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Lo spettro dell’Europa

mio articolo da COMUNITA’ ITALIANA di febbraio 2011

E’ febbraio e tornano le Coppe europee. Negli ultimi due mesi le squadre italiane ancora in corsa hanno avuto il tempo per calarsi nel mondo a parte della Serie A, crogiolandosi nell’autoincensamento, e l’opportunità di ridisegnarsi grazie alla sessione invernale di calciomercato in cerca di un’identità che a breve dovranno dimostrare di avere.

Inter, Milan, Napoli e Roma in rigoroso ordine alfabetico sono attese rispettivamente da Bayern, Tottenham, Villarreal e Shakhtar. Nerazzurri e rossoneri sono le squadre da cui più ci si attende ma anche quelle che più hanno dovuto ricorrere a correzioni in corsa attraverso nuovi acquisti e l’Inter addirittura il cambio di allenatore. Benché ci sia chi ritiene che esista un’élite calcistica indipendentemente dai risultati, dietro queste operazioni si cela l’evidente affanno anche delle Società italiane attualmente più ricche, che l’exploit europeo dell’Inter la stagione scorsa ha solo parzialmente nascosto. Le rappresentanti del centro-sud, invece, si erano già sistemate in estate e benché le si considerino ancora una spanna sotto le milanesi hanno dimostrato di sapersi organizzare meglio, tanto da non dover stravolgere un organico che al massimo hanno integrato. Non ci è dato sapere se a fronte di una maggiore solidità finanziaria la Roma avrebbe fatto diversamente o se il Napoli avesse già dato fondo a quasi tutti i quattrini che aveva e solo per questo non abbia speso troppo a gennaio, fatto sta che sono andati in controtendenza rispetto al calcio moderno, in cui la disponibilità economica ha ormai rimpiazzato le scelte oculate che un tempo costituivano il vanto anche dei Club più facoltosi.

Già il primo turno europeo a eliminazione diretta ci dirà se le italiane sono davvero forti e saranno degne di essere ricordate negli anni indipendentemente da un’eventuale vittoria finale del torneo cui prendono parte. A onor del vero, con l’eccezione di Barcellona, Manchester United e Arsenal non ci sono molte squadre in Europa degne di essere considerate grandi per quello che stanno facendo. Guardando in casa nostra, le padrone più o meno indiscusse della Serie A, Inter e Milan, se mirano anche alla gloria continentale dovranno dimostrare di essere sensibilmente migliorate rispetto allo scorso autunno. Allora sfigurarono rispettivamente contro il Tottenham, che pure non ha la solidità né l’esperienza del Manchester United, e il Real Madrid che non ha gioco e al cospetto del Barcellona scompare. Il fatto che anche londinesi e madrileni siano appena intervenuti sul mercato, a differenza delle citate tre regine europee che non a caso sono già a posto, potrebbe far pensare che le urgenze siano le stesse delle milanesi. Ma è davvero così? Cos’è lecito aspettarsi da nerazzurri e rossoneri? Quanto ha senso sbandierare la loro supposta forza dopo che hanno già stentato contro formazioni imperfette? Un’occasione per raccapezzarsi in quest’affannosa ricerca della verità ci sarà presto data proprio dalla doppia sfida fra Tottenham e questa volta Milan. Gli inglesi, dopo aver ridimensionato l’Inter nella fase a gironi, ora rischiano di fare altrettanto coi loro cugini, come il Manchester United fece l’anno scorso proprio coi rossoneri e qualche anno fa con la Roma che, a proposito, oggi come allora è la terza forza del nostro campionato, e la stessa Inter.

La ricerca di un’identità o il ritrovamento di quella perduta è essenziale. Il calcio italiano è stretto fra il terremoto di Calciopoli, che ha dato un assetto nuovo, improvviso e forse illusorio del panorama calcistico della Penisola, e la rivoluzione del fair play finanziario. Quest’ultimo ha dettato regole il cui rispetto però è quanto mai dubbio se è vero che lo sbandierato, cauto avvicinamento a questa svolta è stato da più Società accantonato quando si sono presentate urgenze da poter risolvere, in assenza di un’attenta pianificazione, solo col mercato.

Ma l’Italia è l’Italia e c’è da scommettere che, se non tutte, almeno un paio delle quattro superstiti riusciranno a cavarsela ancora. Stavolta però sarà più dura perché la differenza rispetto alle più forti d’Europa è aumentata anche solo dall’anno scorso e comunque non può essere sempre colmata con determinazione e fortuna. E’ un peccato. Primo perché il calcio italiano ha saputo dare e dimostrare tanto al resto del mondo. Secondo perché sarebbe poco onorevole se ora, dopo l’involuzione che c’è stata e a cui si è spesso assistito senza far nulla sperando di raccogliere ugualmente qualcosa in qualche modo, l’unico modo di entrare nella storia per le nostre squadre fosse vincere sia come sia. Il rischio, poi, è che nemmeno questo possa più verificarsi.