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I dubbi di (e su) Almeyda

mio articolo da RIVERPLATE.COM del 29 agosto 2012, riproposto da SOY DE RIVER

Chissà come stanno davvero le cose. Chissà se nello spogliatoio c’è armonia, se ci sono vicende di cui non sono al corrente nemmeno i cronisti che seguono la squadra più da vicino, se tutti i giocatori sono davvero integri fisicamente (quindi utilizzabili) e col tecnico parlano delle diverse soluzioni possibili concordando sul modulo adottato di volta in volta.

Almeyda è una brava persona? Un bravo allenatore, magari ottimo in prospettiva tanto quanto è stato un ottimo giocatore? La persona giusta al posto giusto nel momento giusto? Possibile. Probabile. In ogni caso auspicabile. E va da sé che con quel che ha dato al River sul campo niente farebbe più piacere a ogni tifoso che trovare risposte effettivamente positive a ognuna di queste domande. Il dubbio che attanaglia tutti in questo momento, però, è se sappia molto più di noi che ci limitiamo a osservare e azzardiamo commenti. Ragione di tanto scetticismo, le sue scelte tattiche.

Ultimamente gli si è dato addosso da più parti con acredine e a tratti volgarità per via di come fa giocare la squadra (e prima ancora, con riguardo quindi alla sfera umana, per aver liquidato Cavenaghi e il Chori). Tanto livore è se non giustificato quanto meno comprensibile in virtù della diversa visione delle cose che si può avere e anche della varia umanità che riempie il mondo. Ma limitandosi ad attaccare, a trarre conclusioni senza concedere nulla a chi non piace, non si va da nessuna parte. Diamogli allora tutto il credito dovuto a chi fa, a chi agisce in prima persona e da più di un anno è in cerca della formula giusta. Diciamo però anche che di qui a poco ci si aspetta di vedere quanto meno 1) a sinistra un terzino di ruolo, meglio se fluidificante ma semmai anche di contenimento purché dietro a un cursore vero, 2) Lanzini liberato da compiti di copertura e schierato finalmente dietro le punte a creare gioco senza dover più ‘disorientare gli avversari’ (come sostiene il Pelado) partendo dalla disgraziata fascia sinistra attuale e 3) un assetto offensivo definito con la chiara distinzione fra titolari e sostituti (con l’arrivo di Mora e Luna, infatti, gli attaccanti potenzialmente titolari sono diventati addirittura cinque).

E’ pieno di pseudo allenatori da bar che fanno andare la bocca. Ce ne sono a milioni e stando a quel che dicono è tutto da rifare ma al tempo stesso ci vorrebbe poco per raddrizzare le cose. Non è così. Basterebbe però che Almeyda adottasse le poche soluzioni riportate perché la squadra risultasse se non altro equilibrata e assumesse una sua identità che, si sa, genera confidenza e rende efficaci. Il River sarebbe più forte a prescindere dal raggiungimento della maturità di alcuni (non sembra ancora il caso del pur promettente Gonzalez Pirez) e dalla forma di altri (Cirigliano su tutti). In fin dei conti al Pelado non si può dare la colpa per gli eventuali errori dei giocatori né tanto meno la scarsa vena o la poca qualità di alcuni di essi, benché del mercato sia in parte responsabile. Di certo però gli si può chiedere che tragga il meglio da ognuno.