River Plate, idoli alla riscossa

mio articolo da MAGIC FOOTBALL del 1° luglio 2011

La girandola di voci sui possibili ritorni al River Plate di suoi ex campioni, molti dei quali emigrati in Europa, è qualcosa che al tempo stesso la dice lunga su cosa è questo Club e cosa Passarella ne ha fatto.

Inutile girarci intorno. L’attuale presidente ha segnato una nuova strada nella storia del River, quella della dittatura. Sono diventate tristemente note, al limite del proverbiale, le sue decisioni prese senza consultare nessuno, e non mi riferisco all’umore della piazza. Una politica, questa, che ha portato dove ben sappiamo ma che nelle ultime ore rischia di risultare compromettente anche in altri ambiti. Sono infatti tanti, tantissimi gli ex che negli ultimi giorni hanno apertamente manifestato la ferma intenzione di tornare a vestire la loro vecchia maglia – anche perdendo soldi, pur di aiutare la causa ‘millonaria’ – che Passarella ha letteralmente ignorato o tutt’al più liquidato. Liquidato attribuendo però l’impossibilità di riaccoglierli a Nuñez al nuovo allenatore designato, cioè Almeyda, a dispetto dell’esplicita dichiarazione del Pelado di avere per esempio posto Cavenaghi in cima alla lista dei rinforzi richiesti proprio al Kaiser.

Non indugerò oltremodo sul deprecabile atteggiamento del numero uno del Club, che mai come in questi giorni in tanti sono tornati a chiamare ‘bostero’ in ragione del suo supposto originario tifo per il Boca nonostante altrettanti tifosi continuino a vedere in lui il glorioso capitano del River che è stato. Piuttosto, guardiamo al meraviglioso atteggamento dei numerosi ex che si sono detti pronti a tornare fin da subito.

D’Alessandro e Cavenaghi, entrambi in forza all’Internacional di Porto Alegre, il ‘Chori’ Dominguez ora al Valencia, Aimar e Saviola del Benfica, e poi Federico Dominguez, Lux, Garcé, Cuevas e Fabbiani. Addirittura Camoranesi e Trezeguet, che a differenza dei precedenti non hanno mai vestito la maglia della Banda né tanto meno sono usciti dal suo vivaio ma restano tifosi dichiarati. In quanto a Ortega, che avrebbe potuto rientrare da un prestito al pari di Nasutti, avendo ricevuto solo la proposta di entrare a far parte del nuovo staff tecnico ha già visto svanire definitivamente il suo sogno di tornare a vestire la banda. Tutti questi campioni, però, hanno immediatamente espresso il desiderio di contribuire all’auspicabile immediata rinascita leggasi risalita del River e per alcuni di loro (su tutti la coppia D’Alessandro-Cavenaghi della cui grandezza e identificazione nei colori sono stato testimone oculare e posso quindi parlare a ragion veduta quando si tratta di valutarne l’apporto che darebbero) si può parlare addirittura di intenzione visto l’incarico di muoversi che hanno dato al loro rappresentante. Peccato che fra il dire e il fare ci sia di mezzo… Passarella.

Quel che sarà è lontano dall’essere già scritto e non è pronosticabile ma in questa sede è importante sottolineare l’aspetto emotivo, anzi sentimentale, della vicenda. Sì, perché è facile dire che certi Club sono grandi, ma è poi necessario giustificare quel che spesso rischia di essere niente più che retorica o, peggio, propaganda. E quando si parla di Argentina niente è più scontato che cadere nella trappola giornalistico-nazional-popolare-mediatica della nobiltà d’animo dei fedeli al Boca Juniors rispetto a chiunque altro. A maggior ragione del River Plate che, disgraziatamente, patisce fin troppo il fuorviante attributo di milionario che gli fu attribuito in un momento particolare della sua storia solo per via di una serie di costosi acquisti che fece ma che più recentemente, quando alla guida c’era Macri, avrebbero potuto tranquillamente guadagnarsi proprio gli Xeneizes.

Lungi da me l’idea di screditare una Società ed esaltarne un’altra d’ufficio. Soprattutto ora che col presidente da una parte e gli ex dall’altra è evidente quanto splendore e miseria convivano eccome, al River. Piuttosto, desidero dare il giusto spazio e la giusta eco a un fenomeno che onestamente in pochi altri Club al mondo potrebbe verificarsi. E va quindi rimarcato. Non vogliatemene, ma fatico a pensare a giocatori arrivati a guadagnare decine di volte più che ai loro esordi disposti a tornare alla base nel pieno della propria carriera per amore della maglia. Questo mi fa pensare che la fedeltà dimostrata da migliaia di tifosi che indossano con orgoglio le nuove maglie degli idoli via via partiti per ragionevoli motivi economici possa e anzi debba necessariamente essere ripagata.

Degli sviluppi della polemica di cui si diceva prenderemo nota col passare dei giorni. Nel frattempo, però, se qualcosa di positivo si può trovare nella retrocessione del River (che non sia la supposta maggior pertinenza economica del Club alla seconda categoria, altre parole dell’attuale presidente…) questo è proprio il palesarsi dello spirito riverplatense, qualcosa che anni di predominante avversione giornalistica argentina e ingenuità o meglio superficialità, spesso incompetenza e irresponsabilità da parte dei mezzi d’informazione stranieri, hanno sacrificato sull’altare di chissà quale ricerca di sanguigna identità esclusivamente in altre Società. Niente di più grottesco, quest’ultimo atteggiamento, tant’è vero che la mia personale risposta è l’esaltazione di un’anima dai colori specifici ma che, in generale, è assai più diffusa di quanto risulti comodo ammettere e raccontare. Memore però di tutte le fughe di piedi – non di cervelli – che si sono verificate dalla nostre parti in occasione di ogni retrocessione eccellente, sembra che il River sia davvero un’altra cosa.

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