Uruguay, la maledizione dell’Apertura

mio articolo da MAGIC FOOTBALL dell’8 dicembre 2011

Archiviato l’Apertura, al Nacional che l’ha vinto stanno già pensando al futuro. In attesa che si definisca la rosa con cui si affronterà il primo semestre del 2012, quello del Clausura, dell’assegnazione del titolo annuale (quello che conta) ma anche della Libertadores, l’uomo che ha regalato l’ennesimo alloro al Bolso, Alvaro Recoba, ha fatto alcune considerazioni scaramantiche.

Quel che il Chino ha ricordato con estremo realismo è che non hanno ancora vinto nulla di definitivo e che, a tale proposito, dei diciotto campioni dell’Apertura – che si disputa solo da metà anni Novanta – appena due hanno vinto anche il Clausura e sei hanno finito per consacrarsi campioni dell’Uruguay. La tendenza, insomma, è che ad aggiudicarsi il titolo nazionale sia chi porta a casa il Clausura per un comprensibile buono stato di forma che all’occorrenza può protrarsi sino alle finali tradizionalmente fissate appena dopo la conclusione del secondo torneo corto della stagione.

Il Nacional detiene il record di affermazioni nell’Apertura (10) ed è anche una delle sole due squadre ad aver poi vinto anche il Clausura – l’altra è il Danubio. In questi casi, ovviamente, per assegnare il titolo uruguaiano non è stato necessario disputare le finali annuali fra i due campioni dei tornei corti poiché corrispondevano. Nelle altre sedici occasioni, però, solo sei volte il campione dell’Apertura è stato poi incoronato campione nazionale: anche qui il record spetta al Nacional (3) davanti agli arcirivali del Peñarol (2) e al Defensor Sporting (1).

Volendosi tutelare anche dalla sfortuna che accompagna chi vince a dicembre, il Nacional guarda già al mercato. E lo fa puntando a giocatori decisamente navigati. Innanzitutto il difensore Andres Scotti (35 anni). Quindi suo fratello Diego (34), Pablo Alvarez (28) e Pablo Garcia (35), centrocampisti questi che con Jorge Martinez (28), ex ora al Cesena, potrebbero tappare i buchi lasciati dalle probabili cessioni dei giovani e già ricercatissimi Piriz (21) e Bueno (18). Con una Libertadores da giocare e tutto da dare in soli sei mesi non stupisce che Gallardo voglia allestire una rosa di grande esperienza.

Per parte sua, il Peñarol sta facendo altrettanto con la consapevolezza di avere letteralmente gettato alle ortiche questo Apertura e il desiderio di fare meglio da gennaio a giugno di quanto abbia fatto nel 2011. Ci riuscisse, vincerebbe almeno un torneo corto – con la prospettiva di aggiudicarsi anche il titolo nazionale per le ragioni esposte legate alla forma – e pure quello continentale dato che la scorsa estate, in Libertadores, ha ceduto soltanto in finale al Santos. Il presidente Damiani sembra determinato e si fanno i nomi innanzitutto di parecchi possibili cavalli di ritorno. Dei tanti, per nominare i più conosciuti all’estero, qualcuno fra Arevalo Rios, Orteman e Diogo potrebbe rientrare dopo esperienze più o meno prestigiose, rispettivamente, in Messico, Paraguay, Argentina e Spagna. Il sogno comunque resta Antonio Pacheco, attualmente ai rivali cittadini del Wanderers, a cui però si chiederebbe un sacrificio in termini di ingaggio.

Staremo a vedere. Una cosa però è certa: la formula attuale del campionato uruguaiano è intrigante e permette di guardare alla stagione da angolature interessanti che sono sconosciute qui in Europa. E, come dimostrato, consapevoli di tutto ciò sono innanzitutto i suoi protagonisti.

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