East Enders, oltre le botte c’è di più

mio articolo da TORO NEWS del 10 gennaio 2012

In Inghilterra esistono decine e decine di rivalità. Terra di derby per antonomasia (non foss’altro che per la città ove presumibilmente si giocò il primo e da cui di conseguenza viene il nome, che è inglese), le sfide tra cugini come le chiamiamo noi in Italia non sono solo stracittadine. In molti casi in palio c’è il dominio di una regione; in altrettanti anche solo di un quartiere.

Il ‘local derby’ ossia ‘di quartiere’ tradizionalmente più sentito è senza ombra di dubbio quello che vede opposti sul campo West Ham United e Millwall e sugli spalti, ma spesso anche per la strada, i loro ultrà – il che lo rende probabilmente anche il più pericoloso. Questo confronto è talmente acceso, radicato e ormai noto anche fuori da Londra e dalla Gran Bretagna che è stato citato in un numero di pellicole senza confronto rispetto alla trasposizione cinematografica di qualsiasi altra rivalità (‘The Firm’ e il suo recente remake, ‘The Football Factory’, ‘Green Street’, ‘Rise of the Footsoldier’, ‘Cass’ e ‘Hooligans’ su tutte), a loro volta venute parallelamente o dopo una ricca letteratura.

Io stesso, per quanto valga, ho vissuto questo derby o comunque le vicende di questi due club innanzitutto attraverso le pagine dei libri. Uno in particolare, proprio ‘The football Factory’ da cui fu tratto il film citato, un racconto dall’omonima trilogia uscito in Italia col titolo ‘Fedeli alla tribù’, mi aveva colpito al punto che conoscendo già bene Upton Park, sede del West Ham, un giorno mi decisi ad attraversare il Tamigi per andare a vedere di persona cosa ci fosse anche attorno a The Den, lo stadio invece dei Leoni del Millwall – anche se farei meglio a dire New Den dato che ora la squadra gioca in un nuovo impianto, il primo londinese dell’era contemporanea, sorto a poche centinaia di metri dal precedente. Vecchio o nuovo che fosse l’impianto, comunque, poco contava visto che il quartiere è lo stesso e l’atmosfera sostanzialmente non la si è persa. Benché si trattasse di una visita infrasettimanale, slegata da una partita, quel che percepii passeggiando per quelle strade tranquille mi bastò; in particolare ho avuto i brividi percorrendo uno dei sottopassaggi che collegano il centro abitato all’area in cui adesso sorge lo stadio, isolata oltre i binari a pochi isolati dalle sponde del Tamigi. Leggendo ero rimasto impressionato dalla descrizione dell’imboscata tesa dalla gente del Millwall (intesa come ultrà per la strada ma anche chi contribuiva con lanci di tutto, financo mobilia, dalle finestre della propria casa) ai tifosi in trasferta in quel caso del Chelsea. Ebbene, una volta sul posto trovai conferma alle sensazioni provate scorrendo le pagine: per chi ama la storia risulterà illuminante il paragone di quel budello, fratello del più celebrato in Cold Blow Lane che si faceva ai vecchi tempi, con le Termopili – almeno concettualmente. Non per altro si parla anche di Ambush Alley, cioè appunto ‘vicolo dell’imboscata’. Particolare anche il panorama che si aprì davanti ai miei occhi oltre quell’angusto passaggio: un’area dominata esclusivamente dallo stadio e una carrozzeria, sul modello dell’area di Parque Patricios, Buenos Aires, dove un deposito di pneumatici occupa lo stesso isolato in cui è stato costruito l’Adolfo Ducò, stadio dell’Huracan, a ridosso anch’esso dei binari del treno. Niente potrebbe dare un’impronta più ‘working class’ di questo.

La rivalità fra Hammers e Lions risale ai primi del Novecento ma affonda le radici ancora più indietro. Il 1900 è l’anno in cui il West Ham United venne ufficialmente costituito come club professionistico sulle ceneri del vecchio Thames Ironworks, che era una società amatoriale formata prevalentemente da impiegati e operai a sua volta nata sulle spoglie dell’Old Castle Swifts e poi unitasi all’Old St Lukes. E’ anche l’anno della prima partita ufficiale del club col suo nuovo nome, anche se la prima sul terreno ove ancora oggi sorge il suo stadio risale solo al 1904: il campo era detto The Castle (da cui le due torri che campeggiano ad Upton Park), l’incontro fu proprio il derby col Millwall e il risultato finale fu di 3-0 per gli Hammers, i famosi ‘claret and blue’ vale a dire ‘bordeaux e azzurro’ dai nuovi colori della maglia adottati sul modello dell’allora fortissimo Aston Villa, che sostituirono quelli originari (blu Oxford) e successivi (celeste).

Il Millwall, a quei tempi, esisteva già da quindic’anni anni essendo stato fondato nel 1885 col nome di Millwall Rovers. Era ormai conosciuto, però, come Millwall Athletic, seconda denominazione nella sua storia che avrebbe mutato solo nel corso degli anni Dieci del secolo scorso quando rinunciò all’attributo di stampo sportivo. Vista la frequenza della riorganizzazione finanziaria prima ancora che sportiva di molti club dell’epoca, che come visto toccò anche questi due, i sostenitori degli uni e degli altri continueranno a restare divisi anche a riguardo di chi sia nato prima. Le uniche verità incontrovertibili sono la comune estrazione sociale delle due fazioni e la sostanziale adiacenza dei loro quartieri almeno in origine, prima che nel 1910 il Millwall lasciasse l’East End per emigrare appena a sud del Tamigi. Erano lavoratori di un cantiere che sorgeva a nord-est del corso cittadino del fiume gli Hammers, operai di una fabbrica di inscatolameto dell’Isola dei Cani – in realtà una penisola compresa in un’ansa dello stesso fiume giusto un paio di chilometri più in basso – i Lions, che non per nulla erano inizialmente detti Dockers.

Venendo più nello specifico al derby, come detto quello del 1904 fu il primo giocato fra gli attuali club ad Upton Park ma le due squadre si erano già incontrate in amichevole nel 1897 – quando gli Hammers erano ancora i Thames Ironworks e l’allora Millwall Athletic s’impose per 2-0 – e poi un’altra ventina di volte. Il primo nel nuovo stadio dei Lions a sud del Tamigi, abbandonato solo nel 1993, data invece 1912 e finì 5-1 per loro. La prima sfida degna veramente di nota per qualcosa che non fosse puramente calcistico, quindi, fu quella che cadde proprio a fine secolo: il 23 dicembre 1899 si dovette abbandonare l’incontro a pochi minuti dalla fine per scarsa visibilità e il resto della partita, invece che essere disputato a mo’ di recupero, venne riprogrammato al termine del successivo derby di campionato – un po’ come succede ancora oggi nel baseball quando un incontro cancellato può essere disputato lo stesso giorno di quello successivo, in coda ad esso. Ma se si può individuare un’origine della rivalità che vada al di là della stessa estrazione sociale del tifo delle due squadre e dell’originaria vicinanza territoriale, questa è forse il rifiuto degli operai-tifosi del Millwall di aderire allo sciopero generale cui parteciparono invece quelli del West Ham, nel 1926: il calcio, evidentemente, conta solo come conseguenza dato che decisivo fu l’elemento sociale.

Certamente gli anni più agitati furono i Settanta, ma d’altra parte lo furono in generale in tutta Inghilterra, con l’organizzazione di decine di gruppi organizzati, le cosiddette ‘firm’, che segnarono un’epoca partendo dalle botte di allora per arrivare, oggi quando le si ricorda, alla moda. La differenza sta nel fatto che i loro agiati ammiratori continentali – soprattutto di recente – sfoggiano inorgogliti i capi firmati che gli ultrà inglesi iniziarono invece a indossare trent’anni fa per non dare nell’occhio come quando, in precedenza, esibivano le sciarpe (da qui la loro definizione di ‘casual’): insomma, firme vs ‘firm’… La famosa ICF, acronimo di Inter City Firm, per più di due decenni seminò il terrore in tutta in Inghilterra nel nome degli Hammers, muovendosi in treno come si evince dal suo nome e lasciando sinistri biglietti da visita sul corpo stremato di chi era stato picchiato. Il Millwall è invece tutt’ora rappresentato dai Bushwackers, gli ideatori fra l’altro della terribile arma impropria detta ‘Millwall brick’ (una sorta di manganello fatto di pagine di giornale ripiegate che ha il vantaggio di poter essere assemblato dopo aver passato indenni le perquisizioni). Vuoi per la Thatcher e le contromisure che il suo Governo prese nei confronti degli hooligan, vuoi perché a differenza dei primi decenni del XX secolo le due squadre si incontrarono sempre meno dato che si ritrovarono spesso a giocare in diverse categorie, non accadde più nulla di degno di cronaca fino alla tarda estate del 2009. Per lunghi decenni il Millwall rimase un club sostanzialmente minore, facendo su e giù tra le prime categorie, mentre il West Ham vinse 3 Coppe d’Inghilterra e 2 europee e diede anche alla Nazionale campione del mondo nel ’66 tre titolari fra cui il capitano (Moore) e colui che con una tripletta affossò la Germania in finale (Hurst). Unico elemento comune fra i due club, a proposito di giocatori importanti, è Teddy Sheringham: uno dei pochi ad averli serviti entrambi. Poi, due anni e mezzo fa, in occasione di un incontro (di Coppa di Lega) che le urne avevano finalmente regalato dopo quattro stagioni, gli ultrà si affrontarono fuori e dentro Upton Park col risultato che a fine giornata si arrivarono a contare decine di feriti e la partita (che per la cronaca finì 3-1 per il West Ham) fu sospesa per ben tre volte nell’imbarazzo generale – di un Paese intero oltre che di Gianfranco Zola, che ai tempi allenava i padroni di casa.

In totale, fino a oggi le due squadre hanno portato a termine 98 incontri ufficiali: 38 li ha vinti il Millwall, 33 il West Ham e 27 sono finiti in pareggio, mentre praticamente pari è il computo dei gol con 140 dei Lions e 138 degli Hammers. L’ultimo derby è stato di campionato, quello cadetto, e risale allo scorso autunno quando si pareggiò per 0-0 al New Den. Ora invece siamo alle soglie di quello di ritorno, che è programmato per il 4 febbraio ad Upton Park e potrebbe entrare nella storia: rischia infatti di essere giocato su questo terreno per l’ultima volta se davvero al West Ham finiranno per assegnare lo stadio Olimpico dopo Londra 2012. In attesa di scoprire se dalla prossima stagione dovranno giocare su un campo circondato dalla pista di atletica (orrore!), gli Hammers arrivano a questa sfida avendo nel mirino l’immediato ritorno in Premier League dopo la recente retrocessione; i Lions invece mirano a ottenere una comoda salvezza.

Il mio augurio è che chi di voi ignorava questa storia possa prendere spunto da quanto ho scritto per documentarsi ulteriormente su quel che predilige – di statistiche, storia, geografia o costume che si tratti – e seguire l’imminente sfida con passione. Non potrebbe esserci occasione migliore per ribadire quanto articoli come questo siano solo il pretesto per contribuire, fra chi scrive e chi legge, ad accrescere il bagaglio di notizie inerenti un mondo che evidentemente ci appassiona tutti. Sono davvero tanti i sostenitori stranieri (e italiani) di queste due squadre, la cui rivalità di quartiere è evidentemente riuscita a conquistare appassionati che vivono lontani migliaia di chilometri: ragazzi più o meno cresciuti che pur dovendosi arrendere all’evidente realtà di non essere East Enders non hanno saputo resistere al fascino dei colori e prima ancora di una cultura autentica che dimostra di valere quasi più per com’è (pura e cruda) che per quel che rappresenta. Io però tutto questo, inteso nella sua originalità, preferisco lasciarlo ai tifosi e più in generale agli abitanti dell’Est di Londra, dissociandomi da qualsiasi cosiddetta ‘subculture’, ‘casual’ o meno che sia, che pur non priva di fascino vedo a rischio-infighettamento (un vero controsenso pensando alle radici umili soprattutto di West Ham e Millwall) oltre che come un limite alla mia curiosità e al sostanziale interesse per tutto. Libertà, questa, che intendo preservare. Come sempre, tutto vale a patto però che contribuisca validamente alla causa e non sfoci nel fanatismo.

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