River, la testa e il cuore

mio articolo da RIVERPLATE.COM del 24 settembre 2012, riproposto da SOY DE RIVER

Arrivati a questo punto è giusto chiedersi cosa sia davvero meglio per il River.

Dopo la sconfitta interna col Racing si è precipitati nei bassifondi della classifica di Primera e, quel che è peggio, al penultimo posto di quella del Descenso. Da un lato, in quanto neopromossa, era ragionevole concedere alla squadra un po’ di tempo per adattarsi alla nuova categoria – chiamarsi River non conta nulla se non nel confronto verbale coi tifosi avversari. Dall’altro disorienta (anzi, ormai irrita) l’atteggiamento del primo responsabile dell’attuale campagna, Almeyda. Col suo incaponimento sugli schemi, i continui cambi di formazione, azzardi come quello di non portare difensori in panchina e la sostanziale incapacità di esaltare (comprendere?) le caratteristiche di molti giocatori, infatti, il Pelado fa prevedere che se finora le cose sono andate sostanzialmente male nel futuro non potranno che peggiorare – non foss’altro che per la somma di esperimenti negativi da cui dipendono altrettanti risultati dello stesso segno.

Se Almeyda fosse almeno più possibilista, questo già basterebbe a dare una speranza. Sì, perché i numeri fanno ancora di lui il miglior tecnico da dopo Simeone con quasi 2/3 dei punti conquistati fra quelli a disposizione e solo 8 sconfitte nel corso della sue 50 e oltre partite da allenatore della Banda (non importa se la maggior parte in B). Dal punto di vista sentimentale, poi, è anche colui che era tornato a giocare per aiutare la causa ‘millonaria’ e poi ha avuto gli attributi per prendere in mano la squadra nel momento peggiore della più che centenaria storia del club – senza alcuna certezza circa il successo della campagna che avrebbe affrontato dato che la promozione non è mai cosa semplice, a maggior ragione se si è una (più o meno) nobile momentaneamente decaduta come dimostrano anche le esperienze travagliate di Rosario Central, Gimnasia y Esgrima La Plata e Huracan. Il modo in cui si sta comportando umanamente e professionalmente fin dal termine dello scorso torneo (a partire dall’affaire Cavenaghi-Dominguez) sembra però poter cancellare quanto di buono si può dire di lui badando ai numeri e al cuore, questo mentre gli stessi numeri di oggi e il cuore inteso come interesse per il River al di là di ogni (sua) personalizzazione iniziano a non essere quelli di un tempo.

Vi si arrivasse, la sua destituzione potrebbe avvenire a vantaggio di altri personaggi di riferimento nell’ambiente. In massa, oggi, invocano il ritorno dell’altro Pelado cioè l’adorato e vincente Ramon Diaz: è l’ipotesi più esaltante per la gran parte dei tifosi (e forse anche dei dirigenti) ma anche la più improbabile perché i rapporti tesi fra lui e Passarella e il pericolo che correrebbe di bruciarsi in queste circostanze inducono a pensare che si tratti di una strada non percorribile. D’altra parte anche gli altri nomi che si stanno facendo sono di professionisti molto accorti che possono aver capito quanto il legame sentimentale col club conti poco quando quel che si chiederebbe loro è di far girare una squadra allo sbando. Marcelo Gallardo, fresco campione d’Uruguay col Nacional, Pedro Troglio che attualmente dirige il Gimnasia di La Plata e Omar Labruna, impegnato in Cile col Colo Colo, è difficile capire se accetterebbero l’incarico perché, molto semplicemente, gli dev’essere chiaro in che ambiente finirebbero.

Se l’eventuale accettazione dell’incarico da parte di uno degli allenatori menzionati sarebbe tutta da verificare, è però facile ipotizzare che chiunque fra loro saprebbe comunque far meglio di Almeyda – per un fatto innanzitutto di esperienza da cui deriverebbe la capacità di far nuovamente rendere come possono giocatori che oggi sono a terra e senza una vera guida. Certo, la soluzione migliore sarebbe che l’attuale tecnico rimanesse e desse continuità a un progetto che almeno la scorsa stagione ha finito col dare i frutti desiderati. Sarebbe però imprescindibile che cambiasse registro: facendolo, probabilmente riuscirebbe in un colpo solo, a suon di risultati, a riscattare la propria immagine e (quel che più conta e dovrebbe contare anche per lui) rilanciare la squadra. Con quel che ha fatto per il River nel corso della sua carriera se lo meriterebbe. Al momento, però, non ci sono segnali in tal senso e immaginare questo nuovo Almeyda che improvvisamente si mette in discussione e non annuncia sprezzante che se ne andrebbe solo dopo avere perso sei volte di fila, come se ora di allora il River non sarebbe già quasi spacciato, è purtroppo mera illusione. E allora, non cambiasse nulla nemmeno da qui a poco tempo, sarebbe il caso di usare la testa e non il cuore (quel che fino ad ora, insieme a Passarella, l’ha salvato) rinunciando a lui senza nemmeno troppi rimpianti. Smessi i panni dell’allenatore e vestiti quelli del semplice tifoso, come si professa, paradossalmente dovrebbe esserne contento pure lui.

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