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Ver-gogna!

mio articolo da CALCIOSTRUZZO del 5 maggio 2010

Altre intercettazioni sono state mandate in onda per la prima volta ieri sera a Matrix, ospite d’onore Luciano Moggi. Nella sostanza, però, niente di nuovo: conversazioni miratissime, interessatissime e illuminanti per diverse ragioni questa volta tra Facchetti e Bergamo e poi Baldini e Mazzini. L’abbiamo capito, parlavano anche loro. E anzi ormai l’abbiamo capito ben oltre ciò che salta fuori di volta in volta a seconda di quel che l’imputato Moggi decide di utilizzare per difendersi. Difesa, la sua, che c’entra solo fino a un certo punto con la verità che sarebbe ora che si accertasse. La verità venuta alla luce nell’ambito della difesa di Moggi secondo i tempi e le modalità che questi ha legittimamente ritentuo più convenienti per la propria auspicata riabilitazione e trascurata (ops, insabbiata) ormai al di là di ogni ragionevole dubbio dagli inquirenti di quattro anni fa, infatti, esiste e non la si può ignorare. Che Moggi venga condannato oppure assolto. E’ infatti venuto finalmente alla luce un mondo sommerso, quanto mai reale e non accantonabile nemmeno dopo che avevamo tirato un sospiro di sollievo quando appena qualche giorno fa Tronchetti Provera aveva definito Calciopoli un capitolo chiuso e ci eravamo sentiti vieppiù rassicurati dal silenzio assenso dei dirigenti di Milan, Palermo, Cagliari, Roma, Udinese eccetera eccetera. Voglio dire, se lo dicono loro, dobbiamo crederci no? Come no?!?

Tornando alla dicussione sulla rilevanza o meno di questo fiume di altre intercettazioni mai divulgate dalla stampa ma nemmeno considerate a Napoli (al solito non si capisce se l’andamento dei processi dipenda dai tribunali o dai giornali), ecco che ieri sera uno scatenato e imbarazzantemente disinformato Liguori, con piglio da bar, ha sparato a zero su Moggi dirigente salvo poi augurargli il meglio sul piano umano. Se in linea di massima mi irrita l’atteggiamento di quelli come lui e il giornalista Ziliani, che dopo aver ascoltato il suo servizio per Matrix non posso che definire, ahimè, partigiano e quindi allergico alla verità, devo comunque riconoscere a questi commentatori il diritto di dare addosso a Moggi e di non stare a sottilizzare sulle sue malefatte perché davvero basta il tono di certe telefonate a far capire come andavano le cose. E io sono il primo a non voler andare troppo a fondo sui particolari delle vicende che lo riguardano perché la sostanza, semplice e lineare quanto il concetto decisivo di lealtà sportiva, è evidente e sufficiente perché se ne parli. C’è solo un ‘ma’: che questo atteggiamento dei vari Liguori e Ziliani è unidirezionale quando invece, se fosse la verità che vogliono, dovrebbe ricordare più un ventaglio, con buona pace del tifoso che c’è in loro. Bene ha detto Oliviero Beha, a tale proposito, quando ha innanzitutto affermato che nel calcio come nella politica ormai i più vivono tutto da tifosi.

Fa specie, poi, come nel 2006 su decine di migliaia di intercettazioni disponibili la pubblica accusa abbia potuto pescare esclusivamente le conversazioni di Moggi. In seguito a questo, infatti, è stata spianata la via alle sentenze della Giustizia Sportiva, che su tali basi ha letteralmente devastato il panorama calcistico italiano. Uno stravolgimento che sportivamente ha una coda che arriva fino a Madrid, con la prossima finale di Champions League che disputerà un’Inter modello Araba Fenice e tutt’altro che immune dalle cattive abitudini cruciali nelle sentenze di quattro anni fa e che passa per quella di Atene vinta da un Milan altrettanto malizioso e prudente quando si trattava di tutelarsi in quel mondo marcio che era il calcio di allora (solo?) ma furbo abbastanza da non mandare in prima linea un dirigente, per esempio.

C’è poco da star tranquilli anche quando il PM di Napoli dice di non volerne sapere di scudetti revocati, assegnati e poi magari da riassegnare, interessandogli solo l’eventuale aspetto penale delle cose. C’è poco da star tranquilli perché esattamente come si era intuito è ormai chiaro che, penale o non penale, è stata fatta una selezione di intercettazioni e si è mentito dicendo prima che altre non ce n’erano, poi che se ce n’erano non erano decisive e infine che pur gravi che fossero non avevano (o non potevano più avere) rilevanza. Senza contare che una volta emessa una detrminata sentenza di carattere penale a intervenire a ruota è una Giustizia Sportiva che ha lo stomaco (leggasi interesse) di piegarsi agli effetti della prescrizione anche quando di mezzo c’è un concetto alto e nobile come la lealtà sportiva che sulla carta è il primo e fondamentale articolo che regola il calcio.

A proposito di lealtà sportiva, a poco valgono le ragioni di chi afferma che Moggi era talmente sporco che qualsiasi cosa abbiano fatto gli altri non conta. Forse, poi, la sporcizia fino a un certo punto non è nemmeno contata troppo per i verginelli di Calciopoli Uno, perché a pesare era soprattutto il potere del grande imputato di allora se è vero che negli stessi anni in cui si stava architettando tutto anche Inter e Milan hanno cercato di assoldarlo (non dimentichiamocene quando descriviamo il carattere di un certo ambiente). La lealtà sportiva, concetto positivo, non può prevedere gradi di trasgressione: o c’è o non c’è. Sarebbe come dire che tradimento si è consumato o no a seconda che ci si sia baciati o si sia finiti a letto: sempre tradimento è e conseguentemente la fedeltà è venuta meno. Certo, chi è stato tradito può decidere di perdonare, ma è una faccenda privata, che non influisce in alcun modo sulla comunità. La lealtà sportiva, invece, la si tradisce attraverso azioni precise volte ad alterare l’andamento delle competizioni, del mercato e della contabilità dei Club. Indi sorvolare sulla comprovata slealtà di alcuni è connivenza. E per tornare all’ormai nauseabonda faccenda del ‘tutti colpevoli, tutti innocenti’, ribadisco che per me se colpevoli son tutti, colpevoli rimangono. A partire da Moggi, che sleale è stato. Ma senza fermarsi a lui. Astenendosi dallo sventolare la bandiera della squadra per cui si tifa in sede di valutazione e persino di giudizio.

C’è chi si chiede se valga o no la pena continuare a indagare o prendersela. Certi non troppo casuali miracolati del 2006 han detto chiaramente di no. Ci credo… E io, da appassionato ed ex tifoso dato che non riesco a mortificare la mia intelligenza per star dietro alle scelte sciagurate e non condivisibili di chi, oggi è uno domani un altro, manco sa chi sono, dico invece che sì, vale la pena eccome che tutto questo salti fuori. Vale la pena per ovvi motivi logici oltre che di giustizia e buon gusto, fosse anche solo per togliere dalla faccia di tanti impudenti quel ghigno con cui in questi anni hanno continuato a condurre i propri affari e a presentarsi con fare da gentiluomini quando altro non sono che dei piccoli moggi e giraudo pure loro. Prescrizione o no. Tutti colpevoli o tutti innocenti che vogliano dirsi. Loro. Ma tutti. E di fronte al mondo.