AAA coerenza cercasi

mio articolo da WORLD STRIKER del 4 aprile 2011

Balotelli e Cassano in Nazionale! Solo un anno fa, alla vigilia di Sud Africa 2010, era questa la pressante richiesta di quasi tutta Italia di fronte all’esclusione di questi due presunti fuoriclasse dalla rosa della Nazionale. Per niente pacata, poi, la protesta popolare nei confronti del c.t. Lippi, tecnico a cui la metà abbondante del Paese non perdona il legame con l’odiata Juventus ed è pronta a imputargli ogni sorta di errore e infamia quando sarebbe sufficiente riconoscergli una buona dose di antipatia e capacità più manageriali che tattiche – come dimostrato dall’assetto dato alla squadra ai Mondiali.

Fatto sta che dodici mesi fa si era in piena rivolta – calcistica. Di fronte agli sconfortanti risultati pre-Mondiali, milioni di tifosi – e comunque buona parte degli organi d’informazione, chissà responsabili di aver montato le cose più del dovuto – si scagliavano contro il c.t. e gridavano al cielo i nomi dell’allora interista e dell’allora sampdoriano. Non gli si riconosceva solo il talento, a ragione, ma anche la capacità di prendere per mano una Nazionale allo sbando per portarla lontano. Lasciando perdere l’atteggiamento di chi ai tempi li aveva in squadra e ora invece di loro dice pesta e corna a prescindere perché hanno cambiato maglia o stanno per farlo, magari andando a giocare per i maggiori rivali, non è che si stesse esagerando definendoli campioni?

Balotelli stava vivendo la sua stagione più triste all’Inter, non certo per i risultati della squadra quanto per i suoi rapporti con Presidente, spogliatioio e tifosi – una crisi da cui non sarebbe più uscito, nemmeno cambiando aria. La sua sostanziale epurazione dal gruppo, interrotta solo quando troppi infortuni obbligarono Mourinho a reintegrarlo, parlava chiaro. E se l’allenatore portoghese è un genio allora non si capisce perché Lippi, facendone ugualmente a meno, dovesse avere invece dei preconcetti.

Stessa cosa per Cassano. La scorsa stagione Delneri l’aveva messo fuori da un giorno all’altro, tenendolo lontano dai campi per una lunghissima serie di partite che la Sampdoria per di più avrebbe vinto praticamente tutte. Poi, sei mesi fa, era stata la volta del Presidente blucerchiato Garrone, che insultato dal talento di Bari vecchia aveva provveduto a farlo fuori seduta stante, col risultato che il giocatore è passato al Milan. Qui, per la cronaca, nonostante qualche assist decisivo e un paio di gol non è titolare nemmeno quando manca Ibrahimovic. Morale: se Delneri, Garrone e Allegri possono e vogliono fare a meno di lui, perché Lippi intorno a lui avrebbe invece dovuto costruire la squadra più importante che c’è?

Ma veniamo proprio alla Nazionale. Prandelli, esaurita la scorta di pazienza e comprensione che Paese e Federazione gli avevano imposto di avere, ha recentemente dato a Balotelli un aut aut con scadenza fra due mesi in conseguenza della sua scellerata e ripetuta condotta al Manchester City. Lì, fra l’altro, nemmeno l’allenatore che lo lanciò ai tempi dell’Inter e che l’ha fortemente voluto con sé in Inghilterra, Mancini, può più di lui. E Casiraghi, ex selezionatore dell’Under 21, di lui ricorda ancora le espulsioni e le bravate fuori dal campo. Cassano, poi, quando ha giocato con la maglia azzurra non ha mai convinto. Come al Real Madrid, quando per sua stessa ammissione pensava più alle brioches e alle donne che a giocare, o alla Roma, quando il suo fuoco si spense presto.

Tutto questo non tanto per recriminare sul passato quanto per sottolineare come anche di questi tempi in Italia non ci siano talenti. Perché quelli presunti tali, Fantantonio e Super Mario, non hanno capito che per essere grandi bisogna essere anche utili. E che un servizio al gruppo – e a una Nazione – lo si dà solo rinunciando all’esclusiva cura dei propri affari e del proprio ego. Il calcio, non per altro, è uno sport di squadra. Come di Messi, appena tre anni più di Balotelli e stella planetaria da almeno cinque, in grado di andare in porta da solo, ce n’è uno solo. E che cambi passaporto per far grande l’Italia non c’è più speranza.

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