Il pallone sgonfiato

mio articolo da COMUNITA’ ITALIANA di Rio de Janeiro di ottobre 2011

Senza troppi giri di parole si può dire che l’ambiente calcistico italiano è alla deriva. Contemporaneamente a intoppi giudiziari e aspri confronti fra giocatori, Società e Federazione, l’afflusso di denaro si è ridotto come ampiamente dimostrato dall’andamento del mercato estivo, fiacco come non succedeva da decenni. A fare da cornice a tutto questo, lo scenario desolante costituito da impianti vecchi, scomodi e trascurati in cui tifosi sempre meno considerati e per reazione poco numerosi si riuniscono in occasione di partite sempre meno divertenti.

Non si tratta di considerazioni disfattiste: è la realtà. Basta parlare con un qualsiasi fruitore dei servizi legati al calcio. Esclusi coloro che si adattano, peraltro sempre meno, se si ascoltano i tifosi e non fantomatiche fonti ufficiali l’insoddisfazione e lo sconforto sono evidenti.

Inutile cercare di risolvere il classico dilemma dell’uovo e della gallina nel tentativo di stabilire quale sia l’origine delle cose: tutto è collegato. E’ sufficiente osservare che molti appassionati non sono più disposti a subire disservizi e frequentare gli stadi in assenza di soddisfacenti condizioni ambientali e organizzative, con le conseguenze che ne derivano. I Comuni tergiversano e ai Club interessano palesemente più gli introiti provenienti dai diritti televisivi e dal merchandising in Asia che quelli derivanti dalla vendita dei biglietti per una partita. Risultato: il cosiddetto ‘dodicesimo giocatore in campo’ rischia di ridursi sempre più a un’espressione retorica e di estinguersi a causa della contrapposizione fra pubblico e privato che sta paralizzando il Paese. A qualcuno staranno anche bene gli stadi semideserti, col paradosso del Nereo Rocco di Trieste i cui spalti per gran parte della scorsa stagione sono stati ricoperti con pannelli riproducenti il pubblico che non c’era, ma è giusto capire cosa tutto questo indichi e comporti dal punto di vista sportivo.

Apparentemente, la recente inaugurazione del nuovo stadio della Juventus ha aperto una nuova era: quella della modernità e del riscatto. Ma questo è il primo impianto privato d’Italia costruito dal 1995, anno di apertura di quello di Reggio Emilia, e contemporaneamente alla sua realizzazione si è abbandonata l’idea della Cittadella Sportiva di Firenze, con l’apertura di altri impianti di proprietà dei Club che resta ancora poco più che un’ipotesi.

E’ più inicativo il caso isolato dello Juventus Stadium o l’abbandono di numerosi altri progetti analoghi? Una cosa è certa: all’estero la modernizzazione è un processo in corso e inarrestabile già da tempo, invece da noi chi decide continua a far conto sull’inerzia degli utenti e, con le proprie scelte, induce a pensare che il calcio inteso come sport sia spesso un interesse secondario se non addirittura un’attività di copertura.

Un altro spunto di analisi viene dalle manifestazioni internazionali ospitate, coi Mondiali di calcio che sono un indicatore imprescindibile visto che in occasione della loro organizzazione gli impianti vengono rinnovati con l’idea che restino moderni per molto tempo ancora. Nella sola edizione del Dopoguerra che ha saputo organizzare, però, l’Italia non è riuscita ad affrancarsi dal passato dovendo rispettare una normativa palesemente anacronistica che impone a molti stadi comunali di ospitare anche la pista da atletica nonostante poi di queste manifestazioni se ne svolgano pochissime all’anno. E’ cronaca, non speculazione informativa.

Detto che con Italia ’90 non si è dato impulso agli stadi al contrario di quanto è successo in ogni altro Paese che abbia organizzato kermesse mondiali, le prospettive sono ancora più sconfortanti. Se in Europa le nazioni trainanti sono altre, molte delle quali emergenti, il mercato si sta anche nettamente affrancando almeno formalmente dal Vecchio Continente al punto che due delle prossime tre edizioni sono fissate in altri continenti e la terza è stata assegnata alla Russia, terra di confine e parte integrante di un’area economica in assoluta espansione – non dimentichiamo infatti che uno degli organizzatori dei prossimi Europei è l’Ucraina. Questo mentre un Brasile veramente in cerca di rilancio sta per vivere una stagione irripetibile con Mondiali, Copa America e Olimpiadi che ospiterà in tre anni successivi.

E se, dopo il Sud Africa, il Qatar con le sue irresistibili potenzialità economiche e la sua affidabilità è riuscito ad avere la meglio di potenze europee tradizionali come Inghilterra, Germania e Spagna, tutti Paesi in cui bastano gli stadi di Club di seconda divisione a fare concorrenza a quello nuovo della Juventus, fiore all’occhiello del Bel Paese, come possiamo confidare in un futuro roseo per il nostro calcio?

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