River Plate, una questione di stile

mio articolo da MAGIC FOOTBALL del 24 luglio 2011

C’è qualcosa che storicamente distingue il River Plate dalla maggior parte delle squadre argentine: il bel gioco.

Certo, ci sono momenti e momenti. Non sempre ci si può esprimere al meglio, ma è sintomatico come anche nel triennio peggiore della sua storia, quello che è culminato nella retrocessione, non si sia rinunciato a un numero particolare. Quell’1 solitario che negli inflazionati schemi di gioco che si è soliti affiancare ai nomi dei giocatori in occasione della presentazione degli incontri segue il 3 o il 4 che indicano i centrocampisti e il 2 che si riferisce agli attaccanti. Più tradizionalmente detto, il 10.

Nelle ultime stagioni, ai già affermati Gallardo e Ortega il River ha saputo via via affiancare giovanissimi trequartisti del calibro di Buonanotte, Lamela e Lanzini. Rifinitori che, non a caso, non stanno già più lì dove sono nati. Se Buonanotte può essere considerato discretamente esperto, pur avendo solo 23 anni, Lamela di anni ne ha appena 19 e Lanzini addirittura 18. Ma, per quanto sono forti, sono finiti immediatamente in squadre di primissimo piano. Rispettivamente nel Malaga che si sta organizzando per essere una delle nuove potenze economiche europee, raccogliendo per questo solo campioni veri da tutto il mondo, nella nuova e inedita, potenzialmente spettacolare Roma di Luis Enrique e nel Fluminense campione del Brasile appena liberatosi di un altro ex River tutto fantasia, quel Dario Conca andato per soldi in Cina dopo essere stato eletto miglior giocatore dello scorso Brasileirão. Non dimentichiamoci poi che l’espatrio di Buonanotte è avvenuto soltanto ora esclusivemente in ragione del terribile incidente di cui fu protagonista quasi due anni fa, altrimenti a quest’ora sarebbe già di qui dall’Atlantico da tempo, con la maglia del Benfica invece che quella degli spagnoli.

Proprio parlando di Benfica, squadra in cui attualmente milita, non può che tornare alla mente un altro trequartista di classe cristallina uscito dalle giovanili del River: Pablo Aimar. D’altra parte i nomi di ‘enganche’ vale a dire rifinitori che hanno fatto grande il Club di Nuñez si sprecano. Oltre a quelli già fatti, D’Alessandro e, andando a ritroso nel tempo, Alonso, Kempes, Sivori. Con Francescoli la cui duttilità nel reparto avanzato delle grandi e vincenti formazioni di metà anni Ottanta e Novanta ne ha fatto, a tratti, l’ennesimo fantasista di una squadra che, come dimostrato, a un certo approccio al gioco non ha mai rinunciato. Nemmeno di recente quando non si sapeva più come porsi di fronte a tanta classe ma anche tanti pochi risultati positivi ottenuti – non certo, comunque, per colpa dei gioielli citati.

Ora, guardando alla squadra che il nuvo allenatore Almeyda sta plasmando, c’è da chiedersi se per la prima volta il River non stia consapevolmente rinunciando al trequartista. Nelle recenti uscite di precampionato, per quanto siano da considerarsi sgambate e nulla più, di un numero 10 nemmeno l’ombra… Via in una botta sola Buonanotte, Lamela e Lanzini, negato il rientro a Ortega (cui Almeyda avrebbe offerto esclusivemente un ruolo tecnico ricevendo per risposta un secco ‘no’), con Gallardo che si è appena seduto sulla panchina del Nacional di Montevideo, D’Alessandro che a differenza di Cavenaghi non ha potuto lasciare l’Internacional di Porto Alegre e Aimar su cui il Benfica continua a far conto dopo che la sua assenza nella sfortunata semifinale di ritorno dell’ultima Europa League è pesata troppo, ecco, dato tutto questo bisogna abituarsi all’idea che il prossimo River sarà diverso da quello storico.

Forse Almeyda ha fatto i suoi calcoli, dovendo affrontare una B Nacional dura e dai ritmi più serrati rispetto alla Primera Division, ma i recenti acquisti non fanno che confermare questa linea. Carlos Sanchez e Martin Aguirre, entrambi ex Godoy Cruz, e Nicolas Freitas che potrebbe arrivare invece dal Peñarol tutto sono meno che rifinitori. Ma non è detta l’ultima parola: non è da escludersi che un giorno non troppo lontano possa esordire in prima squadra un nuovo numero 10 di appena 16 anni a cui è stato addirittura fatto firmare un contratto per evitare che l’Arsenal di Wenger se lo portasse via: è Tomas Martinez, autentico faro della Septima. Come dire: il DNA del River resta inalterato.

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