindi, nemmeno le strepitose prestazioni di van Persie coi suoi 21 gol stagionali (che hanno contribuito più di qualsiasi altra cosa al parziale rilancio in campionato e alla qualificazione agli ottavi di Champions) stavano riuscendo a raddrizzare le cose.</p>
<p>Così ai Gunners è appena tornato il maggior cannoniere di sempre del club. La formula è quella del prestito (dai Red Bulls) e la permanenza a Londra, da cui Henry se n’era andato nell’estate 2006, sarà di sei o al massimo otto settimane &#8211; che seguono i quasi tre mesi di allenamenti già effettuati con la squadra approfittando della pausa invernale della Major League. Wenger, prudente quanto basta per non schierarlo dal primo minuto ma anche consapevole della sua forza, domenica l’altra nella sfida di FA Cup col Leeds l’ha mandato in campo a metà ripresa per essere immediatamente ripagato con l’unico gol dell’incontro, che è valso vittoria e qualificazione al turno successivo.</p>
<p>Lo stesso giorno e sempre in FA Cup, anche Scholes è stato rimandato in campo alla prima occasione disponbile: niente meno che in casa del Manchester City, dove avrebbe raccolto al pari del francese vittoria e passaggio al quarto turno. Non ha segnato al suo nuovo esordio, ma l’ha fatto già alla partita successiva, quella di campionato giocatasi sabato all’Old Traford, avversario il Bolton. E il momento non avrebbe potuto essere più propizio: dopo il rigore sbagliato da Rooney (l’ennesimo, e secondo di fila), proprio lui ha sbloccato il risultato e favorito la prima vittoria dei suoi dopo i due inaspettati stop consecutivi che avevano frenato la rincorsa alla vetta della classifica.</p>
<p>Contemporaneamente ai folgoranti ritorni di due delle più brillanti stelle del panorama britannico delle ultime decadi, va menzionato anche il momento positivo di Lampard. Mai mossosi da Stamford Bridge, l’espertissimo beniamino dei Blues non era stato tenuto troppo in conto dal nuovo manager, Villas-Boas. Il Chelsea ha parecchio stentato nella prima fase della stagione ma adesso, grazie anche alle 3 reti di cui 2 decisive che il suo centrocampista più rappresentativo, tornato finalmente titolare, ha realizzato nelle ultime tre partite, tutte vinte, ha riconquistato fiducia e ritmo.</p>
<p>Quanto di favoloso stanno facendo queste tre icone del calcio depone anche a favore dei loro manager, sereni e lucidi al punto da capire che di questi campioni attempati ma ancora fisicamente integri, adesso, c’era bisogno. Dire che non si può prescindere da giocatori come loro, che sono fuori dalla norma ma hanno anche una certa età, sarebbe però preoccupante: significherebbe che non si sono trovati degni sostituti in squadre attrezzate, sulla carta, per vincere tutto. Considerati anche gli infortuni e i rinnovamenti a cui si è accennato, la verità deve stare nel mezzo. Limitiamoci allora a dire che riproponendoli è stata fatta la cosa giusta al momento giusto.</p>
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