Tanto, chi se ne frega

mio articolo da CALCIOSTRUZZO del 2 aprile 2010

E’ notizia fresca fresca che sarebbero emerse altre intercettazioni nell’ambito di Calciopoli. E io voglio parlarne subito, senza aspettare gli sviluppi, senza saperne troppo, tanto non mi serve entrare nel dettaglio. Per me, infatti, il punto non è chi ha fatto cosa ma quel che ne consegue in termini puramente sportivi, quindi non corro nemmeno il rischio di dovermi rimangiare la parola o dir male di qualcuno. Dir male, poi, non è bello.

Allora, questo nuovo cosiddetto scoop non mi sorprende. Saltate fuori queste nuove intercettazioni, poi, chissà quante ne resteranno ancora insabbiate, al solito… Non mi sorprende nemmeno il fatto che questa novità processuale, di portata non inferiore a quelle di quattro anni fa, sia stata riportata con diversa enfasi dai vari mezzi d’informazione. E non m’interessa dilungarmi troppo sul fatto che i protagonisti di queste conversazioni presumibilmente proibite siano coloro che nel 2006 la scamparono per cavilli che sono suonati un insulto all’intelligenza nel momento in cui tutto ruotava intorno alla cosiddetta lealtà sportiva, rivelatasi alquanto impalpabile, o perché magari avevano stretto alleanze o tessuto una certa tela che nel calcio aveva solo un terminale di facciata… e che l’abbiano fatto pure con le parti più insospettabili, coi rivali di sempre, cittadini e non, fra cui quelli che hanno velocemente accettato (?) di essere fatti fuori, chi lo sa… Tesi, quest’ultima, che mi affascina soprattutto perché su una delle due stagioni messe al microscopio nel 2006 non si è poi deciso nulla, come a dire che tanto l’obiettivo era stato raggiunto e non era certo la legalità che si stava cercando di ristabilire. Sempre, intendiamoci, stando a quel che si è sentito e in base alla mia sensibilità, che non pretendo sia la stessa di altri.

Di letteratura su queste trame tipicamente italiche se n’è fatta, e potrebbe avere ragione davvero chiunque. In rete nel corso degli anni sono anche girati documenti disparati, comprese trascrizioni di telefonate mai considerate in sede di giudizio: allora come adesso bastava digitare su un qualsiasi motore di ricerca un paio di intuibili parole chiave per trovarne. E così i più curiosi e pazienti di noi si sono fatti il quadro di quel che è successo, che è molto più di quanto sembri: qualcosa di talmente vasto da non avere un inizio e una fine certi, una sorta di panoramica aerea degli effetti di un bombardamento a tappeto sul calcio italiano, limitata però ad alcune zone, selettiva, che ha trovato nello zoom il più irritante mezzo di disinformazione. Tutto questo mentre hanno dovuto ascoltare insieme ai più distratti (anche per scelta) quasi esclusivamente commenti sulla versione che si voleva propinare, rischiando lo stesso di assuefarsi come in tutte le cose a quel che vedevano e ascoltavano, che ben presto si è trasformato nella Verità, sì, con la V maiuscola.

Non è oggi il caso di riprendere tutti gli indizi che, pur non essendo prove, hanno fatto sospettare che un incredibile regolamento di conti interno alle Società che gravitano intorno alla Juventus sia stato camuffato grazie a complicità esterne con il più grande scandalo di sempre del calcio italiano: dirò solo che qualche parola in più a riguardo avrei gradito sentirla. Non è nemmeno necessario dilungarsi su come il Milan abbia potuto iscriversi alla Champions League del 2007, che avrebbe poi vinto intascandosi anche parecchi milioni in premi, solo in ragione di una mai corretta svista dei giudici in sede di penalizzazione, per cui è stata aggirata la paventata esclusione dall’Europa che era stata decretata dagli stessi giudici qualche giorno prima. Infine non è il caso di tornare più indietro ancora di Calciopoli (quello pubblicizzato) per analizzare le punizioni esemplari riservate a Fiorentina e Napoli, finiti in C2 inaugurando nel passato recente del nostro calcio la lunga serie di Club di seconda fascia tartassati dalla Giustizia; intendiamoci, le misure prese nei loro confronti possono anche essere state corrette, ma perché con loro sì e con altri no? Qui rischio di scadere, di andare nel banale, anche se spiace intuire che sollevare questioni logiche corre il rischio di essere considerato fuori posto.

Più scrivo, poi, più mi rendo conto che se dovessi andare avanti con gli esempi potrei far notte. Sapendo che sarebbero sempre meno rispetto ai reali casi. Quindi mi fermo.

Prendo spunto da questo, però, per dire quel che mi preme. Niente a che vedere con chi è stato punito o no, e neanche con chi dovesse cavarsela o meno in questo possibile secondo atto di Calciopoli.

Io affermo soltanto che non serve sapere chi fra tutti è stato (più o meno) pulito per dire che da quelle sentenze il calcio è uscito sconfitto e che da quelle che potrebbero essere emesse in futuro uscirebbe soltanto una versione riveduta e corretta dello stesso vomitevole caos. Oggi ci sono squadre oggettivamente forti, già affermate o in netta ascesa, i cui giocatori farebbero invidia a molti e che sportivamente o meglio atleticamente è giusto che lottino per i maggiori traguardi, i cui successi perdono però di credibilità e significato perché alla base non c’è stata un’affermazione guadagnata, un progetto puro, ma solo il giovamento di quanto preparato o comunque agevolato da interventi in realtà extracalcistici, sia quando presumibilmente a questo si è lavorato, diciamo così, sia quando di questo si è solo indirettamente beneficiato. Roba che dovrebbe far imbestialire più chi ama quelle squadre fortunate che chi non le sopporta. E mi chiedo sempre più divertito cosa accadrà ora. E’ evidente che a fare i tifosi che credono ciecamente nella verità che arride ai propri beniamini si va solo incontro a una musata contro il nuovo scenario che è stato preparato. Come carne da macello: cosa sono gli appassionati se non questo? Persone di cui i dirigenti parlano ogni tanto, costrette a vivere di riflesso le sorti delle loro squadre, che da quando pagandosi il biglietto non incidono più sulle entrate delle Società devono accontentarsi di blocchi di cemento armato di proprietà dei Comuni su cui sedere.

Alla fine, ironicamente, chi davvero tiene alla propria squadra dovrà piangere sulle spalle di chi ne tifa un’altra. E dovrà aspettare nuove sentenze, sembrerebbe con cadenza quadriennale, per poter esultare davvero e non doversi ricacciare in gola l’urlo per una vittoria. Si arriverà ai tempi di prescrizione, per non correre rischi… Banalmente, è la famosa ruota che gira ed è solo questione di tempo. Per tutti tranne per chi ha smesso di crederci e ha imparato a godersi una partita qualsiasi solo perché giocata bene, foss’anche da una squadra che non ha mai tifato, chi se frega, salvandosi cuore e fegato. Peccato, perché il senso del calcio se n’è andato.

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