Qualcosa di sportivo

mio articolo da COMUNITA’ ITALIANA di Rio de Janeiro di agosto 2011, in cui compare col titolo ‘Antisportivo’

Si è appena scritto l’ennesimo capitolo dell’annosa vicenda riguardante l’assegnazione dello scudetto 2006: obbedendo alle disposizioni del presidente Abete, il Consiglio Federale si è dichiarato incompetente in materia e il titolo resta all’Inter, senza nemmeno una diffida.

Il Club maggiormente danneggiato fra tutti, cioè la Juventus di Andrea Agnelli, ha già annunciato iniziative legali dato che a differenza di quella di cinque anni fa intende difendersi. Di conseguenza, ci toccherà continuare ad assistere al contorcimento su se stesso di un sistema calcistico tanto imperfetto e pavido da apparire irreale, al punto che ai tempi tanti dirigenti avevano preferito arrangiarsi da soli piuttosto che denunciare le irregolarità alla Federazione…

E’ un sistema paradossalmente antisportivo, a cominciare dai protagonisti. Moggi e via via, scendendo di responsabilità, tutti coloro che hanno provato a sistemare preventivamente le cose a proprio favore. Passando per milioni di personaggi che sono gradualmente usciti allo scoperto dimostrandosi innanzitutto tifosi nel senso meno nobile del termine, servi di una fede o di un CDA. Finendo con le istituzioni e i vari organi coinvolti, che chiamati in causa nel corso degli anni e ognuno secondo competenza hanno puntulmente disatteso il proprio ruolo e deluso ogni aspettativa.

Caos, nient’altro che caos da cinque anni a questa parte. Di recente, però, grazie alle ormai famose motivazioni del p.m. Palazzi si erano finalmente riconosciute anche all’Inter chiare contravvenzioni al principio di lealtà sportiva. Detto che tutti coloro che parlavano con gli arbitri meritano di essere puniti, il discorso sembrava finalmente chiuso. Inutile sottilizzare su quanto si telefonasse e inopportuno cadere nella trappola retorica di chi avrebbe ravvisato attacchi personali nell’indicazione di una condotta professionale sleale di un dirigiente come Facchetti, scaltro come tutti.

Ma se sulle responsabilità dei singoli si può intervenire anche a distanza di anni e senza ripercussioni generali, lo scenario sportivo che è andato nel frattempo delineandosi ha già subito uno stravolgimento irreparabile.

Milan e Inter, apparentemente l’una contro l’altra, in realtà hanno beneficiato allo stesso modo del disastro giudiziario di Calciopoli: hanno infatti alzato una Champions League. I primi dopo aver dribblato una penalizzazione in classifica calcolata proprio per evitargli di partecipare al maggiore torneo continentale del 2007, i secondi dopo aver goduto di anni di improvviso strapotere in Italia in seguito a cui si sono rafforzati al punto da poter competere per i più alti traguardi. Il tutto, al di là dell’affossamento della pur colpevole Juve i cui dirigenti di allora sul piano della slealtà non avevano però trasgredito a regole diverse, è motivo di ancor più rabbia: il rifiorire di tante diverse realtà calcistiche che per decenni erano state sacrificate allo strapotere delle tre grandi d’Italia, infatti, avrebbe potuto essere ancor più evidente se la Giustizia fosse stata puntuale e, azzardo attraverso una tautologia, giusta.

Che singoli dirigenti vengano eventualmente condannati, e se sì come, poco dovrebbe interessare a chi segue il calcio. L’importante è che esso non venga più gestito come fino ad ora e, di conseguenza, tornino a esserci pari opportunità per tutti. La Giustizia inciamperà ancora, senza riuscire a rimettere (troppo) ordine. Una cosa però la si potrebbe fare, dopo tanto parlare di titoli. Stabilito che nessuna Società merita lo scudetto del 2006, nonostante a una sia consentito di fregiarsene, perché non riconsiderare anche i titoli assegnati in Italia durante gli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale? E’ stato quello un periodo in cui non si sono potuti disputare i canonici campionati, ma di calcio se n’è giocato eccome. A maggior ragione nel 150° dalla nascita dell’Italia, invece che a quella recente trovata commerciale che è la Supercoppa italiana, un’altra volta esportata nella ricca Cina, non sarebbe forse il caso di riconoscere innanzitutto il giusto valore a quelle competizioni?

Non certo per falsa retorica, ma al posto dei soliti nomi sarebbe davvero bello, per una volta, veder campeggiare sulle prime pagine dei giornali quelli meritevoli di Conversano, Juve Stabia, Spezia e Salernitana, i campioni di quegli anni assieme a Palermo, Lazio e Roma, con qualcuno che raccontasse ai più giovani che calcio fu, quello. Sarebbe molto meglio che sbobinare l’ultima telefonata di uno dei tanti faccendieri del calcio moderno: aiuterebbe a riequilibrare un ambiente, comprensivo dei fruitori, che vive ormai solo di indotti ed equivoci stimoli.

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