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Sogni a colori

mio articolo da TORO NEWS del 30 agosto 2010

Quando si va in cerca dell’origine delle cose è inevitabile imbattersi in versioni diverse, affermazioni al limite dell’incredibile ma anche spiegazioni finalmente illuminanti circa un dato evento che non sapevamo come spiegarci o non pensavamo fosse tanto significativo. E’ poi facile avere delle intuizioni che, portassero anche solo a conclusioni verosimili e nulla più, sono altrettanto affascinanti.

Nei colori così come nelle denominazioni delle squadre c’è tanto. Per quanto riguarda i nomi vanno escluse molte delle nuove ragioni sociali che tempestano il calcio di oggi in conseguenza dei tanti fallimenti cui sono seguite nei casi più fortunati rifondazioni di Club falliti. In quanto ai colori, invece, soprattutto da qualche tempo se ne vedono di raccapriccianti, per niente riconducibili alla tradizione. Purtroppo. Fatte queste eccezioni, però, resta un mondo meraviglioso fatto anche di scoperte sorprendenti, che spesso ci costringono a riconsiderare alcuni eventi e davanti alle quali, fossero irritanti, non resta che arrendersi. Ma che se siamo disposti ad ammorbidirci su certe posizioni possono solo regalarci motivi di godimento calcistico. Di qualsiasi ambiente facciamo parte.

E’ sui colori originari di alcune maglie, però, che desidero soffermarmi. Perché le maglie sono belle, ci fanno sognare, abbiamo sempre qualcosa da dire a riguardo e sono anche un ottimo ponte verso il calcio degli altri, con tutte le associazioni che si possono fare. Ma è interessante sapere che ci sono associazioni, fra le tante possibili, che non sono riconducibili solo ai commenti di noi appassionati, di chi magari simpatizza per gli Hearts perché la maglia ricorda quella del Toro e detesta il Newcastle perché sembra la Juve, ma sono imprescindibili quando si considera la nascita di determinate Società.

Si sa che i colori granata del Toro riprendono quelli originari dell’Internazionale Torino, che forse in quanto Club più antico d’Italia li aveva adottati in omaggio a quelli della squadra più antica del mondo, lo Sheffield Football Club. Può però sorprendere che il bianconero sia stato indossato da un’antenata del Torino prima che dalla Juventus. I colori delle divise che a quest’ultima vennero procurate direttamente dal Notts County di Nottingham, secondo Club più vecchio in assoluto, sono infatti esattamente gli stessi che l’Internazionale Torino aveva iniziato a indossare dopo aver abbandonato il granata. Questa Società, derivata dal Football & Cricket Club Torino di Edoardo Bosio che guarda caso a Nottingham aveva lavorato, aveva poi una seconda maglia a strisce sempre verticali ma giallonere, come quelle dell’FC Torinese da cui sarebbe stata assorbita a fine secolo e che pochi anni dopo confluì in quel Foot Ball Club Torino a cui durante il Ventenno fu imposto il nome italico di Associazione Calcio: stiamo parlando, in sostanza, del Toro di oggi. Fin qui è storia. Con un pizzico di fantasia, però, vado oltre e penso alla maglia a strisce giallonere verticali del Peñarol, in Uruguay. E’ vero che la maglia è la stessa che indossava il CURCC, da cui il Peñarol nacque, e che i suoi colori riprendevano quelli delle insegne ferroviarie, ma è curioso come tra i fondatori del nuovo Club ci fossero degli emigrati piemontesi, di Pinerolo, da cui la nuova denominazione. Chiaro quindi come un’associazione coi colori della maglia dell’FC Torinese sia facile quanto suggestiva. Ancorché arbitraria visto che la derivazione è praticamente impossibile per motivi cronologici, col Club di Montevideo fondato lo stesso anno dell’Internazionale Torino e tre anni prima dell’FC Torinese. Ma qui si parla di sogni.

A ben pensarci, la città di Nottingham ha avuto una parte importante anche in altre due vicende. In Argentina, l’Independiente arrivò a preferire per lungo tempo le maglie rosse del Forest a quelle originarie, bianche. Mentre in Inghilterra addirittura l’Arsenal, che fu fondato come Woolwich dal nome della località a sud di Londra ove venne costituito, iniziò a giocare con le casacche rosse che due Soci originari di Nottingham si fecero arrivare dal Forest. Curioso come le famose maniche bianche vennero adottate soltanto negli anni Trenta, quando Herbert Chapman, primo vero manager della storia del calcio e inventore autentico dell’Arsenal moderno, volle dare ai suoi anche una precisa connotazione cromatica. Dico ‘anche’ perché, dopo che il Club era già stato trasferito da un po’ nel nord della capitale, contemporaneamente alla costruzione di Highbury si procedette al cambiamento del nome della fermata della metropolitana dietro allo stadio, rendendola omonima del nuovo impianto anche se la vecchia denominazione (Gillespie) è ancora visibile sulle piastrelle della stazione. Insomma, un’operazione pubblicitaria in grande stile! Se l’Arsenal iniziò a sfoggiare una maglia rossa con maniche bianche solo in quegli anni, il Fulham anticamente era stata l’unica squadra di Londra ad avere una casacca spiccatamente biancorossa, sebbene divisa in palo come si dice in araldica; l’aveva poi abbandonata a inizio XX secolo, quando i suoi giocatori iniziarono a scendere regolarmente in campo di bianco vestiti, mantenendo gli altri colori solo nella tenuta di riserva. L’associazione automatica del biancorosso all’Arsenal arrivò qualche decennio più tardi, è vero, ma erano pur sempre i colori degli inizi dei Cottagers e fra i loro sostenitori c’è chi per questo motivo ancora oggi guarda storto i Gunners. L’Arsenal ebbe invece grandissimo appeal sui dirigenti di una squadra portoghese, al punto che decisero di cambiare completamente divisa: è per questo che da quasi un secolo il Braga gioca con una maglia praticamente identica a quella dei londinesi. Ma quella che i Gunners portano solo da ottant’anni a questa parte, perché la prima in assoluto, invece, oltre che monocromatica era di un rosso più cupo (vedi foto) di quello a cui siamo abituati e nella stagione 2005-06, quando venne riproposta per celebrare l’ultimo anno di vita di Highbury, assunse addirittura una tonalità… granata.

Se dire granata è dire Toro, dire Toro a volte può rimandare al River Plate. La casacca degli argentini ha una caratteristica che la fa rientrare di diritto fra le pochissime di cui vale la pena seguire l’evoluzione di anno in anno tanta è l’attenzione che Società e tifosi prestano a certi loro dettagli, rasentando la maniacalità e l’ossessione per la tradizione a dispetto delle imposizioni del marcato in tema di merchandising. La banda rossa trasversale, che il Torino quest’anno ripropone in granata nella seconda maglia proprio in ricordo di quel che fece il Club di Buenos Aires immediatamente dopo la tragedia di Superga, segue regole ben precise. Ispirata a una fascia rossa che venne notata addosso a un signor nessuno in camicia bianca durante un carnevale di inizi Novecento, dovrebbe sempre incrociare il petto passando sul cuore e scendere lungo la schiena nel senso inverso, come se fosse vera. Solo pochi anni fa, e per pochi mesi, fu stravolta andando dal basso a sinistra all’alto a destra (di chi guarda) sia davanti che dietro, e fu un vero flop. Per tornare all’Arsenal, dal 1933 in qua il bianco è sempre stato predominante sulle maniche. Due eccezioni si fecero soltanto nei bienni 1994-96 e 2008-10, col rosso a occupare metà dello spazio dai polsini su fin sotto le ascelle una volta e fino alle spalle l’altra. Flop anche questo. Per tornare all’Argentina, la fascia orizzontale del Boca Juniors dovrebbe avere dimensioni ben precise. Detto che le tinte della maglia furono mutuate dalla bandiera di una nave svedese che, prima di qualsiasi altra, entrò nel vecchio porto di Buenos Aires il giorno in cui si decise di trovare i nuovi colori del Club, dal 1916 a questa parte l’inserto giallo-oro che taglia il petto da sinistra a destra è praticamente sempre stato alto 15 centimetri, come vuole la tradizione, e solo nel ’98-’99 ne fu adottato uno di addirittura 33. A differenza della stagione ‘96-’97, quando erano stati brevemente introdotti dei sacrileghi inserti bianchi, questi ultimi furono anni di vittorie, i primi di una decade come nessuno mai, ma nonostante ciò soprattutto di feroci polemiche circa la maglia. Perché i tifosi, tutti, amano la propria squadra in ogni sua espressione. Si sa. E non vogliono perderne niente. Perché non vogliono perdersi a loro volta. Se non in un sogno a colori, quelli portati dai loro beniamini, che va ben oltre il tempo e i risultati.