River, una vittoria non può bastare

mio articolo da RIVERPLATE.COM del 2 ottobre 2012, riproposto da SOY DE RIVER

Tornare vincitori per 4-0 dalla trasferta in casa dei campioni in carica sarebbe certamente motivo di esaltazione se non si andasse oltre il risultato sulla carta. In un colpo solo, il River si è infatti sbarazzato dell’Arsenal ritrovando la vittoria dopo cinque turni, si è parzialmente rilanciato in classifica e ha anche abbandonato il fondo della tabella del Descenso.

Tenere al River, volerne il bene assoluto, implica però andare oltre. E limitandosi anche solo al piano sportivo quanto fatto domenica lascia perplessi sia per quanto pianificato da Almeyda che per quel che di conseguenza è poi successo in campo. La pochezza dell’avversario, infatti, è stata senz’altro decisiva di fronte a uno schieramento che non solo va contro la tradizione ‘millonaria’ e quanto di recente reclamato a gran voce dalla maggioranza di tifosi e soci ma contrasta anche con la presunta formula magica che secondo l’allenatore avrebbe inaugurato una nuova era appena tre settimane fa contro il Newell’s. Come dire, caos totale.

Esaltato dal 4-3-3 per via della sua spettacolarità e con la possibilità di ripeterlo anche a Sarandí, Almeyda ha invece proposto una formazione che più chiusa non poteva. Un po’ per via degli infortuni ma molto anche in base alle sue tipiche scelte che prescindono dalle caratteristiche dei giocatori, in campo sono stati mandati quattro difensori centrali in linea e davanti a loro tre centrocampisti di contenimento. In attacco infine, abbandonati più o meno a se stessi non fosse per le imbeccate di Ponzio, i soli Mora e Luna (quest’ultimo per la prima volta titolare solo per via dell’assenza di Trezeguet).

Con Gonzalez Pirez e Ramiro Funes Mori esterni difensivi e il trio Ponzio-Aguirre-Cirigliano a formare una diga davanti alla difesa, non ci si poteva certo aspettare una grande manovra. E così è stato. A decidere la partita, alla fine, sono stati un’estemporanea conclusione da fuori di Ponzio dopo quasi un tempo di apatia, il primo gol stagionale dell’ultimo capocannoniere argentino (imbeccato da Mora) e in chiusura, a giochi praticamente già fatti, una doppietta di Roglio Funes Mori che era entrato dalla panchina. E’ vero, gli attaccanti sono stati davvero efficaci; ma se le loro iniziative non fossero praticamente tutte andate a buon segno (come raramente, in generale, succede) allora le cose sarebbero state ben tristi. E’ evidente infatti che Almeyda facesse conto esclusivamente sull’estro e la dedizione dei suoi oltre che su una serie di circostanze fortunate che non era scritto da nessuna parte che si sarebbero verificate per forza.

Partendo dal presupposto che la vittoria, benché chiaramente graditissima e benedetta, è stata un premio giusto al di là del fatto che numericamente sia parsa eccessiva, è giusto sottolineare i limiti tattici da cui si evince che così, paradossalmente, non si debba più giocare. Da quattro marcatori centrali in linea non si è avuto né si avrà mai il minimo, necessario apporto in fase di spinta né la combinazione di forza e velocità adatta a contrastare attacchi presumibilmente differenziati. Altrettanto sconsigliabile è la staticità derivante da un centrocampo improntato per tre quarti su guastatori. Inoltre non capita sempre che delle punte prive dei suggerimenti di un trequartista (come Lanzini, ancora una volta rimpiazzo) riescano a sfruttare al massimo ogni singola opportunità. Da questo appare chiaro come il risultato rotondo ottenuto sia dipeso, oltre che dalle ricordate qualità individuali di alcuni singoli, dalla giornataccia dell’avversario, e che quindi in fondo poco sia cambiato rispetto all’uscita precedente – che, anzi, tatticamente era stata migliore.

Ma se fino alla scorsa settimana non si era capito niente di quel che Almeyda ha in testa (fin dallo scorso anno) con riguardo all’assetto della squadra, ancor meno è dato di intendere ora che, ripudiato il suo stesso ultimo credo cioè il 4-3-3, potrebbe aver ricavato nuove indicazioni potenzialmente valide ma tendenti a fargli stravolgere per l’ennesima la formazione. Nello specifico, che fine farà Luna, un gol e una traversa in una partita e mezzo, col rientro di Trezeguet che è il titolare ma invece finora ha segnato una volta sola? Considerata appunto l’inamovibilità di Trezeguet e con Funes Mori che ha segnato ancora (è il capocannoniere stagionale della squadra con 5 centri) e Mora che ha fatto di nuovo bene anche grazie al suo movimento, salterà subito questo 4-4-2 improvvisamente tornato in auge e tornerà un 4-3-3 che in quanto ad offensività ne è l’opposto? Fosse così, però, chi resterebbe fuori fra i tre attaccanti citati e Mora, che è sempre più in palla? E l’impermeabilità della difesa statica vista a Sarandí, pur con metà dei suoi effettivi fuori ruolo, segnerà la rinuncia definitiva a dei veri esterni mobili e propositivi al tempo stesso?

In mezzo a tanti dubbi e con tanti timori, almeno resta un elemento assolutamente positivo: la coesione del gruppo. Benché non tutti possano essere contenti né ancor prima sentirsi troppo parte di quest’avventura (dichiarazioni pubbliche a parte), è un dato di fatto che a partire dal gol di Ponzio in poi i protagonisti della vittoria di domenica non abbiano perso l’occasione di dimostrare il proprio appoggio ad Almeyda e, soprattutto, rendere evidente a tutto il mondo quanto siano coinvolti dal suo progetto. In assenza di altre (teoricamente necessarie) certezze, è già molto. E di sicuro, comunque la si pensi sul piano tecnico-tattico, la soddisfazione di chi veste la Banda non può che far piacere a sua volta.

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