Platense, fango e gloria

mio articolo da PILLOLE ARGENTINE del 25 maggio 2015

Il 25 maggio 1905 nasceva il Platense, che oggi dunque festeggia 110 anni di vita.

Escludendo la memoria dei tifosi milanisti di una certa età, che ricorderanno una sconfitta dei rossoneri per 2-3, nel 1951, in occasione di una sua tournée europea, è possibile che il Platense in Italia si sia guadagnato un minimo di popolarità giusto perché Davíd Trezeguet con esso iniziò a giocare. Esistono però diverse ragioni, altrettanto nobili piuttosto che pittoresche, per cui questo club risulta interessante e degno di nota.

Per cominciare, la sua fondazione ha a che fare con un altro sport e precisamente l’equitazione. Grazie alla cospicua vincita ottenuta a una corsa sul nome del cui vincitore c’era stata una soffiata, infatti, alcuni ragazzi dell’attuale quartiere di Recoleta poterono comprare maglie e pallone e affrontare le prime spese. Anche il nome del club fa riferimento a quell’episodio, ed è un omaggio a un protagonista tanto inconsapevole quanto indispensabile della sua nascita: Platense si chiamava infatti la scuderia del cavallo che s’impose.

Gli atipici colori delle maglie, il bianco e il marrone, poi, si potrebbero parimenti ricondurre a quella scuderia. Più probabile però è che si tratti di un’evoluzione dell’originaria casacca, semplicemente bianca, che regolarmente sporcata dal fango del campo che sorgeva in una zona soggetta a inondazioni finì per ispirare quella definitiva. Così fosse, a quelle prime uscite su un terreno disastrato per via della vicinanza al Río de La Plata si dovrebbero tutti gli elementi più identificativi della squadra: i colori sociali ma anche il soprannome, Calamar, ‘calamaro’ in italiano, che un giornalista gli affibbiò già nel 1908 osservando come quei giocatori vestiti di bianco nel marrone del fango somigliassero a dei calamari immersi nel loro stesso inchiostro.

Tanti aneddoti degli albori sono già di per sé sufficienti a fare di questo club uno dei più interessanti di Buenos Aires. Nel corso degli anni però il Platense seppe costruirsi una storia degna di menzione anche sul piano sportivo, indipendentemente dal fatto che l’abbia vissuta per la maggior parte nelle serie minori. Campione arrivò a esserlo al massimo del torneo cadetto, quattro volte, dovendosi invece accontentare in quello maggiore di soli tre secondi posti – tutti però, caso vuole, dietro al Racing che in quelle stagioni fu sempre campione e spesso inarrivabile, e nel corso di più di quarant’anni di fila in Primera come nessun altro club dello stesso rango è mai riuscito a fare.

Il Calamar gioca oggi nel sobborgo settentrionale della capitale che di nome fa Vicente Lopez, dove approdò nel 1979 al termine dell’attraversamento di Buenos Aires in direzione nordest/nordovest. Non è quindi finito lontano da dove per la maggior parte del XX secolo sorsero i suoi due campi storici, il primo dei quali fu quello famoso invaso dal fango, entrambi in pieno quartiere di Núñez a pochi isolati da dove si sarebbe stabilito il River Plate nel Venti. Proprio quella ‘millonaria’ è guarda caso l’altra squadra argentina a cui è affezionato Trezeguet, ma non è questa l’unica analogia per quanto delle precisazioni siano doverose: la Banda è ugualmente associata a Núñez essendo addirittura assurta a squadra per antonomasia di questo quartiere, benché in realtà si sia stabilita nell’adiacente Belgrano, e sarebbe nata anch’essa un 25 di maggio nonostante sempre più prove indicherebbero di no. E’ comunque prestando fede alla versione ufficiale, con tanti presunti punti di contatto fra le storie dei due club, che una delegazione del River, che oggi compirebbe 114 anni, è stata invitata dal Platense alle celebrazioni per i suoi reali 110.

Benché sostanzialmente casuale, non essendoci relazioni dirette fra i due club né una rivalità che dipenda più che dalla vicinanza dei loro stadi nel corso di alcuni decenni, questo fra Platense e River è un intreccio intrigante e significativo. Tante analogie, infatti, fanno pensare a come si dovrebbero riconoscere attenzione e spazio anche a squadre dai mezzi limitati: a maggior ragione di fronte ad elementi comuni, è evidente che la storia del calcio passa per le vicende loro particolari tanto quanto per quelle di altre di più alto rango e per questo maggior popolarità e appeal – e in casi come questo, pensando all’appartenenza territoriale e alle date storiche di cui si è detto, lo fa anche più opportunamente.

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