Pelle, palle e polli

mio articolo da CALCIOSTRUZZO del 1° aprile 2010

Chiariamo subito: i polli siamo noi, appassionati o tifosi, sempre presi a darci addosso cercando di giustificare ogni parola e decisione dei nostri beniamini, qualsiasi cosa abbiano detto e fatto, a tutti i costi e mi sento di poter affermare senza avere oltretutto per le mani altro che indizi circa il reale svolgimento dei fatti.

A me in particolare non piace l’andazzo per cui in certi ambienti che attraversano trasversalmente tutta l’Italia si considerino e usino le dichiarazioni proprie e altrui come un semplice riempitivo, qualcosa che alcuni, sempre più numerosi, hanno il privilegio di poter ritrattare in ogni momento o che addirittura non si scomodano nemmeno più a correggere quando è il caso. In questo, va detto, molta responsabilità l’abbiamo anche noi fruitori dell’informazione, che per la maggior parte accettiamo di essere bellamente presi in giro, in alcuni casi ricacciando nervosamente chi ce lo fa notare e facendo il gioco di chi continua a tenerci a panem et circenses.

Il caso di Balotelli ci aiuta a esaminare questo aspetto del nostro Paese, uno dei pochi che ironicamente lo rendano veramente europeo dato che non credo a chi dice che altrove, al di qua dell’Atlantico, dirigenti e giornalisti in generale sono diversi.

Io non conosco Balotelli, non conosco Moratti e nemmeno altra gente all’Inter. Non so neanche che faccia abbia chi scrive più spesso di loro. Ma questo non ha importanza, perché in quanto fruitore dell’informazione posso solo fare riferimento a quel che mi propongono giornali e televisioni. Anzi devo, perché quel che si è voluto dare a noi altri è poco più che la libera scelta di comprare o vedere questo giornale o quel canale (uniformità al punto da rasentare il ridicolo: l’assurdo timore di una dittatura lo lascio a chi dei lettori e dei telespettatori ha un’opinione ancora più bassa).

Il razzismo, anche se a dirlo mi sembra di essere retorico, è una cosa seria. Ma troppe persone ci giocano, cercando di ergersi a paladini di alcuni personaggi a loro cari e già che ci sono di intere categorie, riuscendo pure a farsi considerare tali da molta gente. Se ripenso alle polemiche che hanno seguito (in una sequenza forse diversa, ma poco importa) le partite in cui Balotelli è stato insultato a Cagliari, Torino e in occasione di una partita dell’Under 21 e alle diverse dichiarazioni che i dirigenti dell’Inter hanno rilasciato a tale proposito in contrapposizione a decisioni di fatto che hanno preso riguardo gli stessi episodi, ecco, mi scappa da ridere.

Ora, come sempre al più forte tocca prendersi tutte le bacchettate del mondo, anche quando contemporaneamente accadono fatti analoghi in altri Club cui però non viene dato spazio, ma questo dipende dall’organizzazione dell’informazione che gli stessi Club più potenti assecondano quando addirittura non mettono in piedi, quindi senza diritto di lamentarsene. Per noi allora è più facile parlare di quanto è sbattuto in prima pagina o nei titoli dei TG, e io mi sono fatto l’idea che con Balotelli, campione mediatico dell’anno, all’Inter c’abbiano marciato eccome. E con Balotelli hanno provato a prendersi gioco di tutti noi, ragione per cui sto scrivendo con buona pace del giocatore che non me ne vorrà se approfitto del colore della sua pelle, delle palle che hanno raccontato riferendocisi e del nostro essere polli quando gli diamo credito per spaziare un po’.

Tornando ai fatti, all’Inter per primi hanno sempre detto che si sarebbero dovute interrompere le partite in cui si erano levati cori razzisti contro Super Mario, e a tornarmi alla mente fin dalla prima dichiarazione accorata e preoccupata fatta quest’anno da Moratti è stato il caso Zoro. In quell’occasione, con un’accorta ed encomiabile opera di convincimento della Dirigenza nerazzurra, degna del migliore avvocato difensore cui si chiede di far scagionare il suo cliente indipendentemente dal fatto che sia colpevole o no, gli insulti degli ultras dell’Inter erano stati descritti come intemperanze o giù di lì e al giocatore del Messina erano riusciti ad appiccicare l’etichetta di furbo, di uno che con meschinità si era attaccato al colore della propria pelle e alla condizione di tanta gente per salvare una partita. Uno che sbeffeggiava la sua stessa razza, insomma, mica come certi bianchi che invece sanno prendersi cura come si deve dei cosiddetti colored…

Ebbene, qualche stagione più tardi, durante il girone d’andata del Campionato in corso, dopo che Balotelli era stato preso di mira a Cagliari il suo Presidente ha dichiarato che questa partita si sarebbe dovuta sospendere perché il razzismo, insomma, non lo si sopporta più ed è una piaga. A qualcuno possono essere sembrate grandi parole, le sue, anche se destinate a non avere seguito dato che il risultato (2-1 per l’Inter) era stato omologato. Fatto sta che leggendo un articolo scopro che Balotelli avevano iniziato a insultarlo sull’1-0 per i sardi ma che il Commissario era riuscito a chiedere ai Dirigenti dell’Inter presenti allo stadio, cui sarebbe spettata l’ultima parola circa l’interruzione o meno della gara, solo verso la fine, quando l’Inter aveva già ribaltato il risultato. E, rimanendo alla cronaca, la partita si è regolarmente conclusa, nei giorno seguenti Moratti ha dichiarato quel che sappiamo ecc ecc. Insomma, a me sembra che del razzismo da quelle parti non interessi troppo… E se non gli interessasse molto nemmeno di Balotelli?

Sì, perché in queste ultime settimane è scoppiato un nuovo caso che riguarda questo giocatore, che ripeto di non conoscere personalmente al pari di nessuno dell’Inter. Per quanto mi riguarda può anche aver preso a calci Branca, rigato la macchina di Mourinho, che ne so, oppure anche solo, si fa per dire, risposto male a qualcuno, tutte cose che lo metterebbero dalla parte del torto, oltretutto in un ambiente di giocatori che soprattutto dopo gli ultimi acquisti mi sembrano per la maggior parte gentiluomini e in ogni caso maturi. Ad ogni modo Balotelli non è stato convocato per due settimane buone, saltando parecchie partite, ma adesso che mancano due giorni all’incontro col Bologna e ci sono parecchie defezioni per squalifica o infortunio, ecco che all’improvviso, dopo che all’Inter avevano chiarito di poterlo tenere fuori fino a scadenza del contratto senza incorrere nelle stesse beghe di Lotito, sta per essere reintegrato. Come se Mourinho, sempre per quel che ne sappiamo, avesse fatto due conti o magari non ce l’avesse nemmeno troppo col giocatore, e qualcuno in alto avesse cambiato atteggiamento di nuovo secondo le esigenze del momento. Perché dopo tanta fermezza… Ma si sa, le parole sono soltanto un riempitivo.

Ora, se la Lazio valesse per la stampa quanto l’Inter o il Milan o la Juve, anche solo quanto la Roma di quest’ultimo scorcio di stagione, forse si potrebbe scrivere di più anche di come sono stati trattati Pandev, Ledesma e De Silvestri, sempre per sentito dire, ci mancherebbe; ma dei biancocelesti e di quelli come loro, a meno che non tornino in testa alla classifica, non debbano vendere giocatori a una grande o non giochino con una grande, non si vuole far parlare troppo e si arriva a dedicargli poco più di dieci secondi di lettura delle formazioni come a Guida al Campionato. Quindi in questo periodo ci tocca parlare di Inter.

Tutto questo per dire che a interessarci non sono né alcune squadre in particolare né i fatti in sé, che sono solo vicende umane, robetta, pretesti, ma quel che ci sta dietro, i cosiddetti principi. Altra parola, principio, che ha un forte gusto retorico, ma che se tirata in ballo dev’essere onorata. E se così non è, allora è giusto ricordare come invece venga maltrattata.

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