La Premier non mente

mio articolo da VAVEl.COM di Madrid del 24 febbraio 2012

I recenti, netti successi di Milan e Napoli rispettivamente su Arsenal e Chelsea sono tutt’altro che sorprendenti ma non devono illudere l’Italia né gettare nello sconforto l’Inghilterra.

Il calcio italiano viene da un fase di netta involuzione che i due trionfi europei negli ultimi cinque anni di Milan e Inter avevano solo mascherato. Con l’eccezione di questi exploit che passarono anche per l’affermazione su squadre inglesi, infatti, ultimamente le nostre rappresentanti avevano raccolto pesanti sconfitte e cocenti eliminazioni. Gli stessi Milan e Inter ma anche Juventus, Roma e Udinese hanno rimediato ko che in alcuni casi sono state batoste memorabili, vere lezioni, a seconda dei casi proprio da Arsenal e Chelsea piuttosto che Manchester United, Tottenham, Liverpool e financo Fulham.

Non possono quindi bastare un paio di fresche vittorie sulle bestie nere del recente passato a sancire una reale o addirittura definitiva inversione di tendenza. Men che meno questi risultati positivi possono dare il polso di una supposta ripresa generale del calcio italiano, a prescindere dal nome degli avversari con cui ci si è misurati. Inoltre, gli scivoloni delle due londinesi sono figli per prima cosa dello stesso appannamento per cui stentano innanzitutto in patria.

Con riguardo alle due sfide italo-inglesi di questi ottavi di Champions League, il loro andamento dipende principalmente dal momento storico delle inglesi coinvolte e in seconda battuta dalla loro forma. Arsenal e Chelsea sono ai minimi dell’ultimo decennio e in particolare nel corso dell’attuale stagione stanno attraversando una crisi che si è acuita proprio in queste settimane. In campionato si sono ormai assestate a una ventina di punti dalla vetta e se i Blues non vinceranno sul campo del Birmingham, squadra di seconda divisione che li ha obbligati al replay in FA Cup, saranno entrambe anche fuori dalle due coppe nazionali. Villas-Boas si è ridotto ad assicurarsi la permanenza in panchina partita dopo partita, con le ombre di Mourinho e Benitez che si allungano ogni giorno di più su Stamford Bridge; minacce vere o presunte che siano, il solo fatto che se ne parli è indicativo della precarietà dell’allenatore rivelazione della scorsa stagione. Nel frattempo, la continuità di Wenger è stata messa in discussione per la prima volta in quindici anni a testimonianza dell’implosione del suo progetto a lunghissimo termine che, in assenza di trofei dopo il 2005, non convince più tutti.

Per completezza d’informazione e a supporto delle conclusioni appena tratte, l’uniformità di risultati ottenuti in patria e fuori delle uniche rappresentanti inglesi rimaste in lizza nella massima competizione continentale è analoga a quella delle superstiti in Europa League. Fra le squadre approdate alla fase a eliminazione diretta, Manchester United e City hanno superato squadre non impossibili ma nemmeno abbordabili, rispettivamente l’Ajax e il Porto detentore della coppa, mentre lo Stoke City è uscito col Valencia. Questo in un momento della stagione in cui le due ‘mancuniane’ si sono risollevate dopo la crisi attraversata a cavallo della fine dello scorso anno solare e l’inizio di questo, con la conseguenza che dopo essere state declassate in Europa ed essere anche uscite dalle due coppe nazionali hanno consolidato la posizione di vertice in campionato, mentre i Potters hanno raccolto in FA Cup le uniche vittorie a fronte di ben quattro sconfitte consecutive in Premier.

Chi si è affrettato ad affermare che il calcio italiano in questo momento vale più di quello inglese sarebbe opportuno che andasse coi piedi di piombo e considerasse quanto appena riportato. Inattendibile sarebbe infatti un’analisi da cui emergesse che United e City, fuori dalla Champions, non valgono quanto Milan e Napoli che sono ancora in corsa. Ci si infilerebbe poi in un ginepraio provando a dare un valore assoluto ad Arsenal e Chelsea: stanno chiaramente attraversando un periodo di difficoltà che le rende momentaneamente inferiori a Milan e Napoli, ma proprio perché sono fuori forma sarebbe sciocco illudersi che Milan e Napoli abbiano battuto lo stesso Arsenal e lo stesso Chelsea di un tempo. I dati riportati, insomma, non indicano un accertato miglioramento del calcio italiano o anche solo la sua superiorità rispetto a quello inglese. Dato poi che il successo è ciclico, staremo a vedere se le cose non cambieranno magari nel breve volgere di tre settimane: coi campioni che comunque hanno, infatti, a Gunners e Blues basterebbe ritrovare determinazione e ritmo per rimettere in discussione la qualificazione. Quella volta c’era di mezzo la Spagna e non l’Inghilterra, ma La Coruña 2004 insegna.

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