River Plate, il giorno dell’orgoglio

mio articolo da MAGIC FOOTBALL del 14 luglio 2011, riproposto da WORLD STRIKER del 17 luglio

Per molti è un sogno. Per molti altri, non coinvolti ma attenti, è un fatto davvero notevole. Per altri ancora, tristemente la maggioranza costituita da coloro che sono abituati a inseguire i capricci degli strapagati giocatori giramondo che vanno per la maggiore e riempiono le prime pagine dei giornali, niente di che; anzi, forse si tratta addirittura di un’assurdità, di una dimostrazione di stupidità.

Io credo che il mondo del calcio preso nel suo complesso, a dispetto dall’approccio globale di cui si vanta grazie a chi lo fa e chi ne parla, non abbia ancora dato il giusto rilievo a quanto appena successo. Ma confido nel fatto che, se si andrà avanti di questo passo, quando un giorno tanti Club reclameranno ognuno il proprio giocatore simbolo solo per realizzare di essersi palleggiati per anni gli stessi, allora la grandezza del gesto di due ragazzi in controtendenza avrà il giusto riconoscimento.

Sto parlando di Fernando Cavenaghi, tornato a vestire la maglia del suo River nel momento più difficile del Club, quello della prima retrocessione in 110 anni di storia. E del Chori Dominguez, che ha fatto altrettanto, contemporaneamente.

Nella mattinata di giovedì 14 luglio i due si sono trasformati da ex in nuovi attaccanti della Banda a conclusione di un capitolo glorioso delle rispettive carriere che non ha (ancora) troppo a che vedere col calcio giocato e forse proprio per questo resta praticamente unico nel suo genere. Almeno in questo periodo storico. Senza padri-padroni-procuratori o agenti-faccendieri di sorta di mezzo, semmai invece grazie a rappresentanti finalmente umani che li hanno assecondati, infatti, nei corridoi dei Club per cui stavano giocando e in quelli di Núñez hanno preso forma due dei più emozionanti e significativi trasferimenti che siano mai avvenuti. Qualcosa che con l’arricchimento, fatalmente, non può avere niente a che fare.

Si tratta di calciatori con davanti ancora molte stagioni da protagonisti nel cosiddetto calcio che conta, quello della ricca Europa: Dominguez ha appena compiuto i 30 anni, niente per il calcio moderno, e Cavenaghi addirittura na ha solo 28. Il primo stava giocando col Valencia e l’avevano cercato anche dall’Italia, il secondo era all’Internacional di Porto Alegre, ma in prestito dal Bordeaux.

In particolare Cavenaghi aveva ritrovato nel Sud del Brasile il suo gemello Andres D’Alessandro, con cui nei primi anni Duemila aveva formato una delle coppie d’attacco più talentuose in assoluto ed entusiasmanti per i seguaci del River. Vederli di nuovo insieme, prima che le cose precipitassero, aveva fatto a tutti i tifosi della Banda un’impressione particolare, analoga a quella sortita da altri due prodotti del vivaio come Aimar e Saviola riunitisi al Benfica, solleticando la loro fantasia. L’usuale malinconia dipendente dal vedere i propri beniamini altrove veniva infatti improvvisamente accompagnata dal pensiero di poterli riavere sul serio accanto a sé visto che già l’uno accanto all’altro, seppure con un’altra maglia, erano finiti.

Personalmente, da forzato testimone a distanza di questo delizioso momento del calcio mondiale, non posso dimenticare di aver assistito dal vivo alle prodezze di Cavenaghi nella sua prima esperienza con la banda rossa sul petto. Col ‘Cabezon’ aveva spadroneggiato in casa del Boca vincente di inizio Terzo Millennio e fra tante segnature (la bellezza di 55 in 88 partite fra il 2001 e il 2004, indispensabili per la conquista di 3 campionati) aveva anche già dato le prime prove extra del proprio attaccamento alla maglia. Basti pensare a quando s’improvvisò sbandieratore in curva in occasione di un clasico con l’Independiente.

Ebbene, per tornare a vestire i suoi colori del cuore Cavenaghi ha rinunciato a un milione e mezzo di euro, secchi. La sua scelta di vita prima ancora che professionale stona decisamente con quelle prese da altri ex. Per fare un paio di esempi, radicalmente europea ancorché legittima quella di Crespo che, messa su famiglia in Italia, si era rifiutato di riattraversare l’Atlantico anche quando la prospettiva era di giocare in Prima Divisione; dipendente da motivi puramente e indecentemente economici quella di Dario Conca, divenuto addirittura il terzo giocatore più pagato al mondo dietro ai soli Cristiano Ronaldo e Lionel Messi dopo il suo recente trasferimento in… Cina. Non è un caso, allora, se anni fa era stato scelto proprio il ‘Torito’ per incarnare lo spirito ‘millonario’ sui manifesti affissi in tutta Buenos Aires che recitavano “Del River si nasce, non si diventa”…

In tempi come questi, con ancora negli occhi e nelle orecchie quanto fatto e detto dagli ultimi due presidenti, è giusto ricordare idealmente a tanti personaggi dalle cui decisioni dipende il prossimo futuro del Club cosa sia il senso di appartenenza. Appartenenza al River. E dopo quanto fatto da Cavenaghi ma anche Alejandro Dominguez, che la Banda ha sempre avuto nel cuore benché a differenza del primo fosse arrivato al River solo dopo gli esordi nel Quilmes, è ancor più facile.

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