Cosa c’entrano i tifosi?

mio articolo da CALCIOSTRUZZO del 4 maggio 2010

L’autobiscotto laziale contro l’Inter, domenica sera, ha scatenato una serie infinita di considerazioni e reazioni destinate come sempre a scemare nell’arco di una quindicina di giorni.

Io ho un’idea diametralmente opposta rispetto a quelle simili fra loro che hanno espresso osservatori e addetti ai lavori. Tutti si sono scandalizzati dell’appoggio dei tifosi laziali all’Inter, reso più antipatico ancora da un aperto attacco ai giocatori della propria squadra del cuore che si permettessero di far bene in campo contro i nerazzurri, esempio ne siano i fischi a un Muslera ispirato, felino, e a Floccari quando ha passato la trequarti avversaria. Non si dica poi degli striscioni a metà fra l’autoironico (Oh nooo, esibito dopo lo 0-1) e l’ispiratore (Scansamose) nonché dei cori intimidatori. Gravi, questi però davvero, al pari delle minacce che qualche sedicente giallorosso ha fatto a Lotito intimandogli di battere l’Inter, da leggersi, quest’ultima, come una richiesta logica ma disperatamente trascesa nel penale.

Ma che morale si vuol mai fare ai tifosi? E’ forse la prima volta che succede una cosa del genere? Non è stato tante volte esalatato lo spirito tribale, quasi guerriero, che divide così spettacolarmente le tifoserie di città come Roma e Genova? Cosa c’era dunque all’improvviso di tanto schifoso nel chiedere ai propri beniamini di perdere per non far vincere i cugini? Forse che i giocatori in una situazione simile corressero il rischio di sentirsi meno amati? Ma per favore! Semmai uniti da doppio cordone ombelicale ai propri tifosi, per la loro stessa causa. Abbastanza grottescamente anche gente nata dall’altra parte del mondo, mica alla Di Canio, ma pur sempre coprotagonista di una vicenda che più calcistica non poteva essere. Come quelle che a tanti autori, visti gli innumerevoli precedenti magari diversi nella forma ma identici nella sostanza, piace raccontare in libri pieni di tanto amore per l’assurdo di questo sport che è il meno sportivo di tutti. Ma di certo il più umano. Non so, ad ascoltarli mi scappa un po’ da ridere.

Quel che mi chiedo io è cosa siano le Società, i soggetti che al calcio danno forma e carattere molto più di giocatori che, si è visto anche in casa Lazio, possono essere tranquillamente fermati ed esclusi se ritenuto opportuno. I casi sono due. O le Società (la Lazio in questo caso) sono complici con la differenza che i cori che vengono dagli spalti non possono cambiare l’esito di un incontro e di un campionato a differenza di una prestazione rinunciataria degli undici in campo, oppure sono asservite agli ultras (quelli che minacciano, mica i tifosi sparsi fuori dalle curve) ben più di quanto l’accondiscendenza legata alle trasferte pagate , per esempio, avesse già fatto trasparire. Ma non solo: si pensi all’ultima partita di Maldini, violentata dall’atteggiamento di una curva insoddisfatta della Società per motivi che non riguardavano il suo capitano e vendicativa al punto da mandare in malora una giornata unica per tutto il mondo. Sono guai in entrambi i casi.

Se la Roma non vincerà lo scudetto dipenderà dai punti persi per strada prima ancora che da quelli lasciati fare all’Inter dalla Lazio. Resta però il fatto che i biancocelesti venivano da due scoppiettanti, fondamentali e per niente scontate vittorie in casa di Genoa e Bologna oltre che da un derby giocato comunque alla grande, mentre i giocatori super impegnati dell’Inter non si sa quanto sarebbero stati in grado di correre per novanta minuti. Stava dicendo bene Massimo Mauro in telecronaca su Sky, commentando che i giocatori della Lazio quella sera avevano deciso di… essere inferiori all’Inter. Sì, perché l’ovvia verità era lì lì per uscirgli di bocca, ma non si sa bene se Compagnoni accanto a lui o una vocina che gli ha ricordato il suo contratto gli hanno suggerito di deviare il discorso.

Di certo, poi, l’Inter non c’entra nulla, checché ne dica la Sensi che stavolta ha proprio sbagliato bersaglio, e in Corso Vittorio Emanuele fanno bene a fregarsi le mani dato che in questo ambiente quando le cose girano a proprio favore bisogna approfittarne perché un domani a non giocare potrebbe essere il Milan affrontando la loro diretta antagonista, fosse anche l’adorata Lazio. Non fosse che l’importante, si è capito, è per tutti mettere il proprio nome su un Albo d’oro, e anche che i nerazzurri hanno dimostrato di poter vincere sul campo, Moratti dovrebbe però maledire quest’episodio. Sì, perché per citare Mourinho la squadra comunque più forte d’Italia un campionato se l’è visto assegnare in tribunale, uno l’ha vinto giocando praticamente da sola, un altro l’ha portato a casa giusto negli ultimi quarantacinque minuti di campionato grazie al messia di quei tempi che ha appoggiato le stampelle per un’oretta scarsa, ed escludendo il titolo dello scorso anno è sul punto di essere nuovamente campione in mezzo alle polemiche.

Detto questo, però, chiariamo che le polemiche dovrebbero investire il sistema, mica una squadra. Penso al calcio nella sua totalità, se è vero che sempre domenica Gerrard ha fatto un passaggio all’indietro senza precedenti nella sua carriera che ha messo Drogba davanti a Reina e, segnato il gol, a un passo dal titolo col suo Chelsea a tutto svantaggio dell’odiato Manchester United. Ferguson non ha mancato di segnalarlo.

Si può risolvere tutto con la contemporaneità delle partite? Fosse anche così, il fatto che dall’anno prossimo non più gli incontri delle ultime due giornate ma soltanto quelli dell’ultima verranno disputati alla stessa ora fa pensare. Ma è un pensiero veloce, il dubbio è fugato in quattro e quattr’otto: ci sono dietro i contratti televisivi.

E allora perché stare a discuterne in sedi più o meno ufficiali? Al massimo, come faccio io qui, parliamone per non perdere di vista la realtà delle cose.

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