Little Italy

mio articolo da WORLD STRIKER del 21 febbraio 2011

Dopo un paio di mesi trascorsi esclusivamente nell’Eden privato della Serie A, il calcio italiano torna a confrontarsi col resto d’Europa. E come d’incanto le presunte certezze circa la grandezza delle sue principali protagoniste stanno venendo meno. Niente di sorprendente per gli osservatori più disincantati, un brusco risveglio per i più accaniti sostenitori della causa dei propri beniamini.

In attesa che l’Inter affronti il Bayern, il Milan capoclassifica ha subito una sconfitta interna che stupisce solo perché rimediata contro i quarti in Inghilterra. Sul piano del gioco, dell’atletismo e anche dello spirito, invece, nulla di nuovo sotto i riflettori di San Siro: come in occasione della sfida autunnale coi nerazzurri, a ben impressionare è stato il calcio del Tottenham, che oltretutto evita di autocelebrarsi nonostante ultimamente sia molto più completo del nostro.

Anche la Roma è crollata in casa, come troppe volte negli ultimi anni. L’Olimpico pieno solo a metà in evidente contrasto con la passione che dovrebbe animare anche questo sport, poi, ha sottolineato ancor più l’attuale disagio di un gruppo in crisi d’identità. Fino a ieri regolari e spesso convincenti più di tutti in Italia, i giallorossi sono inconsistenti fuori dai confini nazionali e recentemente risentono anche delle vicende societarie.

Il Napoli almeno ha pareggiato, ma per l’ennesima volta in Coppa non è riuscito a segnare al San Paolo, dove in campionato invece vola e ha fallito in una sola occasione.

La prima considerazione da farsi è che l’involuzione del calcio italiano può non apparire grave com’è soltanto in Patria, ove le grandi si trascinano stancamente riuscendo a prevalere sulle nuove forze, che sono i veri fenomeni, esclusivamente in ragione di una maggiore esperienza. Avessero anche il piglio di Palermo e Udinese, in Europa andrebbero molto meglio. E invece pagano dazio, perché occupare i piani alti del nostro campionato non significa avere la stessa qualità dei primi negli altri Paesi. Ultimamente solo l’Inter di Mourinho ha saputo vincere in Europa, ma rinunciando al gioco, puntando tutto sull’annientamento dell’avversario. E’ naturale allora che una volta andatosene il portghese rimanga materia di per sé valida ma priva di collante, ed essendo l’Inter se non il meglio che il nostro calcio può offrire almeno la squadra italiana oggi più solida, allora non deve stupire che il presente sia cupo.

D’altra parte due trionfi continentali nelle ultime quattro stagioni possono rincuorare solo i milanisti ricordando il 2007 e gli interisti pensando all’anno scorso. Nel mezzo, infatti, in Champions League ci sono state 11 eliminazioni di cui 3 nella fase a gironi, 7 agli Ottavi e una ai Quarti, questo mentre inglesi e spagnole riuscivano a occupare 9 dei 12 posti disponibili nelle Semifinali delle ultime edizioni. Nel 2010-11, quindi, la Sampdoria non ha superato i preliminari e nessuna fra Inter, Milan e Roma ha saputo vincere il proprio girone. Sempre nelle ultime tre stagioni, poi, oltre gli Ottavi di Coppa UEFA o Europa League non è mai andata più di un’italiana alla volta. Come nagare, allora, che il nostro movimento nel suo complesso è in crisi profonda?

L’andamento delle italiane impegnate in Europa dipende anche da una pessima gestione degli organici, col mercato di gennaio che mai come questa volta dev’essere considerato di riparazione. Le ha trasformate, però è servito a migliorarle principalmente per il campionato in considerazione dell’acquisto quasi esclusivo di giocatori forti ma non utilizzabili in Coppa. In campo internazionale si va avanti con ostinazione, col destino che non è ancora segnato ma di certo decisamente compromesso. E se anche si ribaltasse qualche risultato, resterebbe la ragionevole sensazione dell’impresa disperata piuttosto che di un meritato raccolto. Diversmente dal passato, quando di grandezza si poteva parlare a ragione.

Per rifiatare bisogna rituffarsi nel campionato, che quest’anno è finalmente tornato a regalarci un’appassionante lotta al vertice. Le prime in classifica, comunque, sono confortate dai risultati ma non possono esserlo dal gioco: vincere gli permette più che altro di sfogare l’inconfessata tensione derivante dall’incertezza riguardo le loro reali potenzialità, che ci s’illude siano quelle di un tempo perché quattro anni dopo Calciopoli si lotta nuovamente fra pari. Il punto però sta nello stabilire in quale categoria.

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