Un Fla-Flu in emergenza

mio articolo da MAGIC FOOTBALL del 10 ottobre 2011

L’ultimo dei quasi quattrocento confronti diretti tra Flamengo e Fluminense si è concluso con una rocambolesca e contestatissima vittoria sul fino di lana, in rimonta per 3-2, dei rossoneri. Conseguentemente, pur mancando ancora dieci turni alla fine, complici altri risultati il Mengão torna a sognare addirittura il titolo mentre il Tricolor resta momentaneamente fuori dalla zona che qualifica alla prossima Libertadores.

Questo Fla-Flu, però, non è stato come avrebbe potuto. E dovuto. Causa di forza maggiore si è giocato ancora una volta allo Stadio Olimpico João Havelange, e fin qui niente di strano dato che tutti sanno che col Maracanã in fase di ristrutturazione per i Mondiali del 2014 che resterà inagibile almeno un altro anno e mezzo l’impianto cittadino principale è diventato quello del quartiere di Engenho de Dentro. Digerita, ma a fatica, l’asettica pista da atletica azzurra che incornicia troppo nettamente il terreno di gioco – che in spalti affollati e disordinati dovrebbe avere il suo elemento complementare a soprattutto continuativo e oltretutto nell’occasione è apparso danneggiato in coseguenza del recente concerto ivi tenutosi da Justin Bieber – un’ulteriore perplessità circa questa soluzione dipende dal fatto che ancora una volta sono state tenute chiuse le due curve. Risultato: uno scenario non sufficientemente degno, pessime condizioni del campo e presenze – comunque rumorosissime – forzatamente ridotte a 25.513. Non che ci si aspettino sempre i quasi 200.000 di fine 1963 al Maracanã, ma una delle stracittadine più prestigiose al mondo che oltretutto quest’anno per la prima volta nella storia ha messo di fronte gli ultimi due campioni nazionali meritava di più – per esempio che venissero ammessi tutti i 45.000 spettatori che il cosiddetto Engenhão può accogliere.

Fatte queste considerazioni di carattere ambientale, non si può poi prescindere dall’assenza forzata di due giocatori che sarebbero stati sicuri protagonisti della sfida per la qualità del loro gioco ma anche il carattere rappresentativo che hanno. Come aspre polemiche avevano già evidenziato, le convocazioni di Mano Menezes per due partite amichevoli della Nazionale ‘verdeoro’ – già qualificata alla Copa 2016 in quanto il Brasile è il Paese organizzatore – contemporanee a quelle di altri selezionatori in caccia invece della qualificazione sul campo hanno finito per alterare gli equilibri di molte squadre in corsa per il titolo.

Con riguardo al calcio carioca, sabato il Botafogo si era dovuto accontentare dell’ennesimo pareggio casalingo – per di più ottenuto in ragione di evidenti motivi organizzativi non all’Engenhão che da qualche tempo è la sua casa bensì allo stadio del Vasco da Gama – e ha così rallentato la riconcorsa ai primi. Privo del bomber uruguaiano Abreu, che è con la Celeste, viene spontaneo chiedersi se potendolo invece schierare avrebbe fatto meglio. Domenica, quindi, il Vasco che scendeva in campo da capolista ha dovuto rinunciare al suo difensore di riferimento, Dedé, anch’egli in Nazionale, e ha finito per perdere pesantemente dopo sei risultati positivi consecutivi. Venendo quindi al Fla-Flu, anche se i vari Leo Moura e l’ex Flu Thiago Neves per i rossoneri e Deco, Lanzini e Rafael Sobis per il Tricolor garantivano qualità a prescindere, a questa supersfida non hanno potuto prendere parte niente meno che Ronaldinho e Fred. E’ vero, squalifiche a parte la contemporanea assenza dell’ex rossonero e della punta ex Lione non ha creato disequilibrio, ma anche se è vero che nessun giocatore vale quanto la maglia resta il rammarico per un confronto che, non fosse stato alterato dalle convocazioni per la Seleção, avrebbe potuto dire cose diverse anche in chiave campionato.

Rimanendo sulle convocazioni del CT brasiliano e allargando il discorso a tutte le iscritte al torneo nazionale, non sono stati in pochi a osservare che l’unica squadra ancora in lotta per il titolo a non essere stata danneggiata dall’impegno del Brasile sia stato il Corinthians che proprio Mano Menezes allenava al momento della chiamata da parte della Federazione. E sarà anche un caso ma è proprio il Timão, ora primo da solo, ad aver beneficiato più di tutti di questo turno anomalo… Ora, ipotizzare che dietro tutto ciò ci sia stata una macchinazione lascia il tempo che trova ma per fugare ogni dubbio sarebbe stato sufficiente che la CBF stilasse il calendario del Brasileirão tenendo conto degli impegni delle Nazionali sudamericane – o che, nel caso della rappresentativa ‘verdeoro’ che per giunta sta affrontando solo amichevoli, favorisse un accordo fra Club e selezionatore in merito all’utilizzo di certi giocatori.

Come anticipato, mancano ancora parecchie giornate alla fine e chi sta dietro ha tempo in abbondanza per recuperare. Certamente, poi, ci saranno nuovi episodi a incendiare gli animi e contribuire a scrivere la storia di questa stagione. Ma almeno per qualche giorno, prima che si scenda di nuovo in campo col nuovo leader Corinthians che già pregusta la sfida di mercoledì sera con un Botafogo probabilmente ancora spuntato per i motivi già detti, i tifosi del Fluminense non potranno che chiedersi se un colpo magico del loro grande attaccante assente avrebbe potuto regalargli una vittoria importante per mille motivi. Una risposta a questo sportivamente straziante dilemma, va da sé, non l’avranno mai.

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