Racing 0 River Plate 1

mio articolo da RIVERPLATE.COM del 1° maggio 2011

Il clasico fra River e Racing è il più antico d’Argentina e prima di quest’ultimo confronto la Banda poteva vantare un primato che non ha pari nell’ambito delle sfide fra cosiddette Grandi del Paese – includendosi anche San Lorenzo, Independiente e Boca: 48 vittorie in più dei cugini, in totale 85, a cui sommare altri 42 risultati positivi, vale a dire i pareggi.

Con riguardo a questo Clausura, invece, il biglietto da visita della Banda era la seconda miglior difesa del torneo, con appena 6 gol concessi in 11 uscite – 7 delle quali concluse a portiere imbattuto – anche se a fronte del secondo peggior attacco, con una media inferiore a un gol a partita. Su 5 trasferte, inoltre, non aveva mai perso – mentre il Racing di 5 partite giocate al Cilindro in questo semestre ne aveva perse ben 3.

Dopo le polemiche infrasettimanali legate al via libera dato a Teofilo Gutierrez, l’attaccante colombiano dell’Academia che pur avendo raggiunto il numero di ammonizioni a cui deve corrispondere la squalifica era stato graziato della Commissione Disciplinare dell’AFA, le due squadre sono scese in campo ad Avellaneda col Velez capolista nel mirino, a maggior ragione visto il suo impegno quasi contemporaneo sul campo dell’Estudiantes.

Gli aggiustamenti più significativi a cui aveva dovuto ricorrere JJ Lopez – per altro squalificato e costretto a sedere in tribuna – sono stati lo schieramento del peruviano Ballon in sostituzione dell’infortunato Acevedo e soprattutto quello di Rogelio Funes Mori, completamente recuperato, titolare al posto del neo papà Diego Buonanotte, in panchina. Confermati invece sia Almeyda che Roman, che pure a tratti erano parsi in dubbio nei giorni precedenti l’incontro. La difesa era quindi stata disegnata con la classica linea a tre costituita da Maidana, appunto Roman e Ferrero davanti a Carrizo, il centrocampo affidato a Ferrari e Juan Manuel Diaz sulle fasce e alla coppia Almeyda-Ballon nel mezzo e per finire l’attacco affidato al trio Lamela-Funes Mori-Pavone, tanto inaspettato quanto, sulla carta, dotato di maggiore profondità rispetto a come sarebbe risultato dalla presenza dell’Enano.

Ma veniamo alla partita. Ha vinto il River. Ha vinto coi denti, in dieci per tutto il secondo tempo per via della giusta espulsione di J.M. Diaz per doppia ammonizione. Ha vinto grazie al calcio di rigore realizzato da Pavone e procurato da un ispirato Lamela. Avrebbe potuto andare in vantaggio prima, non fosse che una conclusione del rientrante Funes Mori si è spenta sul palo. E ha vinto anche per non aver subito gol per l’ottava volta in 12 uscite – record del semestre al pari di quello, sempre suo, del minor numero di reti concesse in assoluto, appena 6.

L’incontro è stato tirato ma non bello. All’esplosivo Teofilo Gutierrez non è stato lasciato troppo spazio e in un occasione di una delle sue conclusioni Carrizo gli ha negato un gol che avrebbe scatenato le ire del mondo Millonario. Sempre determinante, JP: anche ieri ha sfoggiato tutta la presenza che gli ha permesso di rientrare nel giro della Nazionale e in particolare nella ripresa, quando il Racing con l’uomo in più ha dato tutto quel che aveva, ha salvato la baracca. Non cifosse stato lui, o avesse ceduto anche solo in un frangente, alla Banda spuntata dopo la sostituzione forzata di Pavone con Pereyra non sarebbero rimaste troppe frecce all’arco per raddrizzare le cose.

Un cenno a parte merita però il match winner, Mariano Pavone. Il Tanque è un giocatore solido, che veniva da un periodo di crisi e ha saputo recuperare efficacia col passare delle settimane, proprio nel momento in cui gli è stato chiesto di reggere spesso da solo tutto il peso dell’attacco. E non ha quasi mai deluso. Anzi, con quella di ieri sono salite a 3 – su un totale di 6 – le vittorie di misura della Banda dipese da un unico gol segnato da lui. E due di queste hanno fruttato niente meno che il doppio sacco di Avellaneda.

Più in generale, invece, ormai è chiaro: questo River non vincerà né perderà mai in modo netto. In tutto il campionato solo una volta ha ottenuto un risultato che andasse oltre un gol di differenza, cosa che per fortuna è coincisa con una vittoria, quella interna con l’Huracan. A tal proposito, mai come ora è necessario continuare a vincere e farlo anche in casa, con l’All Boys prossimo avversario al Monumental. Avanti di questo passo, lo spettro della retrocessione o anche solo degli spareggi resterà lontano e soprattutto si potrà puntare sempre più su. Perché oggi, guardando la classifica del Clausura, c’è da fare principalmente una considerazione: se le uniche due sconfitte incassate non fossero venute proprio contro due dei principali, altri pretendenti al titolo, innanzitutto il Velez che alla fine ha schiantato l’Estudiantes ma anche il Godoy Cruz che pure ha subito una battuata d’arresto, ora il River potrebbe guardare tutti dall’alto.

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