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Falcao Garcia può essere il colpo dell’estate

mio articolo da MAGIC FOOTBALL del 23 gennaio 2011

In attesa che magari Neymar arrivi al Real Madrid a gennaio, e in seguito al trasferimento di Agüero al Manchester City, Radamel Falcao Garcia è passato all’Atletico Madrid: si è così concluso uno degli affari più importanti dell’estate.

Il tutto è avvenuto un po’ in sordina e un po’ no, nel senso che in Italia praticamente solo l’Inter era stata avvicinata al nome del colombiano senza che poi si sia praticamente più parlato di lui, mentre negli ultimi giorni in Spagna a questo colpo stanno dedicando pagine e pagine. E a ragione.

L’ex attaccante del Porto recente campione di tutto (da campionato e coppa portoghesi all’Europa League) e prima ancora dell’ultimo River di una certa forza (quello del Clausura vinto nel 2008 con Simeone in panchina) è un vero fenomeno. Cresciuto nel vivaio dei Millonarios del suo Paese d’origine, a soli quindici anni era andato a rinforzare quello dei ‘millonarios’ d’Argentina, appunto quel River in cui nel 2005 esordì grazie all’allora allenatore, Astrada, prima che il successivo tecnico, Reinaldo Merlo, gli confermasse fiducia venendone oltretutto subito ripagato: già nella sua prima partita da titolare, infatti, arrivò anche la sua prima doppietta, determinante per battere 3-1 l’Independiente.

Ma quello non fu un anno magico solo col suo Club. Con la maglia della Colombia, difatti, si aggiudicò niente meno che il Campionato Sudamericano Under 20, la stessa competizione che lo scorso febbraio ha vinto la selezione di categoria del Brasile di cui fra gli altri facevano parte Neymar e Casemiro. Un risultato eccezionale, quello, dato che interruppe un’egemonia continentale di Argentina e Brasile che durava da quasi un decennio, con l’ultima Nazionale che non fosse l’Albiceleste o la Verdeoro capace di trionfare che era stata, guarda caso, sempre la Colombia.

Un brutto infortunio ai legamenti ne frenò l’ascesa, ma non poté fermarla. Così, terminata la lunga convalescenza, arrivarono altri suoi gol pesanti. Su tutti, la tripletta in un’epica partita di Coppa contro il Botafogo e la rete nel Superclasico, un rito di passaggio pressoché immancabile nella carriera dei maggiori idoli d’attacco della Banda.

Poi, nell’estate del 2009, si concretizza il passaggio al Porto, che se lo aggiudica al termine di una delle tante bagarre coi rivali del Benfica. Ma non solo con le Aquile di Lisbona: ad interessarsi a lui erano stati anche tutti i maggiori Club europei, al punto che prevedendo l’esplosione definitiva del loro neoacquisto e temendo che potesse rifarsi sotto chi era stato inizilmente battuto sul tempo i Dragões inserirono nel suo contratto una clausola rescissoria altissima.

Doveva essere destino che questa punta di grandissimo movimento e potenza, capace di far meglio dell’icona ‘cafetera’ della generazione precedente, anch’essa dal passato nel River, Juan Pablo Angel, continuasse la propria carriera sulle sponde dell’Atlantico, benché quelle orientali. E come al Porto avevano previsto, le cose per lui andarono sempre meglio. Dopo una prima stagione già estremamente positiva, nel corso di quella scorsa, agli ordini di Villas-Boas, ‘el Tigre’ è arrivato a frantumare tantissimi record in termini di realizzazione: l’intesa col brasiliano Hulk e l’uruguaiano Alvaro Pereira nonché un modulo di gioco perfetto per esaltarne le caratteristiche l’hanno portato a segnare un totale di 39 reti in 42 partite, di cui le 18 in Europa gli hanno fruttato il titolo di capocannoniere della seconda competizione continentale. Considerato che l’anno prima ne aveva realizzate 34 in 41 apparizioni, si capisce perché l’Atletico e il suo direttore sportivo Caminero abbiano individuato in lui il degno successore del Kun.

E così siamo giunti alla tappa più recente della carriera di questo campione. Acqua, sempre acqua sulla sua strada: questa volta non più la marea dell’Oceano, ma pur sempre qualcosa di evocativo trattandosi del Manzanarre sulle cui rive, ancora per un po’, i Colchoneros resteranno accampati come storicamente hanno fatto al punto da essere conosciuti anche come ‘Indios’.

Quaranta sono i milioni di euro spesi per assicurarselo, con la prospettiva che ognuno di essi possa valere un gol. Gli si chiede come minimo di segnare abbastanza da impedire al Real Madrid di vincere per l’ennesima volta il ‘clasico’ del Vicente Calderon, ma più in generale ci si aspetta che possa aiutare a ridurre il divario tecnico coi rivali cittadini in un momento apparentemente impensabile, nel quale però la crisi di identità che le pur fortissime Merengues stanno attraversando potrebbe risultare determinante a fronte della nuova aria che si respira in casa Atleti. Succedesse, vorrebbe dire che i biancorossi sarebbero tornati ai vertici del calcio spagnolo, pronti a riguadagnarsi la scena anche in Europa.

Insomma, ne ha fatta di strada Radamel da quando a metà dello scorso decennio si aggirava, un po’ spaesato e ancora gracile, per gli studi televisivi bonaerensi in cui si registrava ‘River Monumental’: prima che Lito Costa Febre lo chiamasse in studio, ricordo, il suo atteggiamento schivo lo faceva somigliare più a un giovane tifoso intimidito dalla presenza di un suo beniamino che proprio il beniamino che già era. Ora, a venticinque anni quindi nel pieno delle forze e con un bagaglio tecnico come davvero pochi altri, è pronto a diventare il nuovo sovrano della capitale spagnola e da quelle parti avvertono già il suo carisma: non per altro su Marca hanno commentato ‘Il re (Agüero) è morto, viva il re (Falcao Garcia)’. Questo mentre dove regnava prima, a Oporto, sono pronti a incoronare il suo erede, un altro fenomeno sudamericano che va a ingrossare le fila dei protagonisti di una controcolonizzazione che non sembra dover finire: Iturbe.