Milionari e Millonarios

mio articolo da VAVEL.COM di Madrid del 3 febbraio 2012

A qualcuno potrà sembrare una banale considerazione su vicende che si prestano a facile retorica. Fatto sta che proprio quanto accaduto negli ultimi giorni conferma che il River ha temprato molti giocatori fedeli e devoti. Non tutti, ma di certo in numero maggiore rispetto ad altri club.

Dopo il ritorno di Cavenaghi e Alejandro Dominguez, che sei mesi fa si sono riuniti al club del cuore, di recente è stato il turno di Ponzio. Sono giocatori, questi, che hanno rinunciato a fior di quattrini in ragione di una scelta professionale e di vita molto insolita in un panorama di professionisti che come tali badano – pur legittimamente – innanzitutto al portafogli. Nelle ultime ore però il Chori Dominguez ha resistito a un’altra tentazione, l’ennesima, ribadendo la propria posizione al che ha rifiutato di fare una seconda esperienza al Rubin Kazan, squadra con cui aveva già giocato e vinto fra il 2004 e il 2007. Nemmeno otto milioni di euro per due anni l’hanno smosso.

Più o meno contemporaneamente, appena qualche centinaio di chilometri più a nord un altro ‘millonario’ di razza, D’Alessandro, dava prova di altrettanta fermezza rimandando al mittente l’offerta da 10 milioni di dollari sempre per due anni fatta dei cinesi dello Shanghai Shenua. Resterà così all’Internacional di Porto Alegre, ai cui dirigenti è bastato provvedere a un ritocco del contratto, inevitabile in questo frangente, per trattenere un giocatore per la verità integrato al punto che aveva deciso di non lasciare il club già prima che si decidesse di premiare la sua fedeltà. Il Cabezon, poi, è risaputo che quando ai tempi tornò in Argentina e finì al San Lorenzo dovette fare buon viso a cattiva sorte in quanto, come ha tenuto a puntualizzare di recente, furono Astrada prima e Simeone poi a porre il veto sul suo rientro all’amata Núñez. Il tempo avrebbe poi dimostrato che la sua professionalità è intrisa di umanità, ovunque sia, e a beneficiare di questo suo modo di essere oggi è l’Internacional.

Stesso atteggiamento non si riscontra in altri due ex River che invece non hanno saputo resistere alle sirene dell’Oriente. Già qualche mese fa Dario Conca era passato da Rio e in particolare il Fluminense campione uscente del Brasile alla Cina, sedotto da un contratto quasi record di dieci milioni e mezzo di euro per tre anni. Adesso quindi è il turno di Hernan Crespo. Dopo i reiterati recenti ‘no’ al River, in cui aveva mosso i primi i passi e dopo aver vinto da protagonista assoluto una Libertadores avrebbe potuto tornare per affetto se non per riconoscenza e tifo essendo dichiaratamente simpatizzante del San Lorenzo, si è commosso all’idea di lasciare il Parma (lecito, ma indicativo rispetto al disdegno verso la causa del club che l’ha lanciato in assoluto e non solo in Europa) per accettare il genere di offerta che evidentemente stava aspettando: 640.000 euro per un mini-torneo di due mesi in India, paese in cui di punto in bianco sembrano intenzionati a far crescere il gradimento per il calcio agli stessi ritmi della popolazione. Con lui sono stati assoldati, è proprio il caso di dirlo, altri campioni di grande richiamo ma anche una certa età, tra cui Fabio Cannavaro e Robbie Fowler. E nel loro gruppo potrebbe rientrare anche un altro ex River, quel Juan Pablo Sorin che come Crespo aveva vestito, dopo quella del River, anche la maglia della Lazio, ma che a differenza sua si è ritirato già nel 2009.

E’ superfluo riconoscere che ognuno è libero di gestire a piacimento vita lavorativa e di conseguenza privata. E’ altresì vero che molti giocatori si sono affezionati per motivi professionali a club di cui non erano tifosi da bambini – e che la fedeltà a un unico club, magari quello d’origine, è comprensibilmente difficile per campioni a cui si schiudono le porte dei ricchi e prestigiosi campionati d’Europa, con profitto loro e di chi li vende: qualche anno di qui dall’Oceano, quindi, lo si può fare e lo si fa. Considerato l’andazzo odierno del mercato, però, fa piacere riscontrare che non tutti agiscono allo stesso modo e che ad animare alcuni calciatori c’è lo stesso attaccamento ai colori che contraddistingue i tifosi più sinceri – a cui fatalmente non resta, al pari di tutti, che osservare quel che succede per poi farsene una ragione. Di tanto in tanto, evidentemente, gli appassionati hanno di che gioire. E quando non hanno motivo di rallegrarsi per scelte altrui che contrastano coi loro desideri e la loro visione del calcio, possono almeno capire di che pasta sono fatti certi idoli, veri o presunti che siano. Di base, questi sono tutti privilegiati e di soldi ne hanno già messi da parte. E più o meno liberi come sono di scegliere quel che vogliono, senza più affanni legati al benessere, ora più che mai se si parla di River è chiaro che ci sono semplici milionari e ‘millonarios’.

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