Barcellogica

mio articolo da WORLD STRIKER del 6 maggio 2011

Non intendo rimarcare quanto forte sia il Barcellona. Voglio soffermarmi, semmai, sull’analisi di quanto ha vinto negli ultimi anni perché a detta di molti la sua grandezza sarebbe testimoniata non solo e non tanto dalla qualità dei suoi giocatori o dalla perfezione del suo sistema organizzativo quanto piuttosto dal numero di vittorie. Esagerato al punto da risultare sospetto, per alcuni. Non più grandezza sportiva, quindi, ma semplice potere travasato sul campo innanzitutto grazie alla compiacenza della UEFA. Dicono.

Il primo passo consiste nell’individuare il punto di partenza di questo Barcellona, quello definito esagerato. Io lo fisso nel 2006, anno del suo primo, massimo trionfo continentale dell’era moderna – oltre che, ricordiamolo, soltanto secondo della sua storia dopo quello del ‘92. Cinque anni fa non c’era ancora Guardiola in panchina ma c’erano comunque già alcuni protagonisti assoluti della squadra di oggi, da Victor Valdes a Puyol, a Xavi, a Iniesta.

A partire da quella stagione e in attesa che si concluda quella attuale, il Barcellona ha disputato 2 Finali di Champions, entrambe vinte. Due Finali però le ha fatte anche il Manchester United, benché una perdendola e proprio contro i catalani. Basterà però solo qualche settimana per vedere se, a parità di presenze all’atto decisivo della Coppa negli ultimi anni, gli inglesi sapranno egugliarli dopo aver già stabilito il primato dell’appordo a 3 delle ultime 4 Finali. Con 3 su 5 fra le Coppe giocate dal 2006 al 2010, a proposito, che non sono finite né a Manchester né tanto meno a Barcellona.

Sempre che non si voglia limitare la presunta grandezza di un Club a quel che fa in Europa, passiamo ora ad analizzare i campionati.

In Spagna, sempre dal 2006 al 2010, il Barcellona ne ha conquistati 3, ma il Real Madrid ha vinto gli altri 2. Nella Copa del Rey, poi, ha raccolto un solo trionfo contro 2 del Siviglia e 1 a testa per Espanyol e Siviglia, questo nonostante l’ambizione di vincere sempre tutto e le potenzialità per riuscirci.

Insomma, i catalani non hanno certo sbaragliato la concorrenza. Molto meglio, in campo nazionale, ha fatto innanzitutto l’Inter, che fra l’altro è il leader europeo dell’ultimo quinquennio con riguardo al numero di trofei maggiori portati a casa: 1 Champions, 5 campionati includendo quello del 2006 – vale a dire l’en-plein – e 2 Coppe Italia. Un’altra corazzata è il Bayern, che in Germania ha vinto 3 campionati e 3 Coppe in occasione di altrettante doppiette, l’ultima delle quali avrebbe potuto diventare tripletta se l’anno scorso non avesse perso a Madrid contro l’Inter, che invece la tripletta l’ha fatta esattamente come il Barcellona la stagione prima, a testimonianza della non unicità di un traguardo comunque prestigiosissimo ma che nel caso dei nerazzurri, a proposito, non ha indotto nessuno ad alcun sospetto.

Già, i sospetti. Mourinho ha detto che si sarebbe vergognato di vincere una Coppa come fece il primo Barcellona targato Guardiola nel 2009, dopo il presunto scandalo di Stamford Bridge. Vi dirò che l’arbitro Ovrebo dev’essere stato un bel veggente se ha lasciato che a decidere il passaggio del turno fosse l’ultimo tiro all’ultimo secondo della partita, col gol di Iniesta che ha rovesciato un verdetto fino a quel momento favorevole al Chelsea. A tale proposito, mi chiedo anche quale potere occulto dovesse mai tutelare il Barcellona lo scorso anno, quando in Semifinale fu fatta fuori dall’Inter anche in virtù di un gol di Diego Milito in netto fuorigioco, all’andata, e dell’annullamento della rete del 2-0 nel recupero del ritorno, provvedimento tanto giusto quanto illogico se ciò a cui si mirava era l’approdo alla Finale dei catalani.

Ma torniamo a fare il confronto fra quanto vinto dal Barcellona dei sospetti negli ultimi anni e quel che hanno portato a casa nello stesso lasso di tempo le altre squadre più forti. Non avesse letteralmente gettato al vento una Champions a Mosca, il Chelsea starebbe sul podio delle più vincenti di questi anni. Ma ha ugualmente vinto a raffica in patria, anche più dello United: sempre dal 2006 a oggi, 2 Premier League e addirittura 3 Coppe d’Inghilterra, con l’aggiunta di 1 Coppa di Lega. E l’anno scorso ha fatto il Double, questo mentre il Barcellona si limitava alla Liga al pari della maggior parte degli altri campioni nazionali europei.

Insomma, è evidente che dietro all’attacco generalizzato ai blaugrana ci sono frustrazione e cattiva fede dei suoi detrattori. Almeno in Spagna e in Italia. Da noi ci sono orde di mourinhani convinti che continuano a sposare la causa del portoghese anche adesso che non dà più lustro al nostro calcio, sempre secondo i gusti. In Spagna, com’è logico, continuano a esistere i due classici, storici schieramenti che vedono da una parte chi appoggia il potere centrale e dall’altra chi vede con favore le rappresentanti delle automonie, financo nello sport per quanto è trasversale questo approccio. Venendo in particolare alla disputa fra Real Madrid e Barcellona, va chiarito che almeno in quanto a stile pari sono. Ultimamente i rappresentanti istituzionali della Casa Blanca hanno sfigurato rispetto ai soci dell’Associazione per il valore del Madridismo, lucidi al punto da riconoscere che non si può mascherare l’evidente benché momentanea inferiorità dietro a proteste isteriche e accuse a raffica. D’altra parte, non dimentico l’apertura degli annaffiatoi sul prato del Camp Nou allorchè lo scorso anno l’Inter si assicurò la qualificazione. Non parliamo poi delle simulazioni, coi tuffi di Cristiano Ronaldo che valgono quanto le sceneggiate di Sergi Busquets. E non solo. Tutto sotto gli occhi di tutti, da vedere e poi, certo, giudicare come si preferisce.

Da questa mia analisi che vive di tanti numeri e pochi, prudenti commenti, emerge che ad animare gli antibarcelonisti c’è follia pura. A Guardiola e ai suoi non si perdona nulla e si pretenderebbe che pur tecnicamente, tatticamente e societariamente forti come sono – si pensi anche alla Masia, ossia il vivaio – raccogliessero molto meno, in assoluto e anche rispetto a squadre non altrettanto valide, e non sbagliassero mai. A colpirmi però è soprattutto come in tanti arrivino ad accrescere i loro conseguimenti pur di nascondere i propri limiti. Come se questo risolvesse le cose o servisse da giustificazione. Mi chiedo, però: una volta che a questa gente si ricordano i numeri, il suo delirio contrario a ogni logica che fine fa? Mi rispondo da solo, immaginando uno dei possibili scenari del prossimo futuro: potrebbe sfociare nel delirio susseguente all’eventuale trionfo continentale dello United, col risultato che il Barcellona, all’improvviso, varrebbe quanto qualsiasi altra squadra dimostratasi oggettivamente inferiore fin qui. Allora sì che gli antibarcelonisti si sentirebbero sollevati. Gli basterebbe fare una somma dei trofei, improvvisamente non più tanto sbilanciata, e poi non importa se il gioco del Barcellona resta stellare e quello delle squadre che rappresentano o tifano in molti casi proprio no.

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Commenti

  • Vittorio Vona  Il 9 maggio 2011 alle 11:54

    Ciao Andrea,
    Sono il Prof. Vittorio Vona e sono un allenatore dei Pulcini dell’AlbinoLeffe. Ho ricevuto il tuo sito internet da Carlo Masi, negl’ultimi anni sto cercando disperatamente le metodologie di allenamento delle cantere del Barcellona e dell’espanyol in quanto sono rimasto soppreso dalla qualità che mostrano nei tornei visti qua in Italia. Volevo chiederti se hai un po di materiale da mandarmi o consigliarmi qualche libro delle cantere. Grazie Mille.

    • andreaciprandi  Il 9 maggio 2011 alle 12:38

      Gentile Prof. Vona, la ringrazio per avermi scritto e mi riprometto di risponderle a breve per email

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