Il Racing e un anniversario unico nel suo genere

mio articolo da Racing Italia, riproposto su Pillole Argentine e GIANLUCAROSSI.IT dell’8 marzo 2015

Il 7 marzo 1999 l’Academia risorgeva dalle proprie ceneri grazie alla mobilitazione dei suoi tifosi.

Sedici anni fa il Racing venne dichiarato morto. I suoi sostenitori però non si arresero e trentamila di loro diedero vita a una manifestazione senza precedenti nella storia del calcio riempiendo il Cilindro e, in considerazione della portata dell’evento, dando di fatto il via alla risoluzione di una crisi istituzionale che sembrava irreversibile. Da quel momento, il 7 marzo divenne el Día del Hincha cioè la giornata del tifoso.

Tutto era iniziato il 13 luglio 1998 quando il tribunale di La Plata dichiarò fallito il club, che aveva un debito di 34 milioni di dollari. Di conseguenza, tutti i suoi beni si sarebbero dovuti liquidare e le installazioni chiudere, con la squadra che non avrebbe potuto iscriversi al campionato. Ai primi di marzo del ’99, quindi, il sequestratario giudiziale Liliana Ripoll pronunciò le famose parole “L’Associazione Civile Racing Club non esiste più”.

Fu allora che, ribellandosi alla sentenza, una moltitudine di tifosi accolse la chiamata venuta dai media ‘academici’ e di lì a poco si adunò nel cuore di Avellaneda per poi invadere lo stadio, che pure i dirigenti con l’allora odiato presidente Lalín in testa provarono a tenere chiuso. Fra l’altro l’allenatore di allora Gustavo Costas e alcuni giocatori vollero dire presente unendosi a quella marea umana in segno di partecipazione, solidarietà e unità d’intenti.

Risultato della mobilitazione fu la correzione della sentenza da parte della Corte d’Appello, che confermò la liquidazione dei beni ma almeno consentì l’iscrizione al campionato e un piano di rientro. L’11 agosto, ad ogni buon conto, ancora una volta i tifosi intervennero questa volta impedendo la chiusura della sede bonaerense di Villa del Parque che rientrava appunto fra i beni da liquidare.

Da lì a dieci anni, nel 2008, il club risolse quindi la questione una volta per tutte: una volta conclusasi la gestione di Blanquiceleste S.A, tornò alla normale amministrazione.

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