Il mucchio selvaggio

mio articolo da COMUNITA’ ITALIANA di Rio de Janeiro di novembre 2011

Il mercato estivo aveva relegato l’Italia a spettatrice delle multimilionarie operazioni di Club europei già affermati o in fase di ricostituzione grazie a immensi capitali. Tanti soldi sono stati capaci di stravolgere lo scenario calcistico internazionale frustrando parecchi progetti tecnici meritevoli e ben avviati. Il nostro calcio, in particolare, oltre alla rinuncia a campioni che non hanno nemmeno sfiorato lo Stivale ha dovuto sopportare il sacco di grandi giocatori come nel caso di Eto’o, Pastore e Alexis Sanchez. Ma non solo.

Convinti che la Serie A potesse continuare a valere tanto nonostante queste premesse, si era alla ricerca della prova di una qualità rimasta intatta a testimonianza del valore intrinseco del nostro calcio. Gli scoppiettanti risultati delle primissime giornate, coincise anche a sfide di cartello, avevano fatto esultare: il nostro movimento, avevano affermato i tanti affascinati dai numeri più che dalla sostanza, sembrava finalmente in grado di esprimere un gioco divertente. E sempre a proposito di numeri è stata poi un’altra realtà a catturare l’attenzione: l’equilibrio generale reso evidente da una classifica cortissima che a ottobre inoltrato vedeva dieci soli punti a separare le prime dall’ultima.

Il livellamento generale che si è inizialmente prodotto in Serie A dovrebbe essere foriero di un torneo ancora più appassionante di quello scorso, che era stato caratterizzato da una lunga e insolita corsa a tre per il titolo. Ma non è tutto oro quel che luccica. Se non c’era più una squadra a punteggio pieno o quasi già dopo un solo mese e mezzo vuol dire che nessuna, fosse anche una sola, è davvero forte. O almeno che forte non si è dimostrata fino a quel momento. Se l’Inter è arrivata a essere penultima, in zona retrocessione per quanto con ragionevoli prospettive di ripresa, è perché fino a quel momento si è rivelata debole. Poco, ma solo poco più debole del Milan per altro: i rossoneri, campioni d’Italia in carica, hanno ripreso il passo allungando sui cugini dopo due pareggi, due sconfitte e un solo successo – striscia questa che, con la rosa che hanno, è negativa al di là di ogni giustificazione legata agli infortuni e li accomuna ad altre protagoniste annunciate del campionato.

Prendiamo la classifica dopo 6 giornate, in piena estasi collettiva da ‘mucchio selvaggio’. Su 20 squadre, 13 avevano già perso almeno un terzo delle partite giocate. Grandi comprese: 2 Milan, Napoli, Roma e Fiorentina, 4 addirittura l’Inter. A non aver ancora conosciuto sconfitta erano solo le due capoclassifica, Juventus e Udinese, che però tanto avevano vinto altrettanto avevano pareggiato. Se si considera che nessuna delle squadre cosiddette provinciali si è particolarmente rafforzata, con l’esclusione forse del Cesena che però paradossalmente al tempo era ultimo, allora si capisce che l’equilibrio riscontrato fino a quel momento non è dipeso dal miglioramento delle squadre meno attrezzate, che al solito hanno conquistato un numero limitato di punti, quanto invece da una partenza col freno a mano tirato di tutte le grandi, che come le piccole hanno raccolto poco.

Sia chiaro, un torneo equilibrato è sempre auspicabile. Lo è a maggior ragione oggi, col ricordo ancora fresco dell’ultimo lustro in cui non hanno mai avuto concrete possibilità di vittoria più di due squadre alla volta, unica eccezione la stagione passata. Ma un conto è assistere a un campionato combattuto, altra cosa avere squadre che giocano bene.

Per concludere va comunque detto che l’affollamento in classifica fa la fortuna dei giornali, coi loro titoli, ma non piace a tutti. In verità sono in molti ad auspicarsi un rapido ritorno alle classiche gerarchie, cosa che presumibilmente avverrà passando per un nuovo, provvisorio assetto della classifica che farà fare considerazioni differenti – ma non potrà comunque cancellare quanto successo in principio né nascondere i limiti riscontrati. Discorso a parte merita la qualità perché questa è la vera discriminante e, andando oltre gli interessi particolari, tutti la desiderano. Altrimenti, stesse tutto nel famoso esaltante equilibrio, non si capisce perché si dovrebbe continuare a guardare dall’altro in basso un campionato combattutissimo come per esempio quello algerino, le cui squadre esattamente come le nostre dopo sei giornate erano tutte racchiuse in dieci punti…

Posta un commento o usa questo indirizzo per il trackback.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: