Wenger non si discute

mio articolo da MAGIC FOOTBALL del 25 agosto 2011

L’ottenimento della quattordicesima qualificazione consecutiva ai gironi di Champions League dopo che il suo ridimensionato Arsenal ha eliminato l’Udinese ai play-off sembra aver tolto molta pressione di dosso ad Arsène Wenger. Un po’ ovunque, infatti, da qualche tempo a questa parte ci si chiede quanto realmente valga questo manager che non riesce più a vincere. Personalmente mi chiedo come si possa metterlo in discussione.

Premesso che non frequento l’ambiente della Highbury House né il centro sportivo di Shenley, ma se per questo non lo fa nemmeno la stragrande maggioranza dei suoi detrattori che anzi sembrano tutti essere estranei al Club, riscontro che nei suoi confronti gli avveduti dirigenti dell’Arsenal in nessun momento hanno dato troppi segni di impazienza né fatto trasparire l’intenzione di prendere provvedimenti drastici. Mai come ora, quindi, credo che un po’ di cifre possano fare chiarezza tra chi non lo stima (più). I dati che riporterò, oltretutto, dovrebbero costituire un ulteriore motivo di orgoglio per questo ormai storico tecnico dei Gunners, la cui abilità nell’aver ideato e progettato per poi assemblare e gestire un gruppo di giocatori ogni anno che passa sempre più numeroso ed eterogeneo per età e provenienza, con ragazzi fenomenali scoperti in tutto il mondo e lanciati senza timore sui maggiori palcoscenici, è un punto fermo a suo favore a detta di chiunque.

Andiamo con ordine. Stiamo parlando del responsabile tecnico di un Club fra i più prestigiosi al mondo, che proprio in questo 2011-12 celebra i suoi 125 anni di vita. Un Club fondamentale nella storia del calcio anche per essere stato rifondato da uno dei padri di questo sport, Herbert Chapman. Ma anche un Club che, con buona pace di chi lo tifa, non ha sempre brillato per le vittorie al punto che è infinita la letteratura sulle sue débâcle e anche l’attributo di ‘boring’ cioè ‘noioso’ che immeritatamente continua ad avere la dice lunga su quel che è stato per lungo tempo – quando anche vinceva ma coi risultati striminziti che hanno ispirato il coro irriverente e pieno d’orgolio dei suoi tifosi ‘One-nil to the Arsenal’ vale a dire ‘1-0 per l’Arsenal’.

Non troppi i successi in questi 125 anni, considerato il suo blasone. Di Coppe d’Inghilterra 10, è vero, ma di campionati solo 13, di Coppe di Lega 2, tante quante le Coppe europee. Ebbene, Wenger non vince da 6 anni ma nei suoi precedenti 8 e mezzo, essendo arrivato a ottobre del 1996 a stagione già iniziata oltre che parzialmente compromessa, aveva portato a casa 3 Premier League e 4 Coppe d’Inghilterra, realizzando anche il Double nel ’98 e nel 2002. Sul totale dei trofei vinti dal Club da quando esiste, praticamente 1/4 dei campionati, metà delle FA Cup e la maggioranza della prestigiosa accoppiata fra le due competizioni, che prima di lui l’Arsenal aveva realizzato solo nel ’71. Non male, considerato che il mitico Chapman in una decade aveva portato a casa solo 2 campionati e 1 Coppa. Questo, dato che aveva già vinto in Francia col Monaco e in Giappone col Grampus Eight, significa che dopo gli esordi travagliati al Nancy, sua prima squadra allenata, l’alsaziano ha sfondato ovunque abbia lavorato.

Dicevamo dei 6 anni, gli ultimi, senza vittorie. Qualcuno si ricorda che in passato l’Arsenal è rimasto a secco anche per 44 (tutti quelli iniziali, col primo trofeo alzato solo nel ’30) e poi ancora 18 a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta? Senza considerare che in quest’ultimo lustro abbondante i flop dell’Arsenal di Wenger sono spesso coincisi non a tragici naufragi bensì a imprese sfiorate anche di grande prestigio, come la Finale di Champions League del 2006 in occasione della quale cedette al… Barcellona. Senza considerare i numerosi successi che ci sono comunque stati, quello appena ricordato ma anche altri piazzamenti – che con riguardo a tutta la sua permanenza al Club ammontano a 4 secondi e 3 terzi posti in campionato oltre a 3 finali perse di Coppe inglesi e 1 di Coppa UEFA – credo che visti i presupposti possano sì rappresentare delusioni momentanee ma non siano certo testimonianze di un fallimento. Anzi, sarebbero roba da leccarsi le dita per il novantanove per cento delle squadre che ci sono… E d’altra parte non è facile vincere sempre quando in casa si ha a che fare con Manchester United, Chelsea e Liverpool e in Europa oltre che sempre con questi anche con Real Madrid, Milan e Barcellona, corazzate che – insieme allo United – negli ultimi quindici anni si sono passate il testimone di dominatrici quasi incontrastabilli ed effettivamente spesso incontrastate della scena continentale.

Insomma, sul carattere di Wenger si può dire quel che si vuole ma non capisco come si possa criticare il suo operato generale. Senza dimenticare che l’identità che l’Arsenal ha saputo ritrovare – al punto da essere assurto a modello di fabbrica del bel calcio prima ancora del Barcellona di Guardiola – è da attribuire in larghissima parte proprio a lui, che assieme ad Alex Ferguson offre l’esempio migliore di come il calcio dovrebbe essere gestito. Perché saranno pure scontrosi e originali questi veterani di un’unica panchina, ma complice l’equilibrio di fondo che possiedono il loro ego non ha mai offuscato i Club a cui sono dediti, intesi come istituzioni ma anche insiemi di professionisti. Insomma, gente alla Chapman, il leggendario e altrettanto vulcanico Chapman… E se quest’ultimo è riuscito a guadagnarsi eterna gratitudine da parte dei propri tifosi per quel che ha fatto del loro Club a dispetto dalle poche vittorie, con tutto il pianeta calcio che a lui riconduce iniziative rivoluzionarie, perché non si dovrebbe riconoscere altrettanto al padre dell’Arsenal (e in parte anche del calcio) moderno?

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